Il viaggio tutto “politico” di papa Francesco in Africa. La prima tappa a Nairobi, in Kenia

Il viaggio tutto “politico” di papa Francesco in Africa. La prima tappa a Nairobi, in Kenia

Papa Francesco ha superato tutti i problemi connessi alla sicurezza ed è giunto in Kenia per la sua prima visita in Africa. Dopo il Kenia, infatti, il papa è atteso in Uganda e nella Repubblica Centrafricana. Il punto politicamente sostanziale è che questo papa è il primo nella storia contemporanea della Chiesa ad aver scelto di recarsi non solo in zone segnate da conflitti armati sanguinosi, ma a voler aprire là, in quella parte di Africa, il Giubileo della Misericordia, prima dell’apertura ufficiale dell’otto dicembre a Roma. La popolazione della Repubblica Centrafricana, ad esempio, è a maggioranza cristiana, ed è stata spesso oggetto di manifestazioni violente da parte dei ribelli islamisti, che hanno preso il potere nel 2013. Più del venti per cento della popolazione cristiana è stato costretto a lasciare il Paese. Durante il volo, papa Francesco ha detto ai giornalisti: “vado con gioia in Kenia, in Uganda e dai nostri fratelli della Repubblica Centrafricana. Speriamo che questo viaggio porti i frutti migliori, sia spirituali che materiali”.

Papa Francesco, con coraggio, vuole portare in questa parte di Africa, ma in tutto il continente, un messaggio di pace e di riconciliazione, contro la violenza estremista. La senatrice keniana Joy Gwendo ha infatti detto subito, raccogliendo il senso del viaggio papale, di sperare che la presenza di Francesco possa portare aiuto alla riconciliazione dei keniani divisi da conflitti tribali. La Chiesa africana è uno dei primi punti nell’agenda di questo papa, soprattutto perché è consapevole della missione che essa può e deve giocare, un ruolo cruciale nella promozione della pace e della giustizia in società dove i governi non sempre sono responsabili.

“Il Kenya è una nazione giovane e vigorosa”, ha detto papa Francesco al presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e alle autorità del Paese a Nairobi. Il pontefice ha poi definito il Kenya una “nazione di giovani” e per questo durante la sua visita si aspetta “di incontrarne molti e di parlare con loro, al fine di incoraggiarne le speranze e le attese per il futuro”. “La gioventù – ha aggiunto – è la risorsa più preziosa di ogni Paese. Proteggere i giovani – ha detto ancora – investire su di essi e offrire loro una mano è il modo migliore per poter assicurare un futuro degno della saggezza e dei valori spirituali cari ai loro anziani, valori che sono il cuore e l’anima di un popolo”.

Poi Francesco è tornato sul tema centrale della sua prima enciclica, l’ambiente: “Noi abbiamo una responsabilità nel trasmettere la bellezza della natura nella sua integrità alle future generazioni e abbiamo il dovere di amministrare in modo giusto i doni che abbiamo ricevuto. Tali valori sono profondamente radicati nell’anima africana”. Ed ha proseguito: “In un mondo che continua a sfruttare piuttosto che proteggere la casa comune essi devono ispirare gli sforzi dei governanti a promuovere modelli responsabili di sviluppo economico. Fintanto che le nostre società sperimenteranno le divisioni, siano esse etniche, religiose o economiche tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a operare per la riconciliazione e la pace, per il perdono e la guarigione dei cuori”.

E che questo viaggio in Africa abbia un valore eminentemente politico lo dimostrano queste parole: “Nell’opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento della coesione e dell’integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri il perseguimento del bene comune deve essere un obiettivo primario. L’esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione”. Ed ha aggiunto: “In ultima analisi la lotta contro questi nemici della pace e della prosperità deve essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della nazione e ne danno coerente testimonianza”. Per questa ragione, ha insistito questo papa, “i governanti promuovano modelli responsabili di sviluppo economico”.

 

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