Senato. Le opposizioni: resistenza passiva, siamo ostaggi dell’accordo Renzi-Verdini. Nel voto segreto la maggioranza evapora

Senato. Le opposizioni: resistenza passiva, siamo ostaggi dell’accordo Renzi-Verdini. Nel voto segreto la maggioranza evapora

Una brutta pagina nella storia del nostro Parlamento. Forse  la più brutta. Nel passato non sono mancati scontri, anche molto duri, battaglie giocate sul filo dell’ostruzionismo, uno strumento legittimo, cui  si faceva fronte sul piano politico e non con canguri, canguroni, cangurini tanto che invece che a Palazzo Madama sembra  di essere in qualche parco nazionale dell’Australia. Una situazione come questa non ci risulta essersi mai verificata. DI fatto alle opposizioni  è stato impedito di fare il proprio mestiere che non è quello di dire sempre no, ma di indicare proposte, suggerimenti, emendamenti che si ritengono migliorativi. Alle maggioranze il mestiere di accettare il confronto, di entrare nel merito di quanto le opposizioni propongono. In poche parole, non è un bel vedere nascondersi dietro gli emendamenti per dire un no pregiudiziale e chiudere la partita. Per dirla tutta, se tu presenti milioni  di emendamenti poi magari li riduci a trecento, quattrocentomila, offri alla maggioranza, che non aspetta altro, una carta vincente proprio per eludere un confronto che in realtà non vuoi. Questo gioco delle parti ha retto ben poco. Perché al momento in cui si entra nel merito degli emendamenti la maggioranza di governo scopre il gioco. L’accordo fra Pd e Verdini regge se le bocce restano il più possibile ferme. I voti del macellaio di Firenze, ex braccio destro e anche sinistro di Berlusconi, ha assicurato il sì a quegli articoli che cambiano la Costituzione, così come sono stati presentati. Per questo la ministra Boschi, la sentinella della legge, ha fatto indigestione di no. Il “governo è contrario”, annuncia il presidente Grasso.

Ci mancavano le sciocchezze del sottosegretario Pizzetti

La partita finisce qui. Le opposizioni non abbandonano l’Aula, perlomeno per ora, lanciano un’accusa di fuoco. “Siamo ostaggi  della maggioranza dell’accordo Renzi-Verdini”, in questa situazione non siamo in grado di esercitare il nostro diritto. Non  ostruzionismo ma resistenza passiva, solo dichiarazioni di voto  sull’articolo 10. Domani si vedrà come riprende la discussione. Non si esclude l’abbandono dell’Aula, il ricorso al Presidente della Repubblica. In una situazione così delicata e complessa da registrare due sciocchezze, per non dire altro. Una del sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti: “Il passivo è solo passivo e non è resistente”. Davvero non ha mai sentito parlare di resistenza passiva? Ha mai sentito nominare Gandhi? Forse no, altrimenti saprebbe che in una lettera scritta a Tolstoj nl 1909 in merito alla lotta in Sudafrica di una tribù Indu affermava “La resistenza passiva deve e può funzionare mentre la forza non può che essere sconfitta”. Si informi sottosegretario. Un altro senatore di cui abbiamo dimenticato il nome parlava di “democrazia governante”. Certo che la democrazia governa. Il problema è vedere come. Insomma ascoltando gli interventi se ne sentono di tutti i colori.

Il testo è blindato. Gli accordi “segreti” che tutti conoscono

Certo la maggioranza ha pieno diritto di far valere i propri voti. Ciò che non può fare è affermare la disponibilità  al dialogo e poi respingere, senza entrare nel merito, ogni proposta delle opposizioni. Tanto vale dire con chiarezza che il testo è blindato, niente può essere mutato. Trattandosi di articoli che riguardano la riforma della Costituzione sarebbe necessario il confronto più largo, la ricerca di maggioranze ampie, cui si  è richiamato il Presidente Mattarella. Non gli accordi segreti, che tutti però conoscono fra gli emissari di Renzi e  Verdini, sempre più invadente e sempre più arrogante, pronto in ogni momento a  far rilevare che senza i voti del suo gruppo, Ala, il governo non va da nessuna parte. Fra l’altro la maggioranza malgrado i verdiniani di rincalzo, perde sempre più consistenza, arrivando ad un minimo di 153  voti contro i 134 delle opposizioni, con una quarantina di senatori che neppure votano. Si è trattato di un voto segreto ad un emendamento sull’articolo 10 sul quale la maggioranza ha di fatto negato ogni confronto. Un  voto ben lontano da quel 161 che segna l’asticella della maggioranza assoluta, come decenza vorrebbe, dato che si tratta di modifiche alla Costituzione. Sull’articolo vi sono stati 165 voti favorevoli solo grazie al voto dei verdiniani. Questo  articolo, che definisce i rapporti e le competenze di Camera e Senato, è molto importante, centrale nella legge.

