Usa. Primarie democratiche. Hillary Clinton si assicura il primo dibattito televisivo. Ma Sanders non molla

Usa. Primarie democratiche. Hillary Clinton si assicura il primo dibattito televisivo. Ma Sanders non molla

Con un sorriso e una stretta e di mano, la candidata democratica alla corsa presidenziale degli Stati Uniti, Hillary Clinton, ha ricevuto un inatteso sostegno da Bernie Sanders, il suo rivale nel campo democratico, a proposito dello scandalo delle mail, nel corso del primo dibattito televisivo sulla CNN, contribuendo così a disinnescare una questione che ha danneggiato la campagna elettorale della Clinton. Sanders ha 74 anni, da tempo è senatore del Vermont, e rappresenta l’ala più radicalmente di sinistra dei Democratici americani. Hillary Clinton, ex segretario di stato nella prima Amministrazione Obama, è invece la candidata del cosiddetto establishment di Washington, e per la seconda volta affronta, a 67 anni, la sfida delle primarie democratiche.

Sanders ha subito esordito facendo da spalla alla Clinton: “fatemi dire una cosa che forse non è di alta politica, ma credo che l’ex segretario di stato abbia ragione. Gli americani sono stufi e stanchi di ascoltare dibattiti sulle maledette mail”. La Clinton a quel punto è esplosa: “Grazie, anch’io, anch’io”, e gli ha stretto la mano. Tuttavia, dopo quel momento di calore, Clinton e Sanders se le sono suonate senza reti su alcune grandi questioni all’ordine del giorno nella politica americana: il ruolo di Wall Street nell’amministrazione centrale, i vizi del capitalismo, il controllo delle armi e la politica Usa sulla Siria. Nel corso del dibattito, Hillary Clinton ha recitato insomma il ruolo di chi si sente già futuro presidente degli Usa, e ne è stata costretta, come affermano molti commentatori americani, dal tentativo di bloccare una possibile candidatura alle primarie dell’attuale vicepresidente di Obama, Joe Biden.

Clinton ha cercato intanto di elevare le differenze col suo competitore tra i Democratici, quel Sanders che si autodefinisce socialdemocratico, ne ha criticato la convinzione per la quale gli Stati Uniti debbano uniformare il proprio modello sociale su quello dei grandi paesi nordici europei, come la Svezia, la Danimarca e la Norvegia. “Credo che il senatore Sanders”, ha detto Clinton, “dica cose sensate a proposito delle ineguaglianze che abbiamo. Ma noi non siamo la Danimarca”. A questo punto, Clinton ha voluto sottolineare di essere una progressista, “ma una progressista alla quale piace fare le cose”. Sanders le ha replicato con una destrutturazione del sistema capitalismo: “Mi devo considerare parte del processo capitalistico da casinò per il quale pochissimi hanno tantissimo e tantissimi hanno poco, per il quale l’avidità e la sventatezza di Wall Street hanno distrutto questa economia? No!”. Ed ha aggiunto con molta forza polemica: “Non è il Congresso che regola Wall Strett. È Wall Street che regola il Congresso”. Dinanzi a queste accuse strutturali, la Clinton si è rifugiata nel senso commune: “Gli Stati Uniti hanno altri bisogni che sparare sulle grandi banche. Abbiamo tanto lavoro da fare, ma se non lo facciamo con un metodo duro e complessivo, come raccomando col mio progetto, faremo passi indietro piuttosto che in avanti”.

I due candidati hanno avuto toni durissimi e uno scontro feroce sulle armi. La questione è diventata particolarmente sensibile nell’opinione pubblica americana dopo i recenti e ripetuti avvenimenti in alcune scuole del paese. Clinton ha accusato Sanders di aver votato una legge che consente ai produttori di armi di non assumersi responsabilità. Mentre lei votò contro. Sanders ha replicato che lui rappresenta al Senato uno stato rurale dove tanti possiedono armi e che ha sostenuto l’espansione dei controlli preliminari sulla vendita di armi e sugli acquirenti, un buco nella legislazione che va riempito.

In realtà, Clinton e Sanders sono i due principali protagonisti delle primarie che condurranno al voto per le presidenziali americane nel novembre del 2016, ma vi sono altri tre candidati, l’ex governatore di Rhode Island Lincoln Chafee e l’ex governatore del Maryland Martin O’Malley, e l’ex senatore della Virginia James Webb, molto meno noti, ma non meno agguerriti contro la Clinton. Così, il primo dibattito televisivo coi candidati alle primarie sulla Cnn, dei sei previsti, si è di fatto rivelato una sorta di “una contro tutti”, che ha regalato alla Clinton il favore del pubblico americano, secondo le ultime rilevazioni sul gradimento dei candidati. Un dibattito “una contro tutti” che ha dato la possibilità alla Clinton di elencare tra i nemici degli Stati Uniti “i produttori di armi, le compagnie assicurative, le aziende dei farmaci, gli iraniani, e forse i repubblicani”.

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