La ripresa non c’è. Ora lo dice anche l’Istat. In calo fatturati e ordinativi dell’industria. Ferme le vendite al dettaglio. Il silenzio del governo

La ripresa non c’è. Ora lo dice anche l’Istat. In calo fatturati e ordinativi dell’industria. Ferme le vendite al dettaglio. Il silenzio del governo

Abbiamo atteso a lungo ma non si è sentito alcun cinguettio da parte di Renzi e del suo ministro dell’Economia, Padoan. Silenzio anche da parte di Squinzi. I quotidiani online, Repubblica in testa, danno le notizie in coda, non meritano i primi posti. Ma di che parliamo? Dei dati diffusi dall’Istat sui fatturati e sugli ordinativi dell’industria italiana che segnano il meno. Siamo certi, o quasi, che anche i quotidiani su carta non daranno grande risalto. Perché vanno male e quindi gli italiani è meglio che non sappiano. Niente slide del premier, niente conferenze stampa, niente interviste. Ad onor del vero, Renzi è molto impegnato in incontri internazionali, non quelli riservati a Hollande e Obama, con aggiunta di Merkel. Ma quelli in cui sono in tanti a partecipare. Comunque lui trova sempre il modo di parlare per elogiarsi. Così Padoan che qualche giorno fa ha affermato che in Europa siamo i primi. Non c’è neppure da consolarsi con i dati che riguardano le vendite al dettaglio. Siamo fermi rispetto all’anno passato. Insomma la realtà è che l’economia non si muove. Arrivano le prime reazioni da parte dei sindacati, Cgil, Cisl e Uil, che  danno una valutazione negativa della situazione economica del nostro Paese ed esprimono preoccupazioni per il futuro. Dello stesso tenore gli interventi delle organizzazioni dei consumatori le quali avvertono che la situazione è nel complesso preoccupante e che uno zero in più non può far cantare vittoria quando subito dopo ne arriva una in meno. In parole povere, i numeri gelidamente forniti dall’Istituto che evita qualsiasi commento, dicono che la ripresa non c’è e che il futuro non sarà roseo.

Messa in dubbio la crescita a fine anno di un misero  0,9 del Pil prevista da  Renzi

Prima di inserire qualche numero abbiamo atteso ancora. Qualche tg perlomeno si farà vivo. Non pare proprio. Allora tocca a noi, nel nostro piccolo, dare le notizie. Gli obiettivi indicati dal governo, quelli sui quali la Commissione  dell’Unione europea si  è riservata di rimandare il voto al governo  ad aprile  dell’anno prossimo, difficilmente possono essere raggiunti. La crescita dello 0,9 del Pil a fine anno è messa a forte dubbio dai dati relativi a settembre, un calo dei fatturati industriali dello 0,1 e del 2% degli ordinativi. Il raffronto è con il mese di agosto. Rispetto a settembre del 2014 la flessione è dello 0,8. Nella media degli ultimi tre mesi, il fatturato diminuisce dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti. Se a questo campanello d’allarme si aggiungono il rallentamento del Prodotto nel terzo trimestre dell’anno e il contraccolpo subito dall’export per la crisi dei mercati emergenti, ecco che il quadro torna complicato. Sia per il fatturato interno -1,9 % e -1,05 per quello estero. In termini tendenziali il fatturato totale cala dello 0,9 rispetto a settembre 2014 (giorni lavorativi 22), con una flessione dello 0,5% sul mercato interno e dell’1,4% su quello estero.

 Uno spaccato molto significativo per singole voci. Il boom dell’auto non copre le perdite

 L’Istat offre anche uno spaccato per singole voci. Il quadro che se ne ricava è molto significativo. Vediamolo: “Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per i beni intermedi (+1,0%), e per i beni di consumo (+0,2%), mentre registrano flessioni i beni strumentali (-1,5%) e l’energia (-1,3%). L’indice grezzo del fatturato cala, in termini tendenziali, dello 0,8%: il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dell’energia. Per il fatturato del comparto manifatturiero l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+18,4%), mentre la maggiore diminuzione riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-17,9%)”.

Per gli ordinativi totali, “si registra una diminuzione congiunturale del 2,0%, con flessioni dell’1,0% degli ordinativi interni e del 3,2% di quelli esteri. Nel confronto con il mese di settembre 2014, l’indice grezzo degli ordinativi segna un calo dello 0,8%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+26,4%), mentre la flessione maggiore si osserva nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-7,9%)”. Il boom dell’auto con gli ordinativi saliti del 24% su base annua non copre le perdite.

Farina (Cisl). Non si tratta di fare i gufi ma neppure disposti a fare gli struzzi

Arrivano i primi commenti. Giuseppe Farina, segretario confederale della Cisl, sottolinea che i dati negativi forniti dall’Istat sono “la conferma che senza maggiori investimenti e un più robusto rilancio dei consumi interni la ripresa continuerà ad essere debole ed incerta. Non si tratta di fare i gufi ma neanche siamo disposti a fare gli struzzi; senza il rilancio degli investimenti privati ed un impegno più forte del governo sull’industria e sul sud è difficile sperare in una crescita stabile e duratura ed in grado di far crescere anche l’occupazione”.

“Dati molto negativi” anche per Massimo Dona, Segretario dell’Unione Consumatori.  “Preoccupa, in particolare, il crollo del mercato estero, l’unico che aveva sorretto le industrie italiane in questi anni di crisi, a fronte di una caduta della domanda interna. Le esportazioni avevano consentito la sopravvivenza delle nostre imprese, mentre i consumi delle famiglie precipitavano”. Dalla Federconsumatori si mette in evidenza  il fatto che  più volte  è stato posto l’accento sulla necessità da parte del governo di affrontare il problema del lavoro, “un piano straordinario per l’occupazione”. Ma fino ad oggi l’esecutivo non si è mosso  su questa strada come proprio qualche giorni fa aveva sottolineato una presa di posizione della organizzazione. E un richiamo alle politiche per il lavoro, agli investimenti arriva anche dalla Cgil.

Il Codacons chiede al governo in vista del Natale giornate di vendita con sconti straordinari

 Sui dati relativi alle vendite al dettaglio si sofferma in particolare una nota del Codacons con il suo presidente Carlo Rienzi. Prende spunto dalla flessione dello 0,1% registrata a settembre rispetto ad agosto con un aumento dell’1,5% rispetto al 2014 ma, dice Rienzi cresce solo la grande distribuzione (+3,1%) a fronte di una variazione nulla per i piccoli negozi. L’indice in volume, depurato dell’effetto dovuto alla dinamica dei prezzi dice Istat ha registrato a settembre variazioni negative dello 0,2% rispetto ad agosto.  “Per sbloccare la situazione – dice Rienzi – serve dare impulso ai consumi, attraverso misure ad hoc come avviene nel resto del mondo. Chiediamo in particolare al Governo Renzi di introdurre in vista del prossimo Natale giornate di sconti straordinari nei negozi, per incrementare gli acquisti e risollevare le sorti del commercio e degli esercenti, consentendo alle famiglie di aumentare i consumi senza svuotare il portafogli”. Conclusione: con la legge di stabilità sarà ancora peggio.

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