Stabilità. Renzi l’illusionista, dal cappello a cilindro tira fuori balle. Come in una vecchia canzone “Villa triste… le bugie che mi diceste”

Stabilità. Renzi l’illusionista, dal cappello a cilindro tira fuori balle. Come in una vecchia canzone “Villa triste…  le bugie che mi diceste”

Villa  triste… le domande, le risposte… le bugie che mi diceste. Una bella canzone di Luciano Tajoli, grande successo del 1941. Sembra oggi. La villa? Palazzo Chigi. Inquilini e frequentatori sono sempre incazzati, uomini e donne, faccia truce tipo non sa chi sono io, dettano ai giornalisti interviste, domande e risposte, sono  la manna per i retroscenisti. Il titolare del Palazzo, quando gli girano, mostra la mascella, “io tiro dritto”, i gufi? Chi se ne frega. In quanto a bugie ce ne sono in abbondanza, diffuse ogni giorno attraverso slide, tweet. Per quanto riguarda le bugie da Villa Triste ne escono a getto continuo. La legge di stabilità, da questo punto di vista, è tutta una bugia. Renzi un illusionista che dal cappello a cilindro invece del classico coniglio, tira fuori bugie.

Non siamo noi a dirlo, neppure  i sindacati, odiati dal premier, in particolare quelli che rappresentano circa tre milioni di lavoratori pubblici. In un primo tempo le notizie diffuse da Palazzo Chigi parlavano  di uno stanziamento per  rinnovo dei contratti, scaduti da ben sei anni, di circa 300 milioni di euro. Fatti i conti ogni dipendente pubblico avrebbe “goduto” di un aumento di ben otto euro lordi. Bugia: i 300 euro in realtà stando ai dati “rubati”  ai tecnici del ministero in realtà erano 200, ben 4 euro lordi di aumento. Già, i sindacati, ne avrebbero tante da dire, pensiamo alla flessibilità negata per le pensioni, al Mezzogiorno  ancora abbandonato, il lavoro, che dovrebbe essere il perno attorno al quale gira la ruota dell’economia, abbandonato come un ferro vecchio. Ma per non urtare la suscettibilità di Renzi e del responsabile dell’economia del Pd, un tal Taddei che sembra abbia litigato proprio con l’Economia, quella, appunto con la E maiuscola, lasciamo perdere Camusso, la Cgil, la Cisl, la Uil, che parlano di lotta durissima a partire dai dipendenti pubblici e anche la minoranza del Pd che, cosa lodevole, sta preparando gli emendamenti. Abbiamo visto come sono andati a finire quelli  relativi alla riforma del Senato, con un accordo con la minoranza che sposta ben poco. Eugenio Scalfari parla di un “emendamento privo di qualsiasi significato”.

Cantone (Anticorruzione): “Sbagliatissimo l’aumento dell’uso del contante a 3mila euro”

No, riportiamo fatti e opinioni segnalati e espressi da persone al di sopra di ogni sospetto. Partiamo da una personalità su cui Renzi Matteo ha fatto molto conto  tanto da affidargli un incarico di grande importanza. Si tratta di Raffaele Cantone, presidente della Autorità anticorruzione. A proposito dell’aumento dell’utilizzo del contante a 3000 euro, sostenuto a spada tratta dal premier, dal ministro Pier Carlo  Padoan, che qualche mese fa era contrario, nettamente contrario ma non fa niente, se la veda con se stesso, dal Taddei, dallo staff. Torniamo a Cantone che dice: “Ho preso posizione, sono nettamente contrario all’aumento. Credo che la norma precedente (mille euro ndr) avesse un valore soprattutto simbolico, quindi questa norma è sbagliatissima soprattutto in questa logica, di sistema: la lotta all’evasione ha bisogno di stabilità normativa, di scelte chiare e continue, non di sali e scendi”.  Prosegue Cantone: “Non credo che l’aumento di per sé porterà l’aumento di evasione fiscale, ma credo sia sbagliato essere arrivati a 500 e risalire a 3.000. Una volta che si stabiliscono delle regole bisogna stare molto attenti a cambiarle”. Un noto proverbio dice che “l’occasione fa l’uomo ladro”.

