Campidoglio. Renzi, con il commissario un “dream team”, un sogno per Roma. Forse un “taxi team” di persone che non conoscono la capitale. O peggio un “dramma team”, un dramma

Campidoglio. Renzi, con il commissario un “dream team”, un sogno per Roma. Forse un “taxi team” di persone che non conoscono la capitale. O peggio un “dramma team”, un dramma

È diventato quasi un santo, anzi togliamo il quasi, il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, nominato da Renzi Matteo, dietro suggerimento del fedelissimo Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione. Sarà il comandante supremo che il premier ha scelto per guidare il “dream  team”, come chiama lui il gruppo di commissari, subcommissari, funzionari ministeriali, burocrati, chiamati a salvare Roma. Tradotto in Italia significa il team del sogno. A noi sembrerebbe più appropriato parlare di “taxi team” visto che da Milano arrivano oltre al Tronca anche il direttore  operativo di Ital Ferr, partecipata di Fs, che ha diretto Expo, e arriverà con il suo staff, che di Roma conosce solo forse il centro storico, per l’esistenza di qualche ristorante. Forse arriverà anche qualcuno da Firenze, di piena fiducia di Renzi, giglio magico. C’è anche chi parla di “ drama team”, sempre dall’inglese, tradotto “dramma team”, una tragedia per Roma e per i cittadini.

San Francesco Paolo Tronca che “quando può sorride anche alla moglie”

Alla testa della pattuglia, insieme al prefetto di Milano, il santo, un altro prefetto, quello di Roma che avrebbe dovuto nominare il commissario e ne voleva un altro. Ma Renzi, con suggerimento anche di Alfano ha fatto barricate. A prescindere da come se la vedranno i due prefetti, nominato e   nominando, che è anche coordinatore del Comitato per il Giubileo, difficile è capire perché la scelta è caduta su uno che dice di non conoscere Roma, anche se si racconta che nella Capitale abbia avuto a disposizione due appartamenti quando era Capo dei vigili del fuoco. Noi lo abbiamo scritto, ma abbiamo avuto dei  lettori che ci hanno chiesto qualche altra notizia, visto che oggi sui media, in tv, neppure una parola è stata detta e scritta su un fatto molto grave di cui il Tronca è stato protagonista a Milano. Il 27 ottobre del 2012 un quotidiano titola “Nozze gay, il diktat  del  prefetto di Milano al sindaco Pisapia: Cancella la trascrizione”. Le stesse nozze gay celebrate dal sindaco Marino, cui la curia romana aveva giurato di farla pagare. Si è scritto di tutto sulle prodezze di questo “ministeriale” cresciuto all’ombra del leghista Maroni. Repubblica, leggete, leggete, scrive che  “quest’uomo alto, magro, palermitano, ma di adozione milanese” (quasi che essere palermitano sia una offesa) “che sorride alla moglie Cristina ogni volta che può” (quando non  può ringhia, ndr), che quando finiva la rappresentazione alla Scala della Prima entrava con lei a San Vittore per brindare con i detenuti e l’associazione “Quartieri tranquilli” (brindisi in carcere in notturna? ndr). Bene.

Repubblica ignora Repubblica e Scalfati ignora sé stesso e quanto ci ha insegnato

Sapete quale giornale ha pubblicato il “diktat” a Pisapia? Repubblica, con un articolo firmato Massimo Pisa. Perché ora lo ignora? Se pensiamo che perfino Scalfari ha scritto un editoriale pieno di fiele contro Marino, il quadro è completo, in linea con le sedici pagine dell’edizione di venerdì, la lapidazione dell’ex sindaco. Lui, maestro di giornalismo, che ci ha insegnato il valore della  completezza dell’informazione, scrive che  Marino “di positivo fece solo la chiusura della discarica di immondizie di Roma”. Possibile che Scalfari ignori che, fra le altre cose sono da registrare il risanamento  del bilancio del Comune in deficit per 816 milioni di euro e quello di Atac, deficit 860 milioni. Tralasciamo le offese gratuite rivolte dal fondatore di Repubblica, che non sono nel suo stile, per  ricordare che proprio l’editoriale di ieri di  Stefano  Folli sosteneva che per il Pd l’unica possibilità di  concorrere alle prossime elezioni per il Campidoglio era quella di dar vita ad una  lista civica, via i partiti. Insomma la linea che il costruttore Marchini, guarda caso proprio intervistato da Repubblica, una intervista strappacuore, disinvolta, da giovin signore che vive fra cavalli, cani, in fattoria, giocatore di polo. Scalfari che più volte ci ha insegnato che la democrazia senza partiti non vive, lo dice anche la Costituzione, come la pensa? Ora, sempre il quotidiano diretto da Ezio Mauro, dà la parola a consiglieri, assessori. Sembra, a stare agli assessori inviati da Renzi Matteo, che l’anno di inizio del Campidoglio, sindaco Marino, inizi quando arrivano loro. Prima c’era il deserto. Ma si dà il caso che sia stato Marino a sconfiggere Alemanno, a riportare democrazia, pulizia nelle stanze del Campidoglio. E arrivano le proteste di alcuni assessori che fin dall’inizio hanno  ricoperto questo incarico e rivendicano il lavoro “importante e positivo” che è stato fatto.

Orfini Matteo va all’attacco e prende una sonora sconfitta. Sconfessato dai suoi lettori

Assessori che replicano anche al commissario-presidente del Pd, Orfini Matteo, usato come paravento dal premier che del Campidoglio su Facebook scrive un lunghissimo articolo per dire quanto è stato bravo, ha fatto tutto lui, ha scoperto insieme a due “inviati” di Renzi, gli assessori Esposito e Sabella, che ad Ostia c’era mafia e corruzione. Dice che nessuno se ne era  accorto. Bugie. A Ostia si ricorda una manifestazione contro la corruzione e la mafia che risale al 2 dicembre del 2011, una fiaccolata organizzata da Libera ed altre associazioni con la partecipazione del Pd il cui rappresentante ha tenuto a sottolineare, raccontano le cronache, “il fondamentale operato di associazioni, partiti politici e comitati di quartiere che lavorando incessantemente dal 2006, hanno sensibilizzato la gente comune sulle tematiche relative alla mafia e hanno sfatato il tabù secondo il quale la criminalità organizzata non esisteva a Ostia.”

Ad  Orfini arrivavano commenti non certo lusinghieri tanto che da facebook scompariva tutto. Già, mafia e corruzione. A pochi giorni dall’apertura del processo molte sono le richieste che siano resi noti gli atti secretati, la relazione su Mafia capitale. Anche Stefano Fassina ha posto il problema per fare piena chiarezza.

Share

Leave a Reply