L’amore ai tempi della convivenza: in Italia sempre meno matrimoni e più coppie di fatto. Senza però rinunciare alla famiglia

L’amore ai tempi della convivenza: in Italia sempre meno matrimoni e più coppie di fatto. Senza però rinunciare alla famiglia

In Italia ci si sposa di meno: è quanto decreta l’ISTAT nel suo rapporto annuale su matrimoni, separazioni e divorzi. È la convivenza ad andare per la maggiore: “il mio compagno”, “la mia compagna” sono gli appellativi con cui si definisce sempre di più il proprio partner.

Secondo i dati Istat, l’anno scorso sono stati celebrati 189.765 matrimoni, circa 4.300 in meno rispetto all’anno precedente. Un freno rispetto al trend registrato tra il 2009 e il 2013, quando il calo era inesorabile e galoppava al ritmo di oltre 10mila matrimoni in meno all’anno.

A volte, andare a vivere insieme, è un preludio al matrimonio, a volte è una scelta che sostituisce completamente l’opzione, ma questo non vuol dire che si rinunci ai legami o a formare una famiglia: dal 2008 le unioni di fatto sono raddoppiate e sono oltre un milione, un dato che è dieci volte superiore alla  situazione del 1994. E le coppie di fatto si danno anche un gran da fare sul fronte della natalità: un altro dato inedito è quello che attribuisce un nato su quattro nel 2014 a genitori non sposati.

A condizionare questo fenomeno  è senz’altro la crisi economica. È in atto, infatti, una tendenza che porta i giovani a rimanere più a lungo in casa con i genitori o a rinviare la data del matrimonio, scegliendo la convivenza, o perché non si ha un lavoro o perché lo si ha precario, per non parlare dell’estrema difficoltà che si incontra nell’ accesso al mercato delle abitazioni: nel 2014, dice l’Istat, vivono nella famiglia di origine il 78% dei maschi 18-30enni e il 68% delle loro coetanee con un aumento rispetto al 2008, specialmente delle giovani donne, di circa 48mila unità. Di conseguenza, diminuiscono di circa 41mila le spose di prime nozze tra i 18 e i 30 anni.

Al primo matrimonio si arriva, perciò, ormai sempre più maturi rispetto al passato: nel 2014 gli sposi hanno in media 34 anni e le spose 31 (entrambi un anno in più rispetto al 2008). Le seconde nozze, o successive, sono 30.638 nel 2014. Se ci si sposa, quindi, conferma l’Istat, si attende il momento migliore, la stabilizzazione lavorativa, una sicurezza maggiore.

L’aspetto economico incide, probabilmente, anche sulla scelta di sposarsi prediligendo sempre di più il rito civile, una scelta che fino a qualche anno fa avveniva in automatico quasi solo per le seconde nozze.  Il 43% dei matrimoni nel 2014 è stato celebrato con rito civile, nel 2008 era il 36,8%: al Nord (55%) e al Centro (51%) i matrimoni civili superano quelli religiosi mentre resiste l’attaccamento del Sud al matrimonio religioso. Secondo il rapporto, scelgono di celebrare le prime nozze con il rito civile il 28,1% degli sposi italiani, ma sono il 32,3% quelli che risiedono al Nord, il 36,1% dei residenti al Centro e il 20,1% degli sposi del Mezzogiorno.

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