La legge di stabilità? Un fantasma si aggira nei palazzi del potere. Intanto Renzi si dedica a una propaganda sfacciata

La legge di stabilità? Un fantasma si aggira nei palazzi del potere. Intanto Renzi si dedica a una propaganda sfacciata

La  legge di Stabilità? È come la sora Camilla, tutti la vogliono nessuna la piglia. A Roma la signora si chiama Camilla, in altre città Cecilia e via dicendo. Prima o poi arriverà. Intanto si aggira nei palazzi del potere. L’attendiamo di ora in ora, è il ministro Pier Carlo Padoan a segnare il tempo. È pronta, ha detto, verso ore 12 di giovedì. Può essere inviata al Presidente della Repubblica. Alle ore 20 il fattorino, si fa per dire, non era ancora partito da via XX Settembre. Ma da Palazzo Chigi, perché è da lì che deve essere dato il via libera, ti fanno capire che c’è bisogno di tempo. Perché? Certo, si devono ancora definire i conti, inventare qualcosa che sia poco comprensibile come per esempio i conti che riguardano la sanità, tanto che il presidente della Regione Piemonte e presidente della Conferenza delle Regioni si è dimesso da quest’ultimo incarico.

La sanità sempre più a rischio. Chiamparino lascia la presidenza della Conferenza delle Regioni

Poi cerca di rimediare e dice che  non mette in discussione la legge, ci mancherebbe, ma la Regione di cui è presidente ha un buco di otto miliardi. Lui si deve dedicare anima e corpo al Piemonte. In realtà se la legge venisse approvata così com’è le Regioni si troverebbero in difficoltà. Possono ricorrere all’aumento delle tasse ? Ma no, Renzi dice che le tasse per la prima volta nella storia diminuiscono, quindi… in alcuni casi, però. È  tutta una questione di “Lea”, livelli essenziali di assistenza, le prestazioni e i servizi che il  Servizio nazionale deve fornire a tutti i cittadini. Con le Regioni il governo aveva concordato un aumento di un miliardo per far fronte, appunto, ai “ Lea”. Chiamparino teme che il miliardo, ottocento milioni perlomeno sia vincolato a nuovi “Lea”. Dice Chiamparino: “Se c’è un vincolo vuol dire che l’aumento è condizionato”. Insomma, per le Regioni sarebbe un bel guaio e, di conseguenza, per i cittadini che già oggi devono rinunciare a curarsi. In barba a “Lea”.

Il testo è pronto. Ma precedenza assoluta a due pagine scritte dal premier

La realtà è che il testo è pronto, ma si deve prendere tempo. Precedenza assoluta a due pagine di “considerazioni” del premier. Hanno subito fatto il giro, e-news del premier, su tutte le agenzie di stampa, televisioni, radio, quotidiani online, internet, tweet, facebook e tutte le moderne diavolerie che ci fornisce la moderna tecnologia. Usa un verbo all’imperfetto indicativo, “dicevano”, e mette un fila tutte le critiche che non sono mancate, anzi sono state moltissime, al testo, o meglio agli annunci dati da Renzi Matteo. In realtà lui ha un solo obiettivo, colpire i “gufi” o meglio, e lo dice esplicitamente, la minoranza del Pd. Con il tono  arrogante che ormai fa parte del suo dna. Per quanto riguarda i gufi afferma: “Dicevano, dicevano. Il ritornello dei gufi è tutto qui, in questo dicevano. Mentre loro dicevano noi facevamo”. Vuol dire con questa battuta che non si può neppure parlare, criticare le sue scelte politiche, le alleanze con la parte peggiore del  centro e della destra? Pare di sì. Ma nella storia chi voleva impedire il “dicevano”, fortunatamente non ebbe la meglio.

Renzi prende a schiaffoni la minoranza Dem che forse li vuole

Ancora più sferzante nei confronti della minoranza Dem, presa a schiaffoni. Prenda nota la “ditta” che rischia di diventare un punching ball, ma forse lo vuole, visto il voto favorevole dato al vergognoso decreto che attacca il diritto di sciopero dei lavoratori di musei, gallerie, beni culturali. “A quella parte del Pd che contesta sempre, a prescindere – dice – vorrei domandare: cosa è più di sinistra? Litigare su mille euro di contante o mettere finalmente le risorse sul sociale e sulla povertà?”. Davvero, si tratta di un esemplare prezioso di impunito che passerà alla storia, verrà indicato ad esempio di ciò che non si deve dire e fare. Ma di quali cifre “messe sul sociale” va parlando? Miserie, una presa in giro per milioni di poveri. Per non parlare dei pensionati rinviati al 2017, se va bene. Nel frattempo, mentre il premier si esercita in annunci circola una notizia che riguarda tre milioni di dipendenti pubblici. Viene confermato che per il rinnovo dei contratti fermi da quasi nove anni la cifra messa in legge, al massimo può consentire aumenti lordi di 5 euro al mese. Non solo, per quanto riguarda il turn over non si andrà oltre il 25%. Ci fermiamo qui, risparmiamo le dichiarazioni del ministro dell’Economia, ormai abituato a non dire niente, frasi fatte del tipo le  “riforme come la nuova legge elettorale e il nuovo Senato garantiranno continuità istituzionale ed efficienza legislativa”.

Fratoianni (Sel): Siamo a una condizione inquietante, comica, scandalosa

Si tratta davvero di una situazione al limite della decenza. Dice Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel: “Siamo in una condizione inquietante, comica, scandalosa. Non sappiamo più come definirla. Dopo otto giorni la legge di Stabilità è ancora un fantasma che si aggira tra Palazzo Chigi e il ministero di via XX Settembre. Siamo fermi alle slide”. “Nonostante ogni giorno – prosegue – il premier, il ministro dell’Economia ne annuncino il proverbiale arrivo alle Camere anche oggi niente. Questo comportamento è francamente inaccettabile. Il Parlamento, gli italiani hanno il diritto di sapere cosa c’è scritto nella legge di Stabilità”.

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