Comunità islamiche in campo contro il terrorismo. In tanti alla manifestazione di Roma

Comunità islamiche in campo contro il terrorismo. In tanti alla manifestazione di Roma

È la prima volta che le comunità musulmane presenti in Italia decidono, pubblicamente, di schierarsi. In tanti hanno aderito, nella giornata di sabato, alla manifestazione contro il terrorismo a Piazza Santi Apostoli, nel pieno centro di Roma. Una piazza blindata dalle forze dell’ordine, con controlli discreti di prevenzione. Santi Apostoli era gremita di bandiere di tutto il mondo e di tanti cartelli con scritto “No al terrorismo”, ci sono anche alcuni musulmani provenienti dal Pakistan o dal Medio Oriente con in mano o in testa la bandiera italiana. Il messaggio è chiaro, come spiega un giovane pakistano residente a Terni da qualche anno: “Noi siamo italiani e condanniamo l’Isis e i fatti di Parigi”. Accanto a lui, un altro ragazzo sottolineava: “I musulmani non sono terroristi. Anche nel Corano c’è scritto che questo non è giusto”. Sono originari di ogni parte del mondo, come dimostrano le loro bandiere: dall’Africa al Medio Oriente, dall’Europa all’Asia. Ad unirli un grido che si alza dalla piazza al termine della manifestazione delle comunità islamiche italiane per dire no al terrorismo e all’uso improprio della fede. “Pace, pace, pace”, gridano i manifestanti. Mahjouba, una donna che vive da più di dieci anni a Roma, racconta che non sapeva della manifestazione: “Stavo a lavoro, appena ho saputo ho lasciato il lavoro e sono corsa qua per dire che queste persone, quelli dell’Isis, sbagliano ad agire nel nome di Dio”. Un altro ragazzo in piazza inizia a urlare, per farsi ascoltare da tutti: “Quello che succede è serio, questa è una cosa seria”. Sara, ragazza siciliana di origine marocchina, ci tiene a sottolineare che si sente “parte di questa comunità musulmana in Italia e voglio dire che l’Islam non è terrorismo”. Il messaggio della manifestazione di oggi, secondo Sara, è quello di “far capire che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Penso che però finalmente qualcosa si muova, la gente deve sapere che spesso si dà all’islam un’accezione sbagliata, e per fare capire che è sbagliato dobbiamo scendere in piazza”. Poi gli interventi e le testimonianze e tra queste quella di Yahe Pallavicini, coordinatore nazionale degli Imam: “Pronuncio un saluto di pace che secondo il Sacro Corano gli angeli rivolgono ad Adamo. Vorrei fare una piccola preghiera che mi ha insegnato mio padre che dice: ‘Per il pomeriggio gli uomini sono in perdizione eccetto coloro che predicano il bene’. È una preghiera di far prevalere la verità, la pazienza, il bene sul male che recito qui oggi in arabo per tutti i musulmani presenti”.

Sergio Mattarella: “Fondamentale rendere pubblici i nostri sentimenti. Non può accadere che le fedi vengano strumentalizzate e piegate”

Ma la manifestazione ha avuto straordinarie adesioni e tra queste quella del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha inviato agli organizzatori un suo messaggio: “La risposta dal terrore sta nella libertà garantirà dalla sicurezza della vita dei nostri cittadini. Gli assassini vogliono piegarci, facendoci rinunciare ai valori della solidarietà, non ci piegheremo ed è bene che lo dimostri anche la società civile”. Secondo il capo dello Stato, è fondamentale “rendere pubblici i nostri sentimenti di fraternità e la condanna a ogni forma di violenza”. “Non può accadere – continua il messaggio – che le fedi vengano strumentalizzate e piegate da una strategia disumana”. Per Mattarella, “il dialogo tra le religioni, a partire dal Mediterraneo, è essenziale per vivere in pace e fondare il futuro”. “La guerra di religione o di civiltà – conclude il capo dello Stato – non ci appartiene, ma va respinta con forza dall’Europa e i tanti cittadini italiani di fede musulmana si sentano parte di questa comune battaglia”.

Pietro Grasso, presidente del Senato: “Non ci piegheremo, avverseremo la barbarie”

Lettera agli organizzatori anche del Presidente del Senato, Pietro Grasso: “Questo disagio e questa situazione “possono essere sconfitti solo con la ragione, senza cedere al rancore che genera altra morte”. Così il presidente del Senato, Pietro Grasso, in una lettera inviata agli organizzatori della manifestazione organizzata dalle comunità islamiche in Italia per dire no al terrorismo. “Non ci piegheremo – continua Grasso – avverseremo la barbarie con lo Stato di diritto, continueremo ad accogliere chi fugge dalle guerre e a proteggere i diritti fondamentali”. Grasso aggiunge: “Credo che da Roma bisogna far partire un messaggio universale di impegno per ricomporre le fratture politiche e culturali e che sono alla base della deriva dell’umanità. Oggi non sono in gioco gli interessi politici o il credo religioso ma il futuro delle generazioni e dell’umanità intera”.

