Consulta. Ancora fumata nera. Non passano i tre giudici targati Pd-Forza Italia. Sinistra Italiana: un metodo inaccettabile

Consulta.  Ancora fumata nera. Non passano i tre giudici  targati Pd-Forza Italia. Sinistra Italiana: un metodo inaccettabile

La partita è tosta. L’ elezione di tre giudici della Consulta non rientra nella “normalità” parlamentare. Fumata nera, la numero ventisei o ventisette, se ne è perso il conto. Sembrava che fosse stato trovato un accordo sui tre giudici da nominare ma poi non se ne è fatto di niente. Nessuno dei candidati proposti da Pd e Forza Italia con contorno degli alfaniani e altri coriandoli come Scelta civica, ha raggiunto il quorum richiesto, 571 voti. È un fatto che rientra nella normalità del confronto nelle aule? A noi sembra di no. Ma se ne parla poco, non ci si chiede il perché, quello vero. Solo Pannella e i radicali se ne fanno un cruccio. Digiunano, si rivolgono al presidente Mattarella che più di tanto non può fare. Sel, ora Sinistra Italiana, per quanto può, cerca di fare argine ad operazioni che niente hanno di limpido. Cinquestelle tratta, i suoi voti si sono dimostrati essenziali. A un passo dall’accordo i pentastellati si accorgono del trappolone e si chiamano fuori. I media si dividono secondo le fonti con cui hanno rapporto. Repubblica svela che il possibile accordo è saltato, il Corriere della sera sostiene il contrario.

Si mette a rischio l’autonomia della Corte Costituzionale

Ma perché  avviene tutto questo? La risposta non te la dà nessuno. Si sussurra perché, e ci sembra giusto, sempre quel nessuno vuole porre in discussione la professionalità di coloro che sono stati di volta in volta indicati come possibili giudici, messi in campo dai gruppi parlamentari. O meglio dai partiti, quelli della maggioranza, perché con l’Italicum non ce ne è più per nessuno. Al momento delle candidature verranno fatti i conti, ti daranno il voto, una sorta di esame di ammissione al rinnovo della candidatura e seggio sicuro. Partiti della maggioranza, con la guida della cordata da parte del Pd renziano  impegnati in una operazione molto difficile a costo di mettere a rischio l’autonomia della Corte Costituzionale. Un “tris” perfetto se vanno in porto l’Italicum e la cosiddetta riforma costituzionale. Verrebbe a mancare l’ultimo contrappeso al governo del presidente con un Parlamento di nominati. Nostre fantasie? Può darsi ma le “voci” di corridoio arrivano anche a noi.  Perché per esempio c’è una preclusione nei confronti di un avvocato amministrativista, Felice Besostri, docente di Diritto pubblico comparato, uno di quelli che hanno fatto rotolare il Porcellum. Perché, si dice negli ambienti del Pd  in particolare, si sa già cosa pensa, sappiamo già come voterebbe nel caso la Consulta si dovesse pronunciare. Fa anche parte del Coordinamento per il no al referendum. Vero. Lasciamo perdere il fatto che si faccia l’esame del sangue ad un professionista di riconosciuto valore. In corsa il Pd ha candidato un  costituzionalista di grande valore, Augusto Barbera, di cui un giorno sì e l’altro pure si leggono dichiarazioni amorose nei confronti della riforma costituzionale.

D’Attorre. Il voto del Parlamento ha sventato una presa partitica sulla Corte

I misteri della politica, la politica renziana, li svela Alfredo D’Attorre, Sinistra italiana, da poco uscito dal Pd: “Il voto del Parlamento – dice – ha sventato il rischio di una presa partitica sulla Consulta. Al di là della qualità professionale, individuale delle figure proposte, il metodo seguito è inaccettabile. Adesso si volti pagina e si ricerchi una vasta convergenza su personalità non direttamente coinvolte nello scontro politico di questi mesi”. Questo è il punto: “Una personalità non direttamente coinvolta nello scontro politico”. Dovrebbe essere noto che Renzi punta tutto sul referendum confermativo, rischia di perdere nelle amministrative, ma farebbe sapere che non c’era lui in prima persona. Il referendum è la battaglia della sua vita. Non può trovare inciampi e fa la conta, quanti sì e quanti no nella Consulta con i tre nuovi arrivi.

