Il Sinodo. Francesco: “L’uomo che sbaglia deve essere sempre compreso e amato”. L’eco della “confessione” di monsignor Charamsa sulla omosessualità

Il Sinodo. Francesco: “L’uomo che sbaglia deve essere sempre compreso e amato”. L’eco della “confessione” di monsignor Charamsa sulla omosessualità

Grande attesa per quanto avrebbe detto papa Francesco nella conclusione dell’omelia della messa con la quale ha inaugurato il Sinodo che ha come tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Attesa in particolare perché l’apertura della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si concluderà il 25 ottobre, avveniva a poche ore di distanza da quello che è stato definito “un evento mondiale”: la confessione del teologo polacco, un atto di rottura come mai si era registrato nella storia della Chiesa cattolica. Quel “sono gay e ho un compagno” pronunciato da monsignor Krzysztof Charamsa, non l’ultimo arrivato ma una personalità di rilievo nelle gerarchie ecclesiastiche, e l’immediato dibattito aperto sui media di tutto il mondo, non poteva non avere riflessi sul Sinodo dedicato proprio alla famiglia. “Voglio scuotere questa mia Chiesa -aveva detto intervistato dal Corriere della Sera. So che ne pagherò le conseguenze: l’amore omosessuale è un amore familiare, aprano gli occhi”. Davvero non aveva senso aspettare una risposta da papa Francesco. Il suo discorso, anche se Bergoglio non è nuovo a inserire nei suoi interventi, frasi, immagini, fuori programma, è stato preparato nel tempo.

Il tema della famiglia, il “matrimonio indissolubile”

Più utile invece ricercare nella sua omelia quanto di nuovo e quanto di vecchio, se vi fosse, sul tema molto delicato della famiglia, del matrimonio, “il cui vincolo è indissolubile”, in controluce la “questione” dell’omosessualità, dei passi avanti, delle frenate della parte più conservatrice dei vescovi. Del resto è stato proprio papa Francesco ad incontrare in Usa una coppia di omosessuali ma anche una funzionaria dello stato che ha rifiutato di unire in matrimonio una coppia gay. Atto non condiviso, pontefice. Ciò che emerge, il titolo che primeggia nella stampa online, su radio e televisioni di tutto il mondo, è la conferma di una “Chiesa con le porte aperte”. “Una Chiesa con le porte chiuse – ha detto Bergoglio – tradisce se stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera”. Il papa ha sottolineato che: “l’uomo che sbaglia deve essere sempre compreso e amato”, e “la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo, accompagnarlo”. Ma ciò non esclude che, nei fatti, le posizioni espresse dal teologo polacco non trovino terreno fertile nella ufficialità della Chiesa tanto che, come era prevedibile, gli è stato tolto ogni incarico. Ma Bergoglio ha confermato le aperture che stanno contrassegnando il suo pontificato. Richiama Giovanni Paolo II quando diceva che “l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato”.

Dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo

“Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo. E la Chiesa – ha affermato – deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: ‘Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli'”. Ha parlato di un “contesto sociale e matrimoniale assai difficile”, nel quale la Chiesa è chiamata “a vivere la sua missione nella fedeltà, nella verità e nella carità”. Ciò significa “difendere l’amore fedele e incoraggiare le numerosissime famiglie che vivono il loro matrimonio come uno spazio in cui si manifesta l’amore divino; per difendere la sacralità della vita, di ogni vita; per difendere l’unità e l’indissolubilità del vincolo coniugale come segno della grazia di Dio e della capacità dell’uomo di amare seriamente”.

La verità non si muta secondo le mode passeggere o le opinioni dominanti

Ancora, nella sintesi dell’omelia riferita dall’Ansa, un monito ai fedeli ricordando che la “verità non si muta secondo le mode passeggere o le opinioni dominanti. La verità che protegge l’uomo e l’umanità dalle tentazioni dell’autoreferenzialità e dal trasformare l’amore fecondo in egoismo sterile, l’unione fedele in legami temporanei”. “Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente”.   Ancora: “La Chiesa non punta il dito per giudicare gli altri, ma – fedele alla sua natura di madre – si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia; di essere ‘ospedale da campo’, con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e sostegno; di uscire dal proprio recinto verso gli altri con amore vero, per camminare con l’umanità ferita, per includerla e condurla alla sorgente della salvezza”.

L’Assemblea sinodale è composta da 270 padri tra cui 74 cardinali e 102 vescovi di tutti i continenti

Con questa omelia parte il Sinodo sul tema della famiglia. L’assemblea è composta da 270 padri sinodali di cui tra gli altri, 74 cardinali e 102 vescovi. Dei 270 membri che parteciperanno al Sinodo, 42 vi prenderanno parte ex officio, 183 ex electione e 45 ex nominatione pontificia. I padri sinodali arriveranno dai cinque continenti. In particolare 54 saranno quelli provenienti dall’Africa, 64 dall’America, 36 dall’Asia, 107 dall’Europa e 9 dall’Oceania. Alla base dei lavori il documento Instrumentum Laboris, frutto della scorsa Assemblea Generale Straordinaria.

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