Magistrati a congresso. Forti critiche alle politiche del governo. Alfano arrogante, abbassa i toni il ministro Orlando. Tregua? Forse, ma non troppo

Magistrati a congresso. Forti critiche alle politiche del governo. Alfano arrogante, abbassa i toni il ministro Orlando. Tregua? Forse, ma non troppo

Sembra di assistere a un minuetto, vecchio stampo, fra signore e signori che si fanno l’inchino, la riverenza. Ma quando il ballo finisce si spettegola, ci si guarda in cagnesco, l’uno dice male dell’altro. Poi si torna ai sorrisi a fior di pelle. Sarà una impressione ma a noi ascoltare gli interventi  dei magistrati e quelli dei rappresentanti del governo pare proprio di assistere a un vecchio rito. Nello splendido teatro Petruzzelli, a Bari, due giorni di Congresso della  Associazione nazionale magistrati, hanno messo in mostra  le profonde differenze fra le politiche sostenute dalla  rappresentanza delle toghe e quelle del governo su due questioni di straordinaria importanza, la lotta alla corruzione e gli strumenti necessari, anche dal punto di vista delle leggi e quindi della azione del governo e l’utilizzo delle intercettazioni, la loro pubblicazione nel rispetto certo della privacy ma soprattutto della libertà dell’informazione che deve essere garantita non solo ai giornalisti ma ai cittadini cui deve essere garantito il diritto alla conoscenza. Inutile nascondere che le posizioni fra magistratura e governo sono profondamente diverse.

L’esecutivo più interessato al problema delle intercettazioni che alla lotta alla corruzione

Difficile fare pace e dagli interventi, dalle dichiarazioni fuori dal Teatro, dei ministri Orlando e Alfano, si capisce che al più si può parlare di una tregua. Forse neppure questo. Il presidente  dell’Anm, Rodolfo Sabelli, aveva affermato nella sua relazione che il governo aveva dimostrato di essere più interessato al problema delle intercettazioni che alla lotta contro la corruzione. Apriti cielo, chiuditi terra. E da terre lontane lo stesso presidente del Consiglio in visita nei paesi dell’America latina, aveva fatto sapere che queste parole se le era legate al dito. Che con i magistrati non avesse buoni rapporti era cosa nota. Malgrado la Costituzione preveda che chi ha cariche politiche si deve comportare con onore, proprio Renzi Matteo affermava a più riprese che finché non si arrivava al terzo grado di giudizio uno non era  colpevole. Non è un caso che i suoi rapporti con Verdini siano, attraverso il sottosegretario Lotti, fra i migliori. Eppure proprio in questi giorni la sua testimonianza su una cena in cui non c’erano certo gentiluomini dovrebbe significare qualcosa. Non solo dichiarare che la sua “icona” è il carcerato Dell’Utri non è certo un belvedere.

Si potrebbe fare un elenco di personalità pubbliche che hanno problemi con la giustizia

Facciamo a meno di ricordare che Verdini ha qualche problema con la giustizia. Si potrebbe fare un elenco di personalità pubbliche che hanno problemi, anche gravi, con la giustizia e restano  al loro posto. Basterebbe questo per sostenere che qualche carenza dei poteri pubblici nella lotta alla corruzione c’è davvero.

Replica  il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. I magistrati hanno parlato a nuora perché suocera intenda. Avrebbero “individuato un nemico esterno per sconfiggere quello interno. Sono le toghe ad essere attraversate da uno scontro fra le correnti”. Poi un avvertimento: “Il problema fondamentale – dice – è che l’Anm non faccia gli stessi errori fatti in passato dalla politica: pensare che chiunque solleva una critica o chiunque chieda un cambiamento debba essere visto come un nemico”. Stop. Alfano, invece, è più grossolano, meno raffinato, arrogante. Non entra nel merito di quanto affermato nella relazione, prende a sassate i magistrati e ricorda loro che la Procura di Caltanissetta indaga su un sistema di favoritismi ruotante intorno alla gestione dei beni sequestrati alla mafia, che avrebbe come fulcro il  giudice antimafia Silvana Saguto: “Invece di attaccare – dice Alfano rivolto all’Anm – pensino a Palermo e facciano autocritica”. Un clamoroso autogol perché su questo caso la Procura indaga e a lui invece sta bene che i rinviati a giudizio, gli indagati, stiano in Parlamento, nelle Regioni, negli enti locali e magari nel suo piccolo partito.

