Dal patto del Nazareno al patto del bambinello. L’assurda crociata di Pd e destre contro il preside di Rozzano

Dal patto del Nazareno al patto del bambinello. L’assurda crociata di Pd e destre contro il preside di Rozzano

Diciamo la verità, se non fosse stata cavalcata abilmente dalla destra, la vicenda della scuola elementare di Rozzano, provincia di Milano, e del suo dirigente Marco Parma, non avrebbe mai raggiunto gli onori della cronaca nazionale. Incredibile, ma vero, ai cori degli ultras della destra, da Salvini alla Meloni alla Gelmini, si sono aggiunti quelli degli spalti del Partito democratico, fino alla responsabile scuola Francesca Puglisi e allo stesso segretario-premier Matteo Renzi. Tutti insieme appassionatamente nella crociata contro il preside Marco Parma. E se i crociati del Pd si sono limitati al classico comunicato stampa, le destre hanno addirittura inscenato una manifestazione dinanzi alla scuola di Rozzano nella mattinata di lunedì 30 novembre. La signora Gelmini cantava “Tu scendi dalle stelle”, evidenziando un totale imbarazzo, mentre il leader leghista Salvini componeva il suo “cristianissimo” Christmas carol, canto natalizio, contro gli immigrati e i mussulmani.

La lettera del preside Marco Parma alle autorità scolastiche

Ora per capire al meglio questa incredibile vicenda, è opportuno fare riferimento alla lettera che lo stesso preside Marco Parma ha inviato alle autorità scolastiche e pubblicata sul sito della scuola di Rozzano. Il preside sostiene di non aver fatto rimuovere i crocefissi “per un motivo molto semplice: non c’erano”. Non ha “rimandato né cancellato nessun concerto natalizio né altre iniziative programmate dal collegio docenti e dal consiglio d’istituto”, anzi le ha sostenute tutte, quella del 17 dicembre, delle scuole medie, e quella del 21 gennaio, delle elementari, e le feste prenatalizie si svolgeranno in tutte le classi. Allora perché tanto clamore? Semplicemente perché il preside ha opposto il suo diniego alla “richiesta di due mamme che avrebbero voluto entrare a scuola nell’intervallo mensa per insegnare canti religiosi ai bambini cristiani, cosa che continuo a considerare inopportuna”.

La vera ferita al senso sacro del Natale è inferta proprio dai crociati della tradizione

Allora, di quale ferita al Natale parlano i nuovi crociati delle destre e del Pd? E in cosa consisterebbe quel malinteso senso dell’integrazione a spese del Natale di cui parla Renzi? Forse, i crociati fanno riferimento a un’intervista del preside in cui racconta l’amara esperienza dello scorso anno quando molti bambini, di fede non cristiana, non cantarono e vennero fatti scendere dal palco. Oppure fanno riferimento alla petizione, questa sì, ideologica, di alcuni genitori in cui si accusa il preside di non aver concesso ai bambini di cantare “Adeste Fideles”. Fatto è che da questa vicenda abbiamo finalmente capito, grazie alla nuova crociata che mette insieme Salvini e Renzi, la Puglisi e la Gelmini e la Meloni, con accanto altre decine di corifei, cosa è davvero il Natale: una tradizione e un patrimonio culturale italiano. Più o meno come il panettone, o il pandoro, o l’albero con la punta a stella. Leggiamo infatti in sequenza due perle dei nuovi crociati del Natale. Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd: “Il preside della scuola di Rozzano ci ripensi. Essere una scuola multiculturale, accogliente e solidale, non significa rinunciare ai propri valori e alla propria cultura. Il Natale è festa di pace e di fratellanza da condividere con tutti. Rinunciare a festeggiarlo con la comunità scolastica è un non senso”. Matteo Salvini, leader della Lega Nord: “”Secondo me dovrebbero essere licenziati quegli insegnanti e quei presidi che cancellano il Natale. Chi cancella il presepe e la storia di Natale non è adatto a fare quel lavoro”. I commenti dei corifei sono dello stesso tenore.

