Chiamparino e Rossi, percorsi diversamente neorenziani. Di retroguardia, Orfini? Lasciamo perdere

Chiamparino e Rossi, percorsi diversamente neorenziani. Di retroguardia, Orfini? Lasciamo perdere

Davvero sono singolari questi presidenti di Regione del Pd. Due esemplari compaiono sempre più nelle cronache. Parlano dei problemi che hanno gli Enti di cui sono presidenti, uno si chiama Chiamparino Sergio, è a capo della Regione Piemonte, l’altro si chiama Rossi Enrico, a capo della Regione Toscana. Vengono ambedue dal Pci, cui  devono molto. Del resto non sono i soli a dimenticare il passato. Ne conosco alcuni che si spellavano le mani per applaudire Berlinguer, poi su quel foglio che si chiama “l’Unità”, purtroppo, ne dicono peste e corna. Sembra che con lui siano nati tutti i problemi dell’Italia. Lasciamo perdere, non fanno danni, tanta è la loro pochezza. Lasciamo perdere anche Orfini Matteo, presidente del Pd, il quale, incapace di una analisi anche critica, riprende, paro paro, si dice a Roma, quanto il suo capo, anche lui Matteo, ha detto rispetto alla grande assemblea di Sinistra Italiana: sono dei “salottieri”,  sono “tristi”. I due Mattei sono proprio incompatibili con qualsiasi cosa richiami la cultura e ci fa piacere che ciò li faccia essere felici. Punto.

Il “caso” dei presidenti delle Regioni Piemonte e Toscana

Diverso è il “caso” dei due presidenti accomunati, da tempo, nel dire peste e corna di chi non la pensa come  Renzi Matteo.Verrebbe da dire “dio li fa e poi li appaia”, ma sarebbe una offesa al dio. È singolare comunque che si muovano in sintonia, ognuno per proprio conto e per i propri interessi. Dicono i maligni che tutto quel parlare, interviste, titoli sui giornali che contano, sia finalizzato a qualche importante incarico. Rossi non ne ha fatto mistero. A lui piacerebbe un ticket con Renzi ed è partito lancia in resta in vista del Congresso del partito che dovrebbe svolgersi nel 2017. È meglio prendere la rincorsa, fa sapere, e si candida a segretario del Pd con Renzi a fare il bis come presidente del Consiglio. Nel frattempo, potrebbe anche pensare ad assicurarsi il posto di presidente del nuovo Senato. E Chiamparino? È stato sindaco di Torino, è presidente della Regione Piemonte, poteva essere candidato alla presidenza della Repubblica. Che può fare? Segretario del Pd? Presidente del nuovo Senato? Un ministero di peso? Non sappiamo. Sappiamo però che qualsiasi sia l’obiettivo dei due presidenti, cosa del tutto legittima si badi bene, bisogna passare dalle forche, in senso figurato, renziane. E qui casca l’asino. Perché bisogna dimostrare che il passato è proprio passato. Se ne è persa ogni traccia. Chiamparino deve dimenticare i primi incarichi politici, capogruppo Pci al Comune di Moncalieri, l’impegno sui problemi dell’economia, le lotte dei lavoratori della  Fiat, la direzione della Cgil del Piemonte, anni 1989-91.

Il presidente del Piemonte: io renziano diverso rivendico  il dissenso

Sarebbe interessante rileggere alcuni suoi interventi sui problemi del lavoro, i diritti dei lavoratori, la politica della Fiat. Oggi su Repubblica si legge questo titolo: “Io, renziano diverso rivendico il dissenso e dico no alla sinistra di retroguardia”. A che titolo parla di “sinistra di retroguardia” riferendosi alla nascita dei gruppi parlamentari di “Sinistra italiana”?

La “rivoluzione keynesiana”. Il ruolo di Stiglitz, consulente di “Sinistra Italiana”

Retroguardia  rispetto a cosa? Lui che di economia si è occupato, considera “retroguardia” la lezione keynesiana cui in passato,cmagari, ha fatto riferimento? È “retroguardia” John Maynard Keynes, 1º barone Keynes di Tilton (5 giugno 1883 –   21 aprile 1946) considerato uno dei più grandi economisti del XX secolo?  Per non parlare del premio Nobel Stiglitz, consulente di Sinistra Italiana, i cui contributi alla teoria economica hanno dato origine alla cosiddetta “rivoluzione keynesiana”, sostenendo la necessità dell’intervento pubblico statale nell’economia con misure di politica di bilancio e monetaria tesa a garantire la piena occupazione nel sistema capitalista-liberista, in particolare nella fase di crisi del ciclo economico. Non è un caso che Stiglitz sia stato consulente del presidente Clinton e che Obama sia riuscito a riportare la disoccupazione in Usa al 5%, di fatto inesistente, e che il “pubblico”, lo Stato, la “lezione keynesiana” abbiano avuto qualche influenza. Mentre l’Europa del neoliberismo, della conservazione, del capitalismo straccione, segna all’11% la disoccupazione e l’Italia all’11,8%.

