Hollande alla ricerca della grande coalizione. Vede Renzi, che nicchia. E Putin, che collabora, ma mette sotto tutela Assad

Hollande alla ricerca della grande coalizione. Vede Renzi, che nicchia. E Putin, che collabora, ma mette sotto tutela Assad

Alla ricerca della grande coalizione militare unificata in Siria – un obiettivo che appare politicamente ancora molto lontano – Hollande doveva ripartire da Mosca con la promessa di una cooperazione certa tra le forze aeree russe e francesi nella lotta contro lo Stato islamico, che in Francia chiamano Daech. Così il presidente francese è volato a Mosca giovedì sera, dopo aver incontrato nell’ordine Obama, Merkel e Renzi, per dare un termine alla maratona diplomatica in seguito agli attentati di Parigi del 13 novembre. “Sono qui per determinare come possiano coordinarci per battere questo gruppo terroristico”, ha detto Hollande, “e trovare una soluzione politica”. Su questo punto, è intervenuto Putin: “siamo pronti alla cooperazione”, ma non ha fatto cenno alla soluzione politica. La questione del presidente siriano Assad incombe sulla soluzione politica come il convitato di pietra.

Hollande e Putin si sono scambiati il cordoglio per le rispettive vittime, russe e francesi, sotto i colpi degli attentati dell’Isis. “È per loro che dobbiamo agire”, ha insistito Hollande. I due leader si sono appartati in un colloquio inevitabilmente riservato, al quale hanno partecipato anche i due ministri degli Esteri Lavrov e Fabius.

Mosca vede in Parigi un alleato importante

Iniziatore in tempi non ancora sospetti del progetto di grande coalizione internazionale, il presidente russo Putin non aveva ricevuto alcun sostegno dall’Occidente, e men che meno da un’Europa che sulla missione in Siria e in Iraq non è mai stata così divisa. Fin dallo scorso 28 settembre, la Russia aveva presentato una sua Risoluzione al Consiglio di Sicurezza Onu per la costituzione della coalizione internazionale contro l’Isis. Il grande punto di frizione tra Occidente e Mosca restava allora, ma lo resta anche oggi, il destino del presidente siriano Assad. Washington ha risolutamente affermato che Assad è un dittatore sanguinario colpevole di aver ucciso ben 250.000 siriani, e che dunque non può restare al suo posto. Tuttavia, l’abbattimento dell’aereo civile russo sul Sinai con 284 persone a bordo, tutte morte, e  130 morti di Parigi hanno decisamente rilanciato il progetto di coalizione comune.

La coalizione trova due nuovi partner in Germania e Gran Bretagna. L’Italia è ferma

Questo progetto di coalizione, al centro dell’iniziativa di Hollande in queste settimane, ha trovato due nuovi partner nella Gran Bretagna di Cameron e nella Germania di Merkel, mentre difficilmente potrà contare sull’intervento dell’Italia, nonostante la visita molto mattiniera di Renzi all’Eliseo. In realtà, nessuno conosce ancora la posizione italiana nel merito della coalizione, e Renzi ha rimediato la figura di un comprimario balbuziente. Qualche giornale francese ha avanzato maliziosamente l’ipotesi che nell’imminenza del Giubileo, l’Italia se ne sta ferma per timore di attentati o di atti terroristici, come se avesse stretto un patto non scritto con l’Isis: l’Italia resta neutrale per garantirsi la “benevolenza” dei terroristi.

In realtà, l’allineamento sulla coalizione di Germania e Gran Bretagna fornisce la possibilità a Hollande di sostenere con Putin che la “sua” coalizione non è a trazione e guida americana. Con Hollande, martedì, Obama aveva ribadito l’esigenza per gli Usa di vedere il leader siriano fuori dal potere, complicando così le relazioni russo-americane sul piano militare. Washington si è detta pronta a cooperare col rivale russo solo a condizione che anch’esso desse priorità alla lotta contro l’Isis. Mosca rimprovera agli Stati Uniti, tra l’altro, il fatto di non aver voluto consegnare alle sue forze aeree la lista degli obiettivi terroristici da bombardare. In queste condizioni, l’idea stessa di una divisione delle missioni militari, immaginata da Hollande – con gli Stati Uniti che avrebbero la responsabilità delle operazioni in Iraq, e la Russia in Siria – e tempo fa evocata da Mosca, sembra del tutto messa da parte.

Le mosse russe sullo scacchiere siriano e la distanza sul destino di Assad

Nei colloqui tra Hollande e Putin di giovedì sera, secondo fonti diplomatiche, pare si sia affacciata la possibilità che i russi possano dispiegare a Latakia sistemi di difesa antiaerea S 400, dotati di funzioni antimissili. Si tratterebbe di un decisione presa all’indomani dell’abbattimento del caccia russo da parte degli F16 turchi. L’impiego di questi armamenti mobili potrebbe complicare gravemente il sorvolo della Siria da parte degli aerei della coalizione.

In ogni caso, Hollande ha ribadito che il presidente Assad non ha alcun diritto di restare al suo posto di presidente della Siria. “Assad non ha posto nell’avvenire della Siria”, ha detto Hollande in conferenza stampa. E su questo punto, le distanze tra Parigi e Mosca sembrano incolmabili. Tuttavia, Russia e Francia hanno concordato uno scambio di informazioni militari sulle loro operazioni in Siria, ha detto a sua volta Putin. Lo scambio rappresenta solo la prima tappa verso la formazione di una coalizione internazionale. Putin ha parlato di “dialoghi costruttivi” con Hollande ed ha sottolineato l’efficacia delle operazioni che le forze russe stanno effettuando fin dalla fine di settembre in Siria. Infine, sulla questione Assad, Putin ha voluto ribadire che solo il popolo siriano può decidere del futuro di Assad, ed ha aggiunto che quest’ultimo e il suo esercito sono alleati naturali nella lotta contro l’Isis.

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