Senato. La “riforma” passa. Verdini e migranti determinanti. De Petris: se si faceva così una legge di condominio, il condomimio esplodeva

Senato. La “riforma” passa. Verdini e migranti determinanti. De Petris: se si faceva così una legge di condominio, il condomimio esplodeva

Il tormentone è finito. L’invereconda sceneggiata che ha tenuto bloccata l’Aula di Palazzo Madama mattina e sera impegnata in quella che viene chiamata riforma del Senato, è finita.  Un dibattito in solitaria, le opposizioni hanno parlato a se stesse sentendosi dire ogni volta “parere contrario del governo”, anche agli emendamenti che ogni persona ragionevole avrebbe approvato. Neppure il minimo tentativo di un confronto. Un risultato Renzi l’ha ottenuto. È stata addirittura  anticipata, di fatto, la conclusione del dibattito che il governo aveva stabilito per il 13.I senatori faranno il week end a casa. Renzi ha subito cantato vittoria utilizzando Twitter: “Dicevano le riforme si fermeranno. Il governo non ha i numeri. Visto come è andata? Questa è la volta buona”. Fa da eco la senatrice Dem, Anna Finocchiaro, la vera protagonista di una pagina fra le più brutte della storia della nostra Repubblica. “Siamo ad un passo dall’approvazione – aveva detto -, di una legge fondamentale per il Paese. Tutto è perfettibile ma resto convinta che grazie all’unità del Pd e alla solidità della maggioranza abbiamo scritto una buona riforma costituzionale”.

Finocchiaro e Boschi, gara per assumere la paternità di una legge che sfregia la Costituzione

Hanno fatto a gara lei, presidente della  Commissione Affari Costituzionali che ha dato la linea e la ministra Boschi che si è fatta portavoce degli ordini di Renzi. Gli interventi che ha fatto in Aula meglio lasciar perdere. Finocchiaro sapeva invece molto bene ciò che voleva: l’accordo indispensabile con la minoranza, 28 senatori avevano presentato 18 emendamenti molto importanti relativi alla eleggibilità dei senatori-consiglieri regionali da parte dei cittadini, l’elezione del presidente della Repubblica, quella dei giudici della Corte costituzionale,  la maggioranza necessaria per decidere su iniziative di guerra fra i più significativi. Malgrado l’intervento del senatore Chiti, uno dei protagonisti  della “battaglia degli emendamenti” che, con tono accorato, metteva in evidenza i risultati ottenuti, la realtà è che ben poco è cambiato dal testo originale. Per di più la minoranza si è anche spaccata. Non c’è certezza neppure sulla elezione diretta dei senatori. L’articolo 39 infatti è talmente pasticciato che occorrerà attendere il varo della legge elettorale. Non solo. La ministra Boschi annunciava che si era commesso un errore per cui si doveva tornare indietro per cambiare alcune parti dell’articolo 38, contraddittorie con quanto affermato nell’articolo seguente. Loredana De Petris (Sel), tra gli altri, ha detto: “Se si faceva così un regolamento di condominio, il condominio esplodeva”.

Nei voti  segreti la maggioranza a quota 142,minoranza larga

Questi i fatti. Renzi ha ragione quando esulta. Sapeva bene che i voti li aveva se con la minoranza si raggiungeva un accordo, pagando il meno possibile, concedendo quasi niente. Lo sapeva perché la tela tessuta in segreto, segreto di Pulcinella perché  tutti sapevano delle trame fra Lotti, il sottosegretario tutto fare e Verdini, l’ex macellaio, promotore di  Ala, migranti da Forza Italia, aveva imprigionato la mosca. Così è accaduto che i voti con cui sono stati approvati gli emendamenti e poi gli articoli sono stati altalenanti fra i 142, il minimo. Nei voti segreti, e i 165, con i quali è stato approvato l’ultimo articolo del disegno di legge, il 41, contrari 58, 2 astenuti. Non hanno votato quasi cento senatori. La maggioranza assoluta è stata raggiunta solo grazie ai voti portati da Verdini e da qualche altro migrante, sette otto perlomeno. Non solo, il patto del Nazareno è stato evocato quando i senatori di Forza Italia hanno espresso voto contrario ad un emendamento della minoranza Pd. La ricomposizione del Nazareno? Chi vivrà vedrà.

Piatto di lenticchie, è offensivo o no? La parola all’Ufficio di Presidenza

Manovre sono in corso. La realtà è che la riforma della Costituzione, ben 44 articoli, è stata approvata con emendamenti votati da una minoranza. Forse il Presidente Mattarella potrebbe avere qualcosa da dire.

Non è finita qui. La conclusione si avrà martedì con le dichiarazione di voto finali a partire dalle  ore 15. Lunedì invece una grana per l’Ufficio di Presidenza, convocato da Grasso su richiesta del capogruppo del Pd, Zanda, per discutere delle accuse mosse dalla senatrice M5S, Elena Fattori, alla minoranza del Pd accusata di “essersi venduta per un piatto di lenticchie”. E si apriva la discussione se parlare di lenticchie era offensivo. L’ufficio di presidenza dovrà dire la sua. In seduta di carattere culinario.

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