Sui bilanci delle Regioni solo un intervento contabile. Restano i tagli alla Sanità

Si dirà: ma Chiamparino è stato quello che ha attaccato Renzi sulle questioni della  Sanità, ha rivendicato un intervento per salvaguardare le Regioni con i bilanci in crisi.  Si è perfino dimesso da presidente della Conferenza delle Regioni. Il premier l’aveva perfino sfottuto quando convocando i presidenti delle Regioni aveva detto “ora ci divertiremo”. Tutta scena, come è abitudine di Renzi. Da diverso tempo era pronto un decreto chiamato “salva bilanci” dopo che la Corte dei Conti aveva bocciato i bilanci regionali per quanto riguarda i mutui contratti con il ministero dell’economia e finanza. Si trattava solo di approvarlo prima della legge di stabilità non fidandosi della parola data dal governo. Così è stato. Si tratta non di un intervento risanatorio, i tagli previsti dalla “finanziaria” rimangono. Le Regioni dovranno pagare il debito in 30 anni. Una pura operazione di contabilità. Abbraccio e pace fatta fra il Chiampa, come lo chiamano, e Renzi, con tanto di invito ad essere presente alla prossima Leopolda. Invito accettato subito.

Il presidente della Toscana: “La sinistra deve lottare unita”. Ma contro chi?

Diverso il problema sollevato da Enrico Rossi, ma si muove sulla medesima lunghezza d’onda: l’attacco a chi ha deciso di lasciare un Pd sempre più spostato al centro, direzione destra. Leggiamo il titolo su Huffington Post, sempre della famiglia Repubblica: “Le scissioni non servono. La sinistra deve lottare unita. Subito un reddito minimo per i più poveri e per i disoccupati”. Ci  piace che usi la parola “lotta” scomparsa dal vocabolario del Pd. Forse gli ricorda il periodo della sua appartenenza al Pci, sindaco di Pontedera, le lotte dei lavoratori della Piaggio. Ma non c’era bisogno di citare Papa Francesco che, certo va sempre bene, “che ci richiama all’impegno per una società più umana e più giusta”. Ancora cita il Papa che si è pronunciato “contro il lavoro nero e precario, contro l’assenza del diritto al riposo, per il lavoro e per una pensione dignitosi”. Poi Rossi parla di “questo presente dove diritti e garanzie sono andate perse, dove i sindacati si sono indeboliti, e dove l’egemonia liberista ha costruito un pensiero che ha teorizzato e praticato che i diritti fossero lacci, catene per lo sviluppo e la competitività”.

Invece di prendersela con il governo non trova di meglio che attaccare la sinistra

Bene, bravo, viene voglia di dire, proprio quello che abbiamo ascoltato, parole simili, nel corso della assemblea del Quirino da parte dei tanti che sono intervenuti. No, lui se la prende con la sinistra. “Ed è altrettanto chiaro – dice – che la crisi della sinistra sta proprio nella perdita di una visione sociale alternativa alle logiche spontanee del mercato, all’aumento delle diseguaglianze e dei privilegi. Oggi, c’è bisogno di una visione nuova, capace nei tempi moderni di avanzare proposte politiche in grado di includere gli emarginati e di proteggere i ceti più deboli e dare sicurezza alle classi medie”. Davvero stupefacente, uno come  Rossi che, dichiaratamente ha approvato ed espresso apprezzamento per le leggi della vergogna approvate dal governo, a partire dal Jobs act, che cancella i diritti dei lavoratori, se la prenda con la sinistra e i sindacati. Questi ultimi, che sono scesi in piazza chissà quante volte proprio per il lavoro, i diritti, l’uguaglianza, gli esodati, le pensioni, i giovani, la scuola, dovrebbe sapere Rossi che il capo del governo li considera nemici, avversari da abbattere. Non si accorge il presidente della Toscana del ridicolo cui va incontro quando scrive che  “la sinistra ha smarrito le sue radici, i suoi ideali e non ha saputo aggiornare la propria identità”. Ancora, scoppia una risata leggendo che la “sinistra dovrebbe cercare di fare un’analisi critica di se stessa e dei suoi comportamenti, indagare sulle cause della sua subordinazione all’ideologia dominante per superarle”. Quasi una accusa di praticare politiche neoliberiste, proprio quelle che pratica il governo che lui elogia. “Tutta la sinistra faccia una battaglia in parlamento per inserire in finanziaria un reddito di inclusione sociale come proposto dalla Caritas e da Alleanza contro la povertà. Tutta la sinistra discuta seriamente la proposta di Boeri, presidente INPS, di rimodulare le ‘pensioni d’oro’, e garantire un reddito di 500 euro agli ultra-cinquantacinquenni disoccupati.” Poi una parola tipicamente renziana: la felicità.

Ma ha dato un’occhiata alla legge di Stabilità del governo che  sostiene?

Gran finale: “Fare fino in fondo queste due battaglie è giusto e qualificante. Per farlo non ha senso dividersi. La scissione è sempre un regalo che si fa agli avversari. Invece abbiamo bisogno di costruire una sinistra forte, popolare e unita”. Bene , bravo. Proprio giusto .Ma quando si usano parole  come lotta, battaglie, si indichi chi  è  l’avversario. Se Rossi ha letto la legge di Stabilità deve sapere che l’avversario da battere è il governo Renzi, che pensa di cavarsela con qualche elemosina, aggravando le disuguaglianze. Attendiamo il suo prossimo blog. Spieghi meglio l’uso della parola  lotta.

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