Il segretario dell’Anm al ministro degli interni. Non abbiamo bisogno di lezioni

Il segretario dell’Anm, Carbone, risponde al ministro degli interni a muso duro: “non abbiamo bisogno di lezioni”. Il Pd nella sua parte più becera insorge e parte lancia in resta all’attacco dei magistrati. I quali non hanno alcun interesse ad alimentare un clima di scontro, a loro interessano riforme, interventi e certezze e strumenti per combattere la corruzione dilagante nel nostro Paese. Il segretario dell’Associazione, Maurizio Carbone puntualizza: “Non vogliamo lo scontro e non facciamo paragoni con il passato. Chiediamo riforme concrete e risposte forti e questo non sempre è accaduto sulla corruzione. La stessa politica sta facendo autocritica: se in meno di due anni si sta modificando la legge Severino, vuol dire che avevamo ragione”. E Sabelli precisa: “Io ho parlato di strategia della delegittimazione. In realtà non mi riferivo al governo. Mi riferivo a un clima che conosce anche momenti singoli di delegittimazione quando si raffigura la magistratura come una casta attenta ai privilegi o quando si ricorda la magistratura che fa poemi sulle ferie: ecco ci sono i momenti di delegittimazione che noi rifiutiamo”. Una retromarcia? Certo che no, diciamo una finezza perché quando Sabelli afferma che qualcuno raffigura la magistratura come “casta” “che fa poemi”, c’è un nome e cognome ben noto, basta leggere interviste, tweet, slide.

Il Guardasigilli. L’Anm, interlocutore essenziale, ma respinge tutte le critiche.

Si arriva così all’intervento di Orlando, che, invitato, arriva al Congresso. Sabelli fuma il calumet della pace e presenta il Guardasigilli con toni scherzosi e amichevoli: “Accogliamo il ministro Orlando – dice – e vorrei rassicurarlo che non c’è clima di attacchi frontali e non è arrivato nella fossa dei leoni. Vogliamo anzi un confronto leale e aperto, aperto anche alle critiche che non siano distruttive”.  Orlando usa toni da diplomatico navigato. Forse la convivenza nel Pd renziano comporta tanta “diplomazia”. Dice: “Non c’è; c’è una dialettica con posizioni diverse, come è fisiologico che sia. Non credo ci si stata ieri un’aggressione al governo, né oggi un’aggressione alla magistratura. La dialettica può essere accesa, l’importante è che ci sia pieno rispetto”.In modo meno rozzo e senza toni arroganti però respinge le critiche sia per quanto riguarda le intercettazioni che la lotta alla corruzione. Ma conclude. “L’Anm è un interlocutore essenziale per me e per il governo. Abbiamo bisogno di proseguire un dialogo, che non sia tarato su contrapposizioni”. Anche Sabelli aveva detto che la magistratura associata rifiutava “una polemica distruttiva, una contrapposizione che non serve a nessuno. A questo tipo di contrapposizione ci sottraiamo, noi non la vogliamo, vogliamo il confronto  che può avere anche momenti critici anche reciproci. Personalmente penso che possiamo crescere più con le critiche che con i complimenti”. Per quanto riguarda  le parole di Orlando,l’Anm interlocutore essenziale, vogliamo crederci anche se non è facile. Per quanto riguarda  il governo, diciamo Renzi, non ci crediamo. Lo provano i fatti. Non risulta che il premier abbia mai incontrato Sabelli. Stop, finisce il minuetto, ognuno resta sulle proprie posizioni.Pensiamo che l’Anm faccia bene a mantenerle nell’interesse del  paese.

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