Roma. Tutti appesi a un filo e il Pd perde il contatto con la città eterna, e con la realtà. La prova: lo scontro tra Orfini e Miccoli

Roma. Tutti appesi a un filo e il Pd perde il contatto con la città eterna, e con la realtà. La prova: lo scontro tra Orfini e Miccoli

“Noi continuiamo a lavorare per la città. Roma deve andare avanti”. Così il sindaco dimissionario di Roma, Ignazio Marino, all’inaugurazione dell’apertura del collegamento viario Fidene-Villa Spada, a chi gli chiedeva se volesse andare avanti. Con ogni probabilità, nei prossimi giorni e per chi appoggia senza se e senza ma, il sindaco dimissionario, anche nei prossimi mesi, sarà uno stillicidio di piccole e velenose dichiarazioni, frutto di quanto il Pd ha riservato a Marino. Non si può assolutamente fare una stima su quanti, tra i consiglieri democratici, sono a favore o contro il proseguimento dell’esperienza amministrativa che mandò fuoristrada Alemanno e le su destre fatte di clientele e malaffare, quello che è certo è che una parte consistente, per alcuni considerata anche decisiva, sta pensando seriamente di voltare le spalle alle indicazioni, meglio dire imposizioni, del ‘commissario’ Orfini, che è sempre meno ‘autorevole’ e sempre più ‘isolato’ visto che il suo segretario Renzi, dopo aver chiesto ed ottenuto il ritiro dei suoi proconsoli inviati a Roma (Causi ed Esposito, ndr) ha sempre più marcato le distanze da quanto accade nel cortile del Palazzo Senatorio capitolino.

Renzi dal Sudamerica si smarca: “C’è lì una persona che deve chiudere la vicenda”

Chiare le parole del premier-segretario, pronunciate dall’altra parte del mondo e che chiudono ogni via di fuga ad Orfini: “C’è una persona che sta lì proprio per chiudere questa vicenda: la chiuda. Io non mi infilo mica in certe beghe e tanto meno mi metto a mercanteggiare”. Poche parole che la dicono lunga sui convincimenti di Renzi. A questo punto i margini di manovra per Orfini sono decisamente ridotti a poche braccia di mare, dove è possibile anche annegare politicamente.

Orfini ora tira in ballo anche i vecchi debiti del Pd. Puntuale la replica di Miccoli

Su questo si innesta anche la polemica al fulmicotone proprio tra Orfini e l’ex segretario romano del Pd, Miccoli, sui debiti accumulati a Roma dal partito. Per la maggioranza filorenziana sembra una via di fuga sbandierare il collasso delle casse del Pd capitolino. Una strategia iniziata domenica, quando ai quattro venti è stato reso pubblico, legittimamente se vero, il mancato versamento al partito da parte del sindaco dimissionario Marino, di circa 10mila euro di quote legate alla percentuale del 10%  dello stipendio da destinare dall’eletto al suo partito. Ciò che non è comprensibile, è non considerare o ignorare che i debiti dei democratici capitolini sono da far risalire al passato e dunque non possono essere ricondotti, come vorrebbe Orfini e non si sa poi per quale motivo, all’attuale gestione politico-amministrativa. Puntuale la reazione dell’ex segretario romano del Pd Miccoli: “Si risponde a una battaglia politica gettando fango sulla mia persona. Questo metodo su di me non funziona. Nella mia vita non mi sono fatto mai intimorire da nessuno, né dalle denunce di Alemano su parentopoli, né dai fascisti”.

Azuni (Sel): “Marino venga in Aula. Pronti a dare via libera alla sua continuità”

Chiara la posizione di Sel, ribadita in più occasioni dai suoi rappresentanti in Aula Giulio Cesare e tra questi spicca la presa di posizione di Gemma Azuni, vicepresidente dell’Assemblea Capitolina: “Noi abbiamo sempre detto che il passaggio istituzionale è fondamentale: il sindaco deve avere la possibilità di dare le sue spiegazioni davanti alla sua maggioranza in Aula sulla questione scontrini e sui temi del programma elettorale che noi abbiamo firmato. Se la pronuncia del sindaco è rispetto a un ritorno a quanto sottoscritto in campagna elettorale noi ci siamo a dare il via libera a una sua continuità amministrativa”. A chi le chiedeva come mai, secondo lei, ci fosse questo accanimento del Pd nei confronti di Marino, Azuni ha risposto: “Io non riesco a capire questo accanimento. Non riesco a capire come persone nominate che non sono passate dal voto possano decidere il destino di Roma. Il passaggio istituzionale, soprattutto per rispetto ai cittadini, va fatto”.

