I media ignorano la manifestazione romana di Fiom e Unions. Tranne il manifesto. Noi ne siamo allarmati

I media ignorano la manifestazione romana di Fiom e Unions. Tranne il manifesto. Noi ne siamo allarmati

Ha ragione Maurizio Landini quando dagli schermi di Rai3 di domenica pomeriggio, nel corso dell’intervista con Lucia Annunziata denuncia: “Secondo la Questura, alla manifestazione della Fiom di sabato c’erano almeno 12,000 persone, lo stesso numero di piazza Maggiore a Bologna quando vi fu la manifestazione con Berlusconi e Salvini. Eppure per questi ultimi vi furono dirette televisive”, e una enorme grancassa mediatica, con all’opera cronisti e analisti e commentatori. In effetti, è vero, la manifestazione della Fiom e delle Unions è sparita dai radar mediatici, nonostante le migliaia di persone giunte a Roma da tutta Italia, e nonostante il fatto che fosse la prima grande manifestazione pubblica dopo i tragici eventi parigini del 13 novembre.

Il Corriere della Sera: la manifestazione non esiste, ma i manifestanti non pagano il biglietto

La prima curiosità riguarda il Corriere della sera. Nessun cenno alla manifestazione, né sulla versione cartacea né sulla versione online. Eppure, almeno nella versione online, il quotidiano di via Solferino contiene la denuncia dell’Atac, l’azienda romana del trasporto pubblico, secondo la quale molti manifestanti non avrebbero pagato il biglietto di viaggio. Ora, ci chiediamo, chi erano coloro che il Corriere ha qualificato come manifestanti Fiom a Roma, se nel quotidiano non se ne fa cenno? E non solo. Il quotidiano milanese riporta integralmente una demenziale nota di tale Pedica, deputato del Pd, che di Maurizio Landini dice che ormai è diventato il “segretario del sindacato dei portoghesi”. Francamente, il grande quotidiano della borghesia illuminata milanese avrebbe potuto far di meglio, intanto seguendo la manifestazione della Fiom e delle Unions.

La Stampa e la Repubblica, silenzio. Lo spazio del Messaggero equivale a quello concesso a un segno zodiacale

Il quotidiano della Fiat, La Stampa, non dà alcun resoconto della manifestazione, eppure una parte consistente della realtà operaia proviene ancora dalle industrie manifatturiere piemontesi, nonostante la crisi, ancora in piedi. Stessa decisione da parte del quotidiano diretto da Ezio Mauro, Repubblica: la manifestazione romana della Fiom non esiste, e se c’è, è poca cosa, poco “notiziabile”, come si usa dire in gergo giornalistico. Il quotidiano di Roma e del centro Italia, Il Messaggero, piazza in un trafiletto la manifestazione, pochissime righe con foto di Maurizio Landini, al di sopra della quale campeggia invece una grande foto del premier Renzi. L’articolo, poi, è un capolavoro del rovesciamento della verità. Lo riportiamo integralmente, per dare un esempio di pessimo giornalismo: “Quella della Fiom è stata una manifestazione contro Matteo Renzi e le sue politiche. Ma la protesta, che si è potuta svolgere anche grazie alla decisione del premier ‘di non cedere al panico’ e di continuare per quanto possibile a fare una vita normale, non ha riguardato la scelta di evitare un’escalation militare in Siria e in Iraq. Anzi. Alla Fiom piace la linea di prudenza scelta da Renzi. In più l’insistere nel dire che ‘la vita va avanti, seppur con maggiori controlli’, convince gran parte del sindacato dei metalmeccanici”. Dunque, da quel che si evince leggendo questo articolo, Landini, la Fiom e le Unions dovrebbero dire grazie al premier che, bontà sua, ha concesso la piazza. Un tragico stravolgimento della realtà, dal momento che la manifestazione era stata organizzata e lanciata ben prima dei fatti di Parigi, e non ha mollato di un millimetro nelle critiche alla legge di Stabilità, che penalizza i più deboli e aumenta i privilegi per i ricchi. Sarebbe bastato che il redattore del Messaggero leggesse qualche lancio di agenzia. E tanto per fare una comparazione curiosa, il trafiletto sulla manifestazione ha quasi lo stesso numero di parole dell’oroscopo di Branko sul sagittario pubblicato in prima pagina.

L’Unità: 22 righe, e via…

Non va meglio neppure con il quotidiano l’Unità, quello che nel 1924 fu fondato da Antonio Gramsci, e che oggi ha per direttore un signore che viene direttamente da palazzo Chigi. Abbiamo contato appena 22 righe, sostanzialmente messe su col copia e incolla dai lanci di agenzie, una sorta di resoconto burocratico della serie “purtroppo c’è stata e non possiamo far finta di nulla”. E fin qui alcuni quotidiani.

I telegiornali di tutte le reti: la manifestazione non esiste!

Ma ciò che davvero ha stupito è che la manifestazione è sparita dai telegiornali di tutte, diciamo proprio tutte, le reti televisive. Tutti i telegiornali con la medesima impaginazione delle notizie, e un “buco” comune a tutti, la manifestazione della Fiom. Perché questa dimenticanza, che non è affatto volontaria? Noi proviamo a dare una risposta, che è anche un allarme: da palazzo Chigi e dal suo ufficio comunicazione si è voluto mettere una sordina, il silenziatore, a qualunque atteggiamento di conflitto nei confronti del governo e la sua politica economica contenuta nella legge di Stabilità, come se fosse passata una velina, che tutti i direttori hanno accettato.

Se questo è lo stato dell’informazione, facciamo scattare l’allarme

Da un certo punto di vista, è la metafora allarmante della condizione dell’informazione in Italia. Sarebbe opportuno che i leader della sinistra e dello stesso sindacato approfondiscano la questione, perché è davvero un enorme problema, se si pensa che solo sabato prossimo 28 novembre avrà luogo la grande manifestazione del pubblico impiego, contro Renzi, il suo governo, e le sue politiche economiche. Ormai, ci sembra chiaro: l’ordoliberismo renziano deve bloccare il conflitto sociale, e se non lo fa con le politiche, lo fa con l’appeasement mediatico.

Un plauso al manifesto e al direttore Norma Rangeri

Infine, consentiteci un grazie e un apprezzamento per il quotidiano il manifesto, diretto da Norma Rangeri. Il fondo della Rangeri parla del coraggio degli operai e dei migranti, “uniti contro il cancro terrorista”. “Scendere in piazza per la pace e il lavoro, per la democrazia e la tolleranza”, scrive Norma Rangeri, “ci spiega proprio questo: che la trincea tra progresso e barbarie è tornata ad essere la prima linea del confronto e del conflitto. In un momento storico che vede la massima estensione delle guerre e, insieme, la più grande concentrazione del potere finanziario globale”. Siamo d’accordo. A pagina 2 il lungo resoconto della manifestazione a cura di Antonio Sciotto.

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