Da cattolico verrebbe voglia di citare il Vangelo: “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno”, e che dicono soprattutto. Perché questi crociati cultori della tradizione non hanno capito che la vera ferita al Natale è proprio la riduzione allo stato di festività dal carattere secolare, appunto “tradizionale”. Se si toglie al Natale la sua sacralità, lo scandalo del Dio che si fa uomo, e “viene in mezzo a noi” per portare la salvezza (per chi ci crede, ovviamente), si annulla il senso autentico per il quale lo si celebra. I tre canti natalizi per eccellenza, “Adeste Fideles”, “Tu scendi dalle stelle” e “Astro del ciel”, non sono canzonette o filastrocche per bambini, ma vere e proprie preghiere in musica. Quel “Tu scendi dalle stelle” cantata con tanto imbarazzo dalla signora Gelmini, come una specie di zampognara del XXI secolo, fu scritta nel 1754 da sant’Alfonso de’ Liguori, e ha un testo teologicamente impegnativo, altro che tradizione. La signora Gelmini, e i crociati come lei, sono al corrente di aver cantato “o bambino mio divino, o Dio beato, ah quanto ti costò l’avermi amato”? E con quanta consapevolezza religiosa? Ma sui crociati della “tradizione” si può anche stendere un velo pietoso, da credente, nella speranza che seguano un corso accelerato di teologia cattolica, o che almeno leggano, la sera tardi, quando hanno finito con i loro doveri parlamentari, il Vangelo di Luca.

Anche monsignor Galantino è cascato nella rete demagogica dei crociati. Ma poi si è ripreso

Ciò che rende perplessi, e non poco, è la reazione di monsignor Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, forse anch’egli trascinato dalle polemiche ad hoc create dalle destre. Monsignor Galantino, ovviamente, stigmatizza come “pretestuosa e tristemente ideologica la scelta di chi, per ‘rispettare’ altre tradizioni o confessioni religiose, pensa di cancellare il Natale o di camuffarlo scadendo nel ridicolo”. Ora, vorrei sommessamente ricordare a monsignor Galantino, da credente, che viviamo in uno stato democratico, plurale e laico, in cui spetta alle istituzioni tutte, e in primo luogo a quelle educative, insegnare a rispettare tutti, non solo coloro che abbiano fedi diverse dalla cristiana, ma anche coloro che decidono volontariamente di non aderire ad alcuna fede, gli atei o gli agnostici. Non trova giusto monsignor Galantino che un certo tipo di Natale finalmente non venga più celebrato nelle istituzioni scolastiche? Non è un problema suo, e se ne faccia una ragione. Si muova piuttosto a ricostruire tra i fedeli cattolici, a cominciare da molti suoi confratelli sacerdoti, il perduto senso del sacro, questa è la sua primaria missione di pastore. Si renda pastore per evangelizzare, metta da parte il catechismo, lasci stare la mondanità secolarizzata delle celebrazioni consumeristiche, perché col Natale non hanno davvero nulla in comune.

In ogni caso, forse accortosi della sciocchezza che aveva scritto qualche rigo prima, lo stesso Galantino si ravvede, e finalmente scrive qualcosa di importante, che suona come una legnata sui nuovi crociati delle destre e del Pd. Ecco ciò che scrive Galantino: “Ci sono modi differenti di accostarsi a questo evento della fede, tanto caro anche alla semplice tradizione culturale. Ad esempio, è possibile limitarsi ad affastellare un altro Natale di tradizione, religiosa e non, sommandolo stancamente a quelli già trascorsi negli anni precedenti, secondo un rituale ripetitivo e preconfezionato”. Oppure, aggiunge il segretario generale della Cei, “in tutt’altra prospettiva, è possibile disporsi con cuore aperto e attento a vivere questa festa centrandosi nel suo contenuto, cioè in ascolto sincero di quanto Dio vuole comunicarci nella nascita del suo Figlio, disponibili a farci sorprendere dalla sua iniziativa. In altre parole, credendo che questo evento sia attuale e che riguardi ciascuno di noi, che possa coinvolgerci personalmente, che possa rappresentare un’occasione di rinnovamento profondo della nostra esistenza”. Auspico che Renzi, Salvini, Puglisi e Gelmini leggano soprattutto la seconda parte del testo di monsignor Galantino, fermandosi a quella critica della tradizione, religiosa e non, vissuta “secondo un rituale ripetitivo e preconfezionato”.

Teniamo le polemiche dei crociati fuori dalla scuola pubblica, laica, plurale e democratica

È esattamente ciò che si fa ancora in tante scuole primarie italiane, in modo ripetitivo e preconfezionato. E soprattutto in modo del tutto diseducativo, per il Natale, non per una falsa questione di integrazione tra fedi diverse. Le nostre scuole pubbliche dovrebbero essere tenute distanti da polemiche pretestuose e create ad hoc dai falsi crociati della destra e del Pd, perché la scuola pubblica è il luogo dove si insegnano, e si praticano, la democrazia, il pluralismo e il rispetto, e dove nessuna cultura, o religione, o razza, o civiltà è superiore a qualunque altra.

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