Laura Boldrini, presidente della Camera: “Questo fa bene al nostro Paese. I terroristi non rappresentano i musulmani”

Gli organizzatori della manifestazione ‘Not in my name’, voluta dalle comunità islamiche in Italia per dire no al terrorismo e condannare gli atti di Parigi, sono stati ricevuti anche dal Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha parlato di una “iniziativa molto importante, come è importante il sostegno istituzionale. Sto ricevendo gli organizzatori della manifestazione voluta dalle comunità musulmane in Italia per dire no al terrorismo, no al terrorismo in nome di Dio. Credo che sia importante che le istituzioni sostengano questa presa di posizione chiara e forte da parte delle comunità perché questo aiuta la convivenza civile nel nostro paese, oltre al fatto che questo stabilisce il principio che il terrorismo non può avere religione”. A dichiararlo è la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, prima di incontrare gli organizzatori della manifestazione organizzata dalle comunità musulmane italiane a Montecitorio. Boldrini ha ringraziato gli organizzatori e tutti coloro che parteciperanno perché “questo fa bene al nostro Paese. I terroristi – ha continuato – parlano a nome dei musulmani ma non li rappresentano, parlano a nome dell’islam e noi non ci riconosciamo, parlano in nome di Dio ma Dio è amore e non morte. Oggi pomeriggio grideremo la nostra rabbia e la nostra speranza di sconfiggere il male assoluto del terrorismo”. A fargli eco l’Imam Yahe Pallavicini, vice presidente Coreis, la comunità islamica italiana, che ha dichiarato: “I musulmani onesti sono offesi dal rischio di essere ostaggio della strumentalizzazione della nostra religione, che è una religione di amore e giustizia. C’è la necessità di fare chiarezza e dare voce a questa dimensione autentica rispetto alla degenerazione”. Secondo Suheir Kathkhouda, presidentessa dell’associazione donne musulmane italiane, il dato da sottolineare è che “ci è stata data voce per condannare insieme il terrorismo, che non ha religione. Noi non siamo rappresentati da loro”. Izzedin Elzir, presidente dell’unione delle comunità islamiche, ha commentato: “Siamo italiani di fede islamica, siamo cittadini di questo Paese e dell’Europa e insieme possiamo vincere la paura e il terrorismo. Questa è la dimostrazione che la comunità islamica unita, oggi, dà di nuovo conferma della sua condanna contro questo cancro dell’umanità”. Anche secondo Massimo Cozzolino, segretario generale della confederazione islamica italiana, “è importante manifestare in modo categorico la scelta di campo della comunità e che i musulmani si rendano partecipi di questo impegno”. Cheick Niang, presidente dei musulmani del Senegal ha concluso: “Siamo cittadini italiani ed è nostro dovere difendere il Paese e il Continente”.

“Credo che questa iniziativa sia davvero importante come tutte quelle che si celebrano spontaneamente o organizzate per un messaggio di intercultura di libertà ed è importante farlo in piazza, luogo che unisce le diverse culture. Infine, il fatto che sia stata organizzata con questa modalità è importante e iniziative di questo tipo vanno guardate con interesse perché condannano e sono contro il terrorismo”. Così il segretario generale Cgil Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, in piazza SS. Apostoli per partecipare alla manifestazione “Not in my name” contro il terrorismo dalle comunità islamiche e musulmani d’Italia per rispondere alla strage di Parigi.

Susanna Camusso, segretario generale Cgil: “Insieme va detto con nettezza che non ci può essere il terrorismo, né una prospettiva di insicurezza e paura”

“Insieme bisogna dire con nettezza che non ci può essere il terrorismo, né una prospettiva di insicurezza e di paura. Il messaggio importante che va dato è che non ci può essere guerra in nome della religione così come non dovrebbe esserci in nome del petrolio o del commercio delle armi. Capisco le paure dei singoli quando la loro religione viene usata per giustificare la violenza ma credo che la libertà di tutti sia più importante è più utile e quindi proprio per questo bisogna insieme sconfiggere queste paure. C’è bisogno di una risposta che dia sicurezza ai cittadini ma senza limitare le libertà: bisogna far sì che le persone si sentano sicure e garantite dal lavoro dell’intelligence e delle forze di sicurezza – ha aggiunto Camusso – ma nel momento in cui si riduce concretamente la libertà delle persone si rischia di segnare un punto a favore del terrorismo che va contrastato con più libertà, democrazia e integrazione”.

Fassina (Sinistra Italiana): “Tagliare i canali di finanziamento all’Isis”

Da registare anche la presa di posizione di Stefano Fassina, per Sinistra Italiana, presente a Santi Apostoli: “Roma è in una situazione delicata perché sta per arrivare un grande evento come il Giubileo. C’è sicuramente un clima di tensione ed e’ una paura comprensibile ma oggi qui in questa piazza c’è la condanna del terrorismo da parte delle comunità musulmane ed è fondamentale. Bisogna però tagliare i canali di finanziamento all’Isis. Vi è una legge che regola il commercio di armi che non va bene, non è sufficientemente restrittiva. Il Governo presenti un decreto in Parlamento su questo altrimenti agiamo sulle conseguenze ultime ma serve farlo sulle cause”, ha aggiunto Fassina.

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