Si moltiplicano i nemici di Marino. Le paure del Pd incarnate dal commissario Orfini

Si moltiplicano i nemici di Marino. Le paure del Pd incarnate dal commissario Orfini

Impedire al sindaco Ignazio Marino di andare in Assemblea capitolina per evitare quello che tra gli scranni dell’aula viene annunciato come un “bagno di sangue” tra il primo cittadino e il Partito democratico ed al tempo stesso trovare, magari con qualche escamotage, basta un codicillo dello Statuto del Pd capitolino, di bloccare al Sindaco dimissionario anche la strada della partecipazione alle eventuali elezioni Primarie. Sarebbe questo il percorso, discusso ed approvato dai renziani capitolini, una sorta di linea Gustav, invalicabile e destinata a mettere la parola “fine” su di una pagina che il partito vuole continuare a leggere come già chiusa, anche sfruttando i “cavilli” del regolamento d’Aula. C’è anche da dire che sembrerebbe a solo a salve, visto il regolamento di Roma Capitale, la minaccia del Pd di sfiduciare il primo cittadino. I numeri, a norma di regolamento, sarebbero al di sotto della soglia rappresentata dalla maggioranza assoluta, (25 voti consiglieri su 48) che darebbero il benservito a Marino. I soli voti dei renziani del Pd sarebbero decisamente insufficienti a superare lo scoglio decisivo per sfiducia e la cacciata del ‘maramaldo’. In tutto questo si respira al Nazareno la paura di restare fuori da ogni possibile competizione futura. C’è voglia di scaricare Marino, ma al tempo stesso lo spetro delle elezioni ed i sondaggi, fanno tremare le fondamenta di quel che resta del partito romano. Tutto questo si legge negli occhi di Orfini, chiamato a gestire l’ultimo drammatico passaggio del suo commissariamento, quello che, con ogni probabilità consegnerà l’amministrazione capitolina alle Destre o, se la città sarà più fortunata, al Movimento 5Stelle.

Marino sempre più convinto ad andare in Aula. Prima richiesta di convocazione ufficiale del Consiglio

Il sindaco dimissionario intanto è sempre più convinto di voler presentarsi in Aula Giulio Cesare anche grazie alla richiesta di convocazione dell’Assemblea capitolina presentata al presidente Valeria Baglio dal vicecapogruppo di Forza Italia, Dario Rossin, con una lettera ufficiale sottoscritta da 12 consiglieri di opposizione. Nonostante la lettera firmata obblighi Baglio a riunire una capigruppo per decidere quando convocare l’aula, non mancano tra le pieghe del regolamento le opportunità per ‘sterilizzare’ la richiesta di convocazione.

Servirà comunque una capigruppo che ritenga opportuna la convocazione del Consiglio

Lunedì, come annunciato da Baglio, si deciderà quando fissare la capigruppo. Inoltre, secondo lo stesso regolamento, dopo la conferenza dei capigruppo, l’Aula può essere convocata già nelle successive 24 ore ma anche entro 20 giorni e arrivare quindi dopo il 2 novembre, giorno in cui le dimissioni del sindaco Marino diventeranno effettive. Il “cavillo” è tutto racchiuso nell’articolo 22 del regolamento che dice: “Qualora nella conferenza dei capigruppo non si raggiunga un accordo unanime, le decisioni sono assunte dal presidente, con il consenso dei presidenti dei gruppi la cui consistenza numerica sia pari almeno ai tre quarti dei componenti il Consiglio senza computare a tal fine il sindaco. Qualora nella conferenza non si raggiunga tale maggioranza, il presidente rimette la propria decisione all’Aula che si pronuncia dopo l’effettuazione di un intervento da parte di un consigliere a favore e di uno contrario alla decisione del presidente”. Stessa procedura se, come prevede sempre il regolamento (articolo 27) a fare richiesta scritta di convocazione fosse il sindaco. Il primo cittadino potrebbe, quindi, “tecnicamente” non riuscire ad andare in Assemblea capitolina e il Pd riuscire a chiudere definitivamente la partita. Questo l’aspetto squisitamente burocratico, anche se nei dettagli sono già al lavoro decine di ‘interpreti’ del regolamento e schiere di avvocati che cercheranno di dipanare una matassa decisamente più che ingarbugliata.

Contro il sindaco non cessano gli attacchi mediatici. Protagonisti il ‘Corrierone’ e Il Messaggero

Su Marino, intanto, non cessano gli attacchi mediatici di Repubblica, di cui parliamo in altra parte del giornale, arrivano quelli del Corriere che sempre nell’edizione online, spara cartucce al veleno sempre contro lo stesso bersaglio, fantasticando di una presunta, e smentita, polizza assicurativa chiesta dal sindaco agli uffici capitolini, poche ore prima di rassegnare le dimissioni. Sempre il Corrierone ha anche ipotizzato la volontà del sindaco, smentita anche questa, di provare a costituire una Giunta di ‘salvezza capitolina’ destinata ad insediarsi per un numero di mesi necessari a gestire il Giubileo della Misericordia e composta da personalità di spicco del panorama politico, istituzionale ed economico romano. Questa volontà del sindaco non troverebbe alcun riscontro e la strada, con ogni probabilità resterà quella del faccia a faccia nell’Aula Giulio Cesare, ultimo passaggio democratico per dare fiducia o meno ad un sindaco legittimamente eletto ed illegittimamente, se accadrà, affondato.

Domenica alle 12 la manifestazione in Piazza del Campidoglio

Domenica, intanto resta fissata la manifestazione alle 12 in piazza del Campidoglio a sostegno dell’attuale Amministrazione e del sindaco dimissionario. La ‘rete’ ha raccolto migliaia di adesioni e testimonianze. L’animatore Daniele Dezi, tra i protagonisti di questa iniziativa, ha annunciato questo nuovo momento di mobilitazione. Si tratta di un tam tam in rete che punta a far tornare indietro dalle sue decisioni il sindaco dimissionario. Sarà una manifestazione senza bandiere di partito, molto civica e sentita. Una anticipazione, se Marino sarà costretto a lasciare, di una nuova fase politica che non escluderà l’attuale sindaco dalla competizione. Proprio quello che il Pd non vorrebbe che accadesse.

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