Il papa lancia un monito in Kenia contro “le nuove forme di colonialismo” che creano povertà e disuguaglianze enormi

Il papa lancia un monito in Kenia contro “le nuove forme di colonialismo” che creano povertà e disuguaglianze enormi

Nell’ultima parte della sua prima tappa del viaggio africano, in uno slum di Nairobi, in Kenia, papa Francesco ha lanciato un violento attacco contro le “nuove forme di colonialismo” che aggravano le spaventose ingiustizie dell’esclusione urbana. Il pontefice ha criticato aspramente le ricchissime minoranze che accumulano le risorse a spese dei poveri e ha cercato di rilanciare i valori della solidarietà e del reciproco sostegno nelle periferie povere del Pianeta. Si tratta di valori dimenticati “da una società opulenta”, ha detto il papa, usando una terminologia in parte distante dalla tradizione delle visite papali, “anestetizzata dal consumo senza limiti”, valori che non “sono quotati in borsa, non sono soggetti della speculazione e non hanno un prezzo di mercato”.

A Kangemi, una delle 11 periferie più povere di Nairobi, dove vivono in condizioni disperate 100.000 persone, il papa ha ricevuto l’abbraccio dei cattolici, almeno ventimila, della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore. Molti lo hanno atteso fin dalle prime luci del giorno. “Accade solo una volta nella vita”, ha detto alla Reuters Edward Mwaniki, un cattolico che ha atteso per ore con moglie e i tre figli l’arrivo del papa. Ed ha aggiunto: “è un onore essere qui da cattolico”. Il papa ha voluto per prima cosa salutare e benedire personalmente gli ammalati in carrozzina, poi ha detto: “sono qui perché voglio che sappiate che non sono indifferente alle vostre gioie e alle vostre speranze, alle vostre sofferenze e alle vostre tristezze. Penso alle difficoltà che incontrate ogni giorno. Come potrei non denunciare le ingiustizie che subite?”. Le ingiustizie sono il frutto di “ferite inflitte da minoranze che salgono al potere e alla ricchezza, che sperperano per egoismo mentre una maggioranza sempre più numerosa è costretta a fuggire verso periferie abbandonate, sudice e cadenti”. Ha criticato l’assenza di infrastrutture e di servizi di base, aggiungendo: “voglio dire bagni, fogne, raccolta dei rifiuti, elettricità, strade e scuole, ospedali, centri sportivi e ricreativi, laboratori per artisti e artigiani. E in particolare mi riferisco all’accesso all’acqua potabile”.

Il pontefice ha poi finalmente aperto il nuovo fronte terzomondista della sua Chiesa: “queste realtà, ovvero l’iniqua distribuzione delle terre, la povertà abitativa e le gang criminali che usano i bambini sono la conseguenza delle nuove forme del colonialismo, non un casuale combinazione di problemi distanti tra loro. Il nuovo colonialismo trasforma i Paesi africani in parti di una macchina, ingranaggi di una ruota gigantesca”.

Dopo Nairobi, Francesco è partito per la vicina Uganda, dove sosterà fino a sabato. E domenica sarà nella Repubblica Centrafricana. La sua visita di 26 ore a Bangui, capitale di quest’ultimo Paese, è la prima di un papa in una zona di guerra. I capi della sicurezza vaticana monitorano continuamente la situazione sul campo prima della visita del papa. Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi è certo che anche questa parte finale del viaggio del papa procederà come previsto, senza alcun intoppo legato alla sicurezza.

 

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