La buona politica aiuta la lotta di popolo contro il terrorismo. Ma la Camera resta deserta, il Senato approva la “Stabilità”, legge dannosa e inutile

La buona politica aiuta la lotta di popolo contro il terrorismo. Ma la Camera resta deserta, il Senato approva la “Stabilità”, legge dannosa e inutile

L’Isis, i morti, il massacro di Parigi, la caccia all’uomo in tutta  Europa, Belgio in primo piano, per catturare o uccidere i criminali, la paura che si impadronisce delle nostra città, i falsi allarmi che fanno fermare metropolitane, chiudere strade, hanno eliminato la politica nel nostro Paese, il dibattito, il confronto, lo scontro anche. Verrebbe da dire che le drammatiche vicende che stiamo vivendo in questi giorni hanno giovato al Pd. Sia chiaro ciò che vogliamo dire: gli avvenimenti che si susseguono sono talmente gravi che ogni cosa passa in secondo piano. Ma è un errore drammatico. La buona politica e la lotta al terrorismo sono due volti della stessa medaglia.

I media di tutto il mondo sono diventati bollettini di guerra, di morte

Quando i media di tutto il mondo sembrano diventati bollettini di morte, con ostaggi barbaramente trucidati, quando i leader dei grandi paesi, quelli dell’Unione europea, degli Usa, della Russia, sono divisi, non sanno che pesci prendere, si parla di guerra come se fosse un gioco elettronico, quando questo è  il panorama da tregenda, c’è il rischio di non ricordasi più di Vincenzo De Luca, il governatore della Campania che tanti guai sta creando al suo partito. E che dire dell’Aula di Montecitorio, pressoché deserta, che doveva avviare la discussione generale sul disegno di legge Boschi, la famigerata riforma costituzionale. Meno dell’uno per cento dei deputati era presente. Nel frattempo, nell’Aula del Senato viene approvata la legge di Stabilità. O meglio, viene data la fiducia al governo, risicata, con voti raccattati qua e là. I media quasi ignorano.

Senato: la maggioranza di governo non c’è più. Arrivano i rincalzi

Eppure, analizzando il voto del Senato, si evince che la maggioranza di governo non c’è più, dissolta. La fiducia all’esecutivo ha ottenuto 164 sì, i no di fatto 118, 38 i senatori che non hanno partecipato al voto. I senatori sono 320, la maggioranza è 161. Solo tre voti in più, un po’ poco. Senza soccorso, Renzi affonda. Si sfaldano gli alfaniani, si astengono Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi, al Senato significa voto contrario. Andrea Augello vota contro e Luigi Compagna non ha partecipato al voto. Votano a favore, ormai intruppati, Bondi e la Repetti, Michelino Davico, ex sottosegretario della Lega ora in maggioranza nei Moderati di Portas, talmente moderati che tengono rapporti cordiali sia con Renzi che con Bersani. Non si sa mai. Anche perché cercano casa.  E Verdini, pare, qualche offerta l’abbia fatta. Sarebbero perfetti, questi “moderati”, la gamba di centro del suo movimento, una sorta di passepartout per l’ingresso nel Pd. Già, Verdini. Si  dice che non abbia mosso un dito quando si è votata la fiducia. Era certo che qualcuno dei suoi avrebbe fatto da garante. Si è mosso quando è stata votata la variazione al Bilancio. Numero legale 155, con Verdini la maggioranza arrivava a 154. Si sono mossi due senatori di Forza Italia. Tutto bene, tutto tranquillo. Nessuna polemica.

La minoranza Pd ha tirato i remi in barca ed ha votato la fiducia

Anche la minoranza del Pd che aveva annunciato battaglia presentando emendamenti significativi ha tirato i remi n barca. Come facevamo a votare contro, dicono alcuni senatori, dal momento che Renzi aveva posto la fiducia? E poi, dicono ancora, chi ci avrebbe capito mentre tutti i media parlano solo del massacro di Parigi. Non solo, il dibattito in Aula, pochi, interventi brevissimi. Mai era accaduto che la manovra, la finanziaria, ora legge di stabilità è sempre stata fonte di grandi discussioni, clima rovente, sia passata senza alcuna scossa. Eppure la legge è quanto di peggio si poteva mettere in campo. Perfino la Commissione Ue non se l’è sentita di approvarla. Ha rinviato il voto ad aprile. Così come tutti i problemi più importanti, dal Mezzogiorno alle pensioni sono state rinviate all’esame della Camera. Nella speranza che nel frattempo se ne perde perfino il segno. Dice Corradino Mineo, Sinistra Italiana: “Una occasione mancata. Tutte le risorse disponibili sono state finalizzate alle elezioni, quelle amministrative subito, nella ricerca di recuperare i consensi perduti. Una operazione di pura propaganda per aumentare la fiducia dei cittadini. Una manovra del tutto inadeguata”.

Nelle Aule del Parlamento tiene il campo solo Sinistra italiana

Torniamo così all’inizio. All’Aula deserta di Montecitorio, a quella di Palazzo Madama che non ha certo brillato approvando una legge dannosa e inutile con la parola “stabilità” che sembra una presa in giro. Tiene il  campo, in Parlamento, solo Sinistra italiana-Sel il nuovo gruppo che sta affrontando un battesimo di fuoco. Presenza anche fisica nelle Aule e proposta per una legge di stabilità espansiva che punta alla crescita con al centro il lavoro, i diritti, l’uguaglianza. Ascoltiamo il capogruppo Arturo Scotto. Esce dall’Aula di Montecitorio: “È chiaro che in questi giorni il caso De Luca è stato oscurato dalla tragedia di Parigi, ma resta tutto in piedi il problema politico di una regione senza governo e con un presidente che sta in molteplici processi e che non potrà governare”. Alfredo D’Attorre, da poco uscito dal Pd, fra i fondatori di SI: “È  vero  che siamo in giorni complicati e la nostra testa sta su quel che accade sul fronte terrorismo. Ma il triste spettacolo di oggi non si spiega solo così. Siamo di fronte a un Parlamento che si è fatto espropriare del proprio ruolo in materia costituzionale da parte del governo”. Stefano Fassina, anch’egli da poco uscito dal Pd: “Siamo alla conclusione di un percorso in cui il Parlamento è stato marginalizzato. E non c’è possibilità di modificare il testo ( riforma costituzionale, ndr). Per noi era importante esserci e ribadire le ragioni della nostra contrarietà”.

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