Argentina al ballottaggio. Vincono i conservatori di Macri. Ma lo scarto è inferiore al previsto. Sinistra ancora forte

Argentina al ballottaggio. Vincono i conservatori di Macri. Ma lo scarto è inferiore al previsto. Sinistra ancora forte

I conservatori di Mauricio Macri e della coalizione Cambiemos hanno vinto il ballottaggio in Argentina, contro il peronista e progressista Daniel Scioli, del Fronte per la Vittoria: al 99% dei voti scrutinati, Macri è in testa col 51,4%, e Scioli al 48,6%. Macri ha vinto con un scarto minimo, dunque, di appena 700mila voti, su circa 30 milioni di voti, molto meno di quanto era annunciato alla vigilia da gran parte dei sondaggi. Occorre anche ricordare che al primo turno il centrosinistra vinse con appena il 36,3%, contro il 34,7% del centrodestra, che sembrava dunque in ascesa, rispetto alla coalizione di governo che invece aveva perso molto terreno. Pertanto, il risultato del ballottaggio con quello scarto minimo ha sorpreso gli argentini proprio per effetto del vento in poppa dei conservatori fin dal primo turno.

Il punto politico sostanziale è che anche l’Argentina, come gran parte dei Paesi americani è tagliata in due come una mela, da una parte i conservatori e dall’altra i progressisti, due modi diametralmente opposti di considerare l’economia, il welfare, la redistribuzione delle ricchezze, il potere. Il recupero di Scioli, nelle ultime ore, fino a quello scarto minimo di un due per cento, dimostra intanto che la forza del centrosinistra “kirtchneriano”, dopo 12 anni ininterrotti di governo, è sostanzialmente intatta, e che il centrodestra potrebbe non avere numeri sufficienti per governare, in un periodo assai difficile per l’Argentina. Non è un caso, infatti, che il centrosinistra abbia recuperato soprattutto nelle zone più povere del Paese, a cominciare dalla provincia di Buenos Aires.

Consapevole dei limiti del responso del ballottaggio, il vincitore Macri, e la futura vicepresidente Gabriela Michetti, hanno già lanciato segnali distensivi verso il centrosinistra e al suo popolo: “Molti cittadini poveri sono preoccupati. Intendo dire loro che non hanno nulla da temere”. “Unire tutti gli argentini”, ha gridato poco dopo il nuovo presidente dagli schermi televisivi. Ed ha ricordato di essere egli stesso figlio di migranti nel Paese sudamericano. Macri è figlio di un italiano emigrato quando aveva 18 anni, e diventato milionario.

Lo sconfitto Scioli ha ribadito l’impegno del centrosinistra, ormai all’opposizione, di battersi per migliorare le condizioni di vita dei più poveri e di “difendere i lavoratori”. Il fatto che il vincitore Macri proviene dalla elite economica argentina, e non dalla politica, ha gatto gridare Scioli al “grande rischio per l’Argentina di consegnare il potere a uno che il potere ce l’ha già”. Infatti, Macri è anche presidente di un potente club calcistico come il Boca Juniors, oltre che alto dirigente della Confindustria argentina, e proprietario di un gran numero di azioni in alcune banche strategiche. Cosa accadrà in Argentina con questo cambiamento politico e ideologico lo si vedrà nelle prossime settimane, a partire dal 10 dicembre quando il neoeletto presidente assumerà ufficialmente l’incarico.

 

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