Aperto a Parigi il Cop21. Cos’è e quali sono i punti critici. L’agenda dei lavori e la qualità dell’accordo

Aperto a Parigi il Cop21. Cos’è e quali sono i punti critici. L’agenda dei lavori e la qualità dell’accordo

Alle ore 11 di lunedì 30 novembre, Francois Hollande, presidente della Repubblica francese, Ban-ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite e Laurent Fabius, ministro degli esteri francese hanno ufficialmente aperto il vertice planetario sui cambiamenti climatici Cop21, accogliendo i 195 capi di stato e di governo previsti a Parigi. La speranza del mondo, gridata domenica in mille marce per il clima e per la pace, è che finalmente la promessa di un accordo globale sulla sostenibilità dell’ambiente e sulla riduzione dei gas a effetto serra venga mantenuta, con la definizione degli impegni di ciascun Paese e delle eventuali sanzioni. Il vertice avrà una durata di 11 giorni, intensi e faticosi, nel corso dei quali i leader della grandi potenze – a partire da Obama e Putin e Xi – potranno finalmente parlarsi anche bilateralmente sulle due grandi questioni planetaria, il clima e la pace. Non è detto che si arrivi a conclusioni positive, date le enormi distanze che accompagnano le posizioni di ciascun leader, e data soprattutto l’attuale fragilità e debolezza delle Nazioni Unite. Come giustamente ha fatto notare Christiana Figueres, responsabile per l’Onu della Convenzione sul clima: “lo sguardo di milioni di persone si volge verso di voi. Il vostro obiettivo è quello di aprire la strada con chiarezza, e con un calendario preciso, che siano all’altezza dell’urgenza della sfida. Il mondo vi guarda e conta su di voi”.

L’agenda dei lavori

L’agenda dei lavori del vertice Cop21 è la seguente: da lunedì 30 novembre a sabato 5 dicembre: riunioni tematiche che condurranno alla definizione di un testo comune che i negoziatori porteranno a Laurent Fabius (la base per l’accordo che permetta di contenere il riscaldamento planetario sotto la soglia dei due gradi centigradi); dal 6 al 9 dicembre avranno luogo le sessioni ministeriali; il 10 e l’11 dicembre gli Stati studieranno le implicazioni giuridiche dell’accordo; venerdì 11 dicembre, in tarda serata, dovrebbe essere adottato il nuovo accordo planetario, o Convenzione Onu sul clima, se tutto dovesse procedere senza impedimenti e scontri tra leader.

Parigi sarà diversa da Copenhagen 2009?

Quante possibilità ci sono perché l’accordo venga davvero raggiunto? In questo momento è difficile dirlo, e saperlo, perché sono tanti i soggetti in campo, e tanti sono i protagonisti, non solo i capi di stato e di governo, ma anche i sindaci delle grandi metropoli mondiali, le associazioni ambientaliste, le Ong. Ciò che si può dire, fin da subito, con qualche precisione, è che l’appuntamento di Parigi dovrebbe segnalarsi come una sorta di anti Copenhagen. Nel dicembre del 2009, in Danimarca, i delegati della Convenzione Onu sul clima si erano fortemente divisi sull’accordo quadro, e partorirono un testo striminzito di tre paginette, che non conteneva nulla di sostanziale, né a proposito dei mezzi per raggiungere il limite delle emissioni di gas a effetto serra, né delle sanzioni, né degli impegni giuridici per le verifiche. A Copenhagen, gli stati “presero atto” della dichiarazione politica elaborata dopo dodici giorni di dibattiti. Due anni dopo, a Durban, in Sudafrica, gli stati si impegnarono a contenere il riscaldamento climatico sotto la soglia dei due gradi centigradi entro il 2015. Ci siamo arrivati, e questo impegno è stato del tutto disatteso. È per questa ragione che l’appuntamento parigino è considerato da qualche critico con molta cautela, al di là delle dichiarazioni pompose, soprattutto dei francesi, che vorrebbero far di tutto pur di giungere a risultati concreti. In ogni caso, il Cop21 (si chiama così perché l’appuntamento del vertice Onu sul clima si tiene ogni anno in una città diversa, dal 1995, ovvero 21 anni fa).

La preparazione del vertice Cop21 e le differenti valutazioni sulle caratteristiche giuridiche e finanziarie dell’accordo

Come si giunge a Parigi? Intanto, è stato elaborato a Bonn lo scorso 23 ottobre un documento preparatorio di 55 pagine, con un titanico sforzo di sintesi date le divergenti posizioni di tanti Paesi. Il documento, in realtà, non è il frutto di un primo negoziato, ma si limita a chiarire posizioni e opzioni, giuridiche, politiche, finanziarie. E fin dal 30 novembre, infatti, cominciano a emergere le strategie e le tattiche di ciascun Paese. “Non sarà un Trattato”, fa sapere infatti il segretario di Stato americano John Kerry al Financial Times, “perché non avrà obiettivi di riduzione dei gas serra giuridicamente vincolati, com’era stato nel caso dell’accordo di Kyoto”. Gli ha subito replicato Hollande: “L’accordo sarà vincolante, o non sarò un accordo”. E se non si assume un carattere vincolante, con l’indicazione delle sanzioni, si tratterà semplicemente di un accordo “etico”, privo di valore giuridico.

Per quanto riguarda l’altra questione delicata e spinosa, ovvero il finanziamento, non pare esserci ancora una mediazione forte e possibile. A Copenhagen, nel 2009, i paesi ricchi si erano impegnati a devolvere 100 miliardi di dollari fino al 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare il riscaldamento climatico. La crisi di questi anni ha rallentato l’invio di questi fondi. Uno studio dell’OCSE rileva che solo il 16% di quei 100 miliardi promessi è stato impiegato per il riscaldamento climatico nel Sud del mondo.

Gli interrogativi ancora aperti

Insomma, il Cop21 di Parigi si è aperto tra tanti interrogativi e tante incognite, nonostante i sorrisi di circostanza dei leader mondiali e dei capi di stato. Almeno quattro i punti rilevanti della controversia, oltre ai due citati sopra sul carattere giuridico dell’accordo e sui finanziamenti: occorre continuare a imporre una data, ad esempio il 2050?; che fare con le rivendicazioni dei leader dei paesi isolani, che vorrebbero fissare la soglia a 1.5 gradi piuttosto che a 2 gradi?; che fare delle energie fossili e come impiegare le rinnovabili nella fase di transizione?; chi assumerà l’incarico delle verifiche, quale organismo internazionale? La diplomazia di tanti Paesi è al lavoro a Parigi. La cautela è d’obbligo.

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