Quello che è certo è che il Pd in caso di elezioni andrebbe incontro alla disfatta

Fin qui le questioni legate al partito che detiene, per ora, la golden share in Campidoglio. Va detto poi  che quello che è certo è il fatto che Marino ha contro una buona parte della sua maggioranza, ma non è detto che nella volata finale verso la scadenza burocratica del fine mandato, certificato dalle sue dimissioni, qualcuno possa anche pensare di far marcia indietro. Giocare, oggi, o tra qualche mese, una partita elettorale, sia contro le destre, che soprattutto contro i 5 Stelle, sarebbe come mettere su un ring Godzilla contro un criceto. Molti consiglieri della maggioranza dissolta, in particolare quelli del Pd, riflettono proprio su questo punto, soprattutto dopo la fantomatica riunione ‘carbonara’ che ha nella notte romana fatto volare in basso tanti pensieri e poca voglia di dire qualcosa di compiuto. Sfidiamo qualsiasi osservatore o semplice cittadino ad intercettare, tranne qualche frase smozzicata dei big, note stampa, considerazioni o messaggi affidati alla rete da parte dei consiglieri del Pd. Sembra regnare la consegna del silenzio e la preoccupazione dei diretti interessati risponde ad una sola domanda: quanti di loro riusciranno a doppiare il mandato? Probabilmente pochi, viste le percentuali assegnate dai sondaggi soprattutto al Pd. Paradossalmente è diverso il discorso legato alla Lista Civica del sindaco dimissionario, che se si ricandiderà, potrebbe confermare lo stesso numero di consiglieri, buone chances anche per Sel, che potrebbe raccogliere tutti i consensi dei delusi di ‘sinistra’ in fuga dal Pd.

I ‘professorini’ dei 5 Stelle all’attacco ma sbagliano su una vecchia mozione di sfiducia: bocciata

Da registrare nella giornata di martedì la presa di posizione dei 5 Stelle, mai così pronti a note e dichiarazioni e guarda caso il munizionamento a disposizione è impiegato proprio contro il Pd: “L’ammutinamento del Pd verso Marino – scrivono i Consiglieri 5 Stelle – è la solita farsa. Dicono di essere pronti a sfiduciarlo ma come? C’è infatti una sola mozione di sfiducia depositata in assemblea capitolina: la nostra. E anche se il Pd ne presentasse una oggi questa non potrebbe essere votata, perché il regolamento prevede che tale atto non può essere discusso dieci giorni prima della sua presentazione o 30 giorni dopo”. Ma in serata i professorini del movimento grillino sono costretti a subire l’onta di una bocciatura sui regolamenti, visto che proprio la loro mozione di sfiducia, anche se datata, viene bocciata dalla Presidenza dell’Assemblea capitolina e consegnata agli archivi. Ecco la nota ufficiale: “In relazione alle notizie diffuse dalle agenzie su una mozione di sfiducia depositata all’Assemblea Capitolina dal gruppo Movimento5Stelle, si ribadisce quanto già comunicato allo stesso gruppo il 21 luglio scorso con una nota ufficiale della Presidenza. Secondo il comma 1 dell’articolo 42 del Regolamento del Consiglio Comunale la mozione di sfiducia deve essere sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri (19 nel caso dell’Assemblea Capitolina). La mozione, depositata il 18 giugno 2015 dai soli consiglieri del gruppo Movimento5Stelle De Vito, Frongia, Raggi e Stefàno, pertanto non poteva essere esaminata ed era da considerarsi irricevibile”.

Share

Leave a Reply