Lo scontro tra Agenzia Entrate e parte del governo è l’ultima goccia del caos politico suscitato dalla Finanziaria

Lo scontro tra Agenzia Entrate e parte del governo è l’ultima goccia del caos politico suscitato dalla Finanziaria

Lo scontro tra la responsabile dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi e parte del governo Renzi, ha ormai toccato punte di asprezza polemica che non s’erano mai viste prima. Di fatto, è la conferma che le scelte di questo governo fanno esplodere ogni giorno contrasti e conflitti rilevanti proprio sul piano dei rapporti istituzionali. E quello che è scoppiato tra direzione dell’Agenzia delle Entrate e parte del governo è il segno di un nervosismo istituzionale difficile da contenere, e che finalmente diventa pubblico, non resta chiuso nelle segrete stanze del potere.

Ripercorriamo origini e sviluppi della vicenda

I fatti, in breve. Rossella Orlandi viene nominata da Renzi responsabile dell’Agenzia delle Entrate al posto di Attilio Befera, molto spesso criticato per i blitz della Finanza nei luoghi delle villeggiature dei vip. Dopo un intervento alla Leopolda, Rossella Orlandi viene chiamata a Roma nel giugno 2014 per dare una mano nella lotta all’evasione fiscale concordata con il ministero dell’Economia, e soprattutto per stringere le maglie del fisco in previsione della legge sul rientro dei capitali. Passano pochi mesi, e la Orlandi si ritrova a fare i conti con una sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittimi 767 dirigenti nominati senza concorso pubblico. La sentenza svuota l’Agenzia di dirigenti preziosi e “storici”, molti dei quali, a quel punto, scelgono di andarsene a lavorare nel privato. Il governo non sa che pesci prendere nei confronti della sentenza, si divide tra coloro che propongono una “sanatoria”, come Padoan, e coloro che inflessibilmente vorrebbero un concorso pubblico, azzerando le direzioni dell’Agenzia e immobilizzandola, come l’attuale sottosegretario Zanetti di Scelta Civica. Lo scontro ha origine da qui, e covava sotto la cenere. Una settimana fa, Rossella Orlandi, nel corso di un convegno della Cgil solleva la cenere e lancia l’allarme: intendono svuotare l’Agenzia delle entrate, di risorse umane, di ruoli e di funzioni. E accusa apertamente alcune scelte del governo che sarebbero all’origine di questo svuotamento, dall’aumento della circolazione del contante a tremila euro, alla mancata sanatoria sui dirigenti, fino alla decisione di chiudere molti sportelli periferici dell’Agenzia. Contro il grido di dolore lanciato dalla Orlandi, è scattata l’ira del sottosegretario all’Economia, Zanetti, nonché leader di Scelta Civica, che in un’intervista a Repubblica ne chiede le immediate dimissioni, e una verifica di governo.

Le posizioni politiche e la certificazione che il caos è stato determinato dalle politiche del governo

Una esternazione, quella del sottosegretario del Tesoro, che però fa trasalire la sinistra Pd, già in trincea contro la scelta giudicata ‘pro-evasori’ di alzare la soglia del contante: le affermazioni di Zanetti sono “inaccettabili”. Ancora un segnale preoccupante che nel governo c’è chi lavora per allargare le maglie della lotta all’evasione fiscale. È il momento che Padoan chiarisca la posizione del governo”, è la richiesta che arriva da Roberto Speranza, seguito da Stefano Fassina e Pippo Civati ma anche da Sel. Reazioni a caldo che scatenano una raffica di commenti dei renziani, che accusano la sinistra Dem di pensare solo a far polemica mentre il governo la lotta all’evasione la porta avanti coi fatti. E che fanno sorridere Zanetti, convinto che aver fatto “imbestialire l’intera sinistra” significhi che si sta muovendo “nel giusto”. Ma a gelare il leader di Scelta Civica arriva la nota del Tesoro che, di fatto, blinda Rossella Orlandi in sella all’Agenzia delle Entrate: “Stima immutata” dice Padoan, e nessun passo indietro sulla lotta all’evasione che va avanti, ma con mezzi diversi, anche grazie “all’innovazione” come sottolinea dal Perù Matteo Renzi, che si è tenuto per il momento fuori dalla querelle.

Lapidario e amaro il giudizio del presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia: “Sono disarmato dal caos sovrano che regna al Ministero dell’Economia, le dichiarazioni di Padoan e Zanetti sull’Agenzia delle Entrate sintetizzano una schizofrenia che adesso rende inevitabile un’immediata valutazione politica”. Boccia poi aggiunge: “È una brutta pagina, direi indecorosa, fatta di inutili polemiche, frutto di decisioni politiche sbagliate e connivenza burocratica. Adesso diventa prioritario che il MEF trovi una soluzione perché l’Agenzia delle Entrate non può restar ferma. È una ferita che va sanata con concorsi chiari e regolari e il Parlamento deve scolpire sulla pietra la sentenza della Corte Costituzionale per tutte le decisioni allegre di arruolamenti senza concorso a tempo indeterminato”.

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