De Petris (Sel). Almeno spiegate perché non intendete aprire ad alcuna riflessione

Da qui la richiesta delle opposizioni di un confronto reale.  A valere anche per la discussione degli  articoli più importanti. E una offerta alla  maggioranza: ritiriamo tutti gli emendamenti se il governo dà la disponibilità ad affrontare nel merito gli articoli più significativi, senza dire “no”  a prescindere. La maggioranza è presa in contropiede, Lega e Forza Italia insistono. Dal canto suo, Loredana de Petris, Sel, in un intervento, aveva posto la necessità di cambiare verso al dibattito, non muro contro muro, ma l’ascolto reciproco. “Spiegateci perlomeno perché non intendete aprire ad alcuna riflessione”. Ma la risposta non arriva. Simile la posizione dei Cinquestellati. Da qui la richiesta al presidente Grasso di sospendere i lavori per consentire una riunione di tutti i gruppi di opposizione. Anche se non è proprio convinto, accetta di sospendere i lavori. Alla ripresa tutte le opposizioni confermano il  ritiro degli emendamenti, 35 mila dice Calderoli, ma riapriamo il discorso. La maggioranza renda noti i suoi orientamenti. Si riveda, questo è compito di Grasso, la ammissibilità degli emendamenti. In particolare quelli che riguardano la norma transitoria, art. 39, sulla elezione dei senatori. Niente da fare, la situazione non si sblocca.

L’ira di Grasso, paragonato all’arbitro Moreno che eliminò l’Italia dai mondiali coreani

Grasso viene chiamato in causa, operi per rasserenare il clima. Ma lui insiste sul fatto che è solo un arbitro, non può intervenire sugli aspetti politici, ha auspicato una intesa, più di lì non può andare. E si prende una offesa bruciante. In Senato, dice il capogruppo M5S, si gioca una partita truccata “e con l’arbitro Moreno”. Grasso si infuria, “è una offesa, non ve lo permetto”. Moreno fu l’arbitro imputato di essere il responsabile della eliminazione degli azzurri, leggi Corea, ai Mondiali di calcio del 2002.

Tocci (minoranza Pd): confronto senza pregiudizi per migliorare la legge. Zanda: no

In questo clima, Walter Tocci, minoranza Pd, tenta di recuperare una situazione che si sta sempre più aggravando. Si rivolge al Pd e alle opposizioni, sottolineando che si può lavorare insieme, maggioranza e opposizioni, che da un confronto senza pregiudizi può andare in porto una legge migliorata su problemi di grande rilievo. La risposta del capogruppo Pd, Zanda, è un no, senza appello. Da qui la decisione delle opposizioni di rinunciare ad intervenire, di votare solo gli emendamenti. La “resistenza passiva”, appunto. Nella notte, nuova riunione delle opposizioni unite. Domani è un altro giorno. Peggio di così? Mai dire mai.

Come cambia la Costituzione con l’approvazione dell’articolo 10

Con l’approvazione odierna dell’art.10 del ddl Boschi, cambierà il testo dell’art. 70 della Costituzione sulla funzione legislativa “esercitata collettivamente dalle due Camere” in un modello che con l’ok all’art.1 ha già detto addio al bicameralismo paritario. In pratica vengono ridefiniti i confini della legislazione nel nuovo modello istituzionale fissando cosa deve essere approvato da entrambi i rami del Parlamento e stabilendo che le altre leggi sono approvate dalla sola Camera. Secondo la nuova disciplina, “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71”. La funzione legislativa è esercitata collettivamente da Senato e Camera, inoltre, recita il nuovo testo, oltre che per le ratifiche di trattati internazionali, “per le leggi – prosegue il nuovo testo – che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea”.

“Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva”. “Qualora il Senato della Repubblica -si legge ancora- non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata”. Quanto alla legge di bilancio e al rendiconto dello Stato è la Camera dei deputati che li approva e il Senato li esamina ma può solo deliberare proposte di modifiche entro quindici giorni dalla data della trasmissione.

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