 L’ira di Renzi

La fumata nera  lo ha mandato in bestia. Questa volta pensava di essere riuscito a salvare capra e cavoli. Ma l’esito del voto non ammette dubbi. Il Parlamento in seduta comune ha mandato in frantumi  la “operazione Consulta”. Il quorum richiesto per l’elezione dei giudici era di 571 voti. Hanno votato 877 parlamentari su 951 aventi diritto. Assentii solo 74. Il più votato è stato, con 536 voti,  Augusto Barbera, 511 ne ha raccolti Francesco Paolo Sisto, deputato berlusconiano doc, 492 Giovanni Pitruzzella, presidente Antitrust e 140 il candidato del M5S Franco Modugno. Nessun dubbio su come la pensano sulla riforma Costituzionale i primi tre. Non è un caso che  siano stati immediatamente riproposti. L’accordo era stato trovato in mattinata fra Pd e Forza Italia e alleati. La Lega è sembrata disinteressata, ma non si sa mai. Si sussurrava che quasi sicuramente sarebbero stati eletti Barbera e Sisto. Il Pd già gustava la possibilità di prendersi , in una nuova seduta, un altro giudice.

Il  senatore Zanda prende di mira la minoranza Pd che si giustifica: “Non siamo stati noi”

Il capogruppo del Pd, il senatore Zanda, ha trattenuto a stento la sua ira, così si dice in questi casi ed ha affermato: “Il Pd ha candidato alla Corte Costituzionale Augusto Barbera, un grande costituzionalista e uomo leale con le istituzioni repubblicane. La sua candidatura verrà mantenuta. Oggi è mancato un numero elevato di voti. Difficile che i voti mancanti provengano da un unico gruppo politico. Spesso il voto segreto non viene usato a tutela della libertà di coscienza, ma per manovra politica”. Il suo riferimento non era ben accolto della minoranza Pd. Doveva intervenire il responsabile giustizia del partito: “Il Partito democratico ha votato compatto, ha dimostrato di esserci . Sono mancati all’appello solo sei parlamentari democratici su 414 totali”. Già aveva provveduto Davide Zoggia a rassicurare la maggioranza. “Noi abbiamo votato per la terna concordata. Stamattina è arrivato a tutti un sms di Speranza che ci invitava a votare i tre nomi per la Consulta”. La minoranza Pd non ha nulla a che vedere con la nuova fumata nera per la Corte costituzionale. Il tema, dicono, non chiamava a una distinzione e la situazione, “come ci ha chiesto Renzi in Direzione, invita a una moratoria sulle polemiche interne”. Ci mancava la lettera di Speranza. Se ne sentiva il bisogno.

I tre candidati bocciati, Barbera, Sisto e Pitruzzella saranno ripresentati

Forza Italia, quasi indignata, confermava la compattezza nel voto e la candidatura di Francesco Paolo Sisto.  Lo dichiaravano i capigruppo di Camera e Senato, Brunetta e Romani. Per Area popolare Maurizio Lupi  che non aveva dubbi: “Le tre persone indicate – affermava – hanno la statura per ricoprire il ruolo e una varietà di esperienze sicuramente utili ai lavori della Corte costituzionale. Per questo continueremo a votarle”. Così come aveva detto Zanda. Duro il giudizio dei Cinque stelle: “Un inciucio fallito. La spartizione delle poltrone in perfetto stile Partito della Nazione ha fallito – afferma il deputato Danilo Toninelli –  se vogliono cambiare metodo ed arrivare al ‘metodo’ 5 stelle noi ci siamo e penso che oggi noi siamo più che mai necessari”. “L’’inciucio tra Pd e FI è fallito. Non è passato alcuno dei loro tre candidati alla Corte Costituzionale – diceva il vicepresidente della Camera Luigi di Maio, penta stellato – avevano un margine di 150 voti ma non ce l’hanno fatta. Fate nomi degni come ha fatto il M5S e in cinque minuti questa triste storia sarà solo un brutto ricordo”, conclude Di Maio.

Nel sottobosco delle Camere riunite nasce un nuovo patto del Nazareno?

La capogruppo di Sel a Palazzo Madama, Loredana De Petris e il capogruppo di Sinistra italiana a Montecitorio, Arturo Scotto: “È evidente che l’ennesima fumata sui giudici costituzionali segnala che l’accordo a tavolino tra Partito Democratico, Forza Italia e centristi non regge. L’accordo era ispirato solo a una logica di potere, che ha anteposto equilibri di partito al merito. Riflettano bene prima di tornare in Parlamento con la stessa proposta”.  Stando a quanto dichiarato da Zanda, Brunetta, Romani, Lupi sembra non  abbiano intenzione di riflettere. Un nuovo patto del Nazareno che riguarda l’Italicum, le deforme costituzionali come le chiama l’avvocato Besostri? Mai dire mai.

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