“Non è con l’una tantum che si risarciscono le vittime dell’amianto”. Manifestazione in piazza a Roma

“Non è con l’una tantum che si risarciscono le vittime dell’amianto”. Manifestazione in piazza a Roma

L’allargamento del Fondo amianto alle vittime ambientali è una buona notizia. Ma è l’unica. Il decreto ministeriale del 14 settembre scorso, che eroga una prestazione assistenziale “una tantum” (per gli anni 2015, 2016 e 2017) ai malati di mesotelioma per esposizione ambientale o familiare, non incontra il favore di Cgil, Cisl e Uil. I sindacati, infatti, che sono scese in piazza a Roma, assieme all’Anmil e alle associazione di esposti e loro congiunti Afeva e Aiea, con un presidio che si è tenuto presso il ministero del Lavoro.

Il provvedimento del governo, contenuto nella “finanziaria 2015” (legge 190/2015, art. 1 comma 116) e attuato con un decreto del 4 settembre scorso, prevede l’assegnazione di un contributo una tantum di 5.600 euro, in via sperimentale per il triennio 2015-2017, ai malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia per comprovata esposizione ambientale o familiare (perché figli, coniugi, conviventi di lavoratori impiegati nell’utilizzo di amianto). I beneficiari, calcolati sulla base dei dati Inail, sono complessivamente 5.140 (di cui 3.200 per il 2015, e 970 per 2016 e 2017), l’ammontare complessivo è di quasi 29 milioni di euro.

“Pur esprimendo soddisfazione per la misura, essendo stata questa una nostra battaglia, dobbiamo però rimarcare il nostro dissenso al decreto” spiega Claudio Iannilli, responsabile per la Cgil nazionale della vertenza amianto. La prima critica riguarda le risorse economiche utilizzate, che “non rispondono alle reali esigenze della platea interessata”, ed avendo carattere episodico non si configurano come un sostegno continuativo del reddito del malato e dei suoi familiari. Inoltre, aggiunge Iannilli, “più in generale non ci convince l’idea che con una quota ‘una tantum’ si possano risarcire i danni prodotti dall’amianto”.

Poco chiare, poi, sono le modalità con cui sono stati ricostruiti i dati dei malati di mesotelioma attuali e futuri. “Da un lato si sostiene che i beneficiari sono tutti coloro che sono inseriti nel Registro dei mesoteliomi, dall’altro lato si chiede a tutti di comprovare l’origine della malattia” riprende il responsabile Cgil: “Questa mancanza di chiarezza obbligherà gli interessati ad avanzare una richiesta di accesso al Fondo, aprendo quindi la strada a numerosi contenziosi giudiziari”.

I sindacati, in una lettera ufficiale inviata nei giorni scorsi al ministro del Lavoro Giuliano Poleti, sottolineano che il decreto “umilia le attese delle persone malate di mesotelioma e non coglie lo spirito e il senso delle lotte portate avanti dal movimento sindacale, che hanno ispirato la nascita della legge che ha istituito il Fondo a favore delle vittime”. Cgil, Cisl e Uil evidenziano anche il fatto che il ministro “abbia ignorato quanto la sua stessa amministrazione aveva predisposto e regolamentato circa la consultazione degli organi amministrativi del Fondo”, quindi che il provvedimento sia stato emanato senza alcuna consultazione con le parti sociali.

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