Ricolfi: la pressione fiscale rimarrà invariata. Il premier incapace di ridurre il prelievo

Torniamo alle bugie. Peggio, il vero testo della legge di stabilità non si conosce. Neppure Renzi lo conosce.  Perché non c’è e se c’è non è stato reso noto. Lo scrive non un pericoloso rivoluzionario ma il professor Luca Ricolfi, sul giornale di  Confindustria il cui presidente, Squinzi, esulta comunque. “Mancano i numeri completi e precisi della manovra – scrive nell’articolo su Il Sole 24Ore – tutto si basa su dati provvisori e tabelle lacunose”. Ancora: “Ed eccoci qui come cartomanti a esprimere opinioni basate su indizi, segnali, dichiarazioni, tweet più o meno propagandistici”. Poi dice di avere l’impressione che alcune misure produrranno effetti positivi ma smonta il punto forte di Renzi, la diminuzione delle tasse. Scrive il professore: “La pressione fiscale resterà sostanzialmente invariata nonostante tutte le riduzioni  annunciate”. E fornisce la prova matematica: “La manovra parte da un aumento tendenziale delle entrate di 29 miliardi, vedi nota di aggiornamento al DEf pag. 32, cui si aggiungeranno circa 3 miliardi di ulteriori entrate. Su questo massiccio aumento di 32 miliardi di tasse, contributi e prelievi vari si innestano le promesse cancellazioni e riduzioni, l’abolizione della tassa sulla prima casa, gli sgravi fiscali rivolti alle imprese per un totale di 22-23 miliardi”. Il professor Ricolfi fa una semplice operazione. “Il saldo fra 32 miliardi di aumenti pianificati e 22-23miliardi di diminuzione e mancati aumenti fa 9-10 miliardi di tasse in più”. Precisa che con un’inflazione all’1% i dieci miliardi non sono un aumento ma una stabilizzazione del prelievo. Conclude Ricolfi: “Se c’è qualcosa di ‘sorprendente’ (parola di Renzi)  in questa manovra è la sua incapacità di ridurre il prelievo nonostante l’ampio ricorso al deficit, misericordiosamente denominato flessibilità Ue”. Il premier è servito.

Monti. Sbagliato abolire la tassa sulla prima casa. Manovra conservatrice, non liberale

Non basta. Un altro personaggio scende in campo. Anch’egli niente a che vedere con Camusso, Cgil… Si chiama Mario Monti, ex premier. Intervistato da  Federico Fubini sul Corriere della Sera afferma: “L’abolizione di Tasi e Imu sulla prima casa è una scelta sbagliata dal punto di vista della crescita e dell’equità sociale. È la scelta perfetta dal punto di vista del consenso. Il giudizio economico è quasi unanime, da parte delle istituzioni internazionali, della Banca d’Italia, degli economisti. In Italia c’è un grandissimo debito pubblico e una grandissima ricchezza privata, al punto che periodicamente si è parlato di una tassa patrimoniale.

Si toglie un pezzo di patrimoniale che c’è negli altri paesi

Questa misura della legge di Stabilità toglie un pezzo di patrimoniale che c’era, e c’è nella gran parte degli altri Paesi”.  Gli chiede Fubini come giudica l’impostazione generale della politica economica del governo. Gli è piaciuto, dice. Il Renzi iniziale, quello delle riforme strutturali, molte  riserve sulle riforme costituzionali condotte con coraggio e per il futuro dell’Italia. Parla poi di “convinzione che l’esborso di denaro pubblico favorisca la crescita, una visione un po’ arcaica della sinistra”. Prosegue con un giudizio molto pesante per “l’assecondamento degli animal spirits imprenditoriali più con la rimozione di tasse e di regole che con l’introduzione dello stimolo di una forte e rigorosa concorrenza e di effettive liberalizzazioni; una visione conservatrice, più che liberale”. Una visione conservatrice, detto da Monti è tutto un programma. Non ci resta  che ascoltare le bella canzone di Taioli, “Villa triste… le bugie che mi dicesti”.

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