Krugman: vi spiego perché in Canada ha vinto il centrosinistra keynesiano e antiausterity. Una lezione per l’Europa

Krugman: vi spiego perché in Canada ha vinto il centrosinistra keynesiano e antiausterity. Una lezione per l’Europa

Lo scorso 20 ottobre, abbastanza a sorpresa, i canadesi hanno decretato la vittoria nelle elezioni legislative della Camera bassa, al Partito liberale di sinistra guidato da Justin Trudeau, che ha conquistato ben 184 seggi su 338. I conservatori erano al governo in Canada dal 2006, e dalle queste elezioni sono usciti più che malconci. In un articolo sul New York Times, l’economista e premio Nobel Paul Krugman offre una riflessione sulla vittoria canadese del centrosinistra, che può essere un’ottima lezione anche per gli europei. L’abbiamo tradotto parzialmente per i nostri lettori.

Il Canada è stato a sorpresa molto spesso il luogo in cui il futuro accade per la prima volta. E accade di nuovo. Lunedì, gli elettori canadesi hanno rovesciato dal potere i conservatori, decretando la vittoria ai liberali di centrosinistra. Ci sono molte cose interessanti nella piattaforma liberale, ma ciò che mi colpisce enormemente è il rifiuto chiaro, netto, dell’ortodossia dell’austerità ossessionata dal debito che ha dominato il discorso politico in tutto il mondo occidentale. I liberali hanno fornito agli elettori una franca e aperta visione keynesiana, e hanno vinto alla grande. Prima di infilarci nelle implicazioni del voto, parliamo della lunga storia canadese di tranquilla eterodossia economica, soprattutto nella politica monetaria.

Negli anni ’50, tutti consideravano essenziale fissare la propria moneta sul dollaro Usa, a qualunque costo – tutti tranne il Canada, che ha lasciato libera la sua moneta di fluttuare, ed ha scoperto che un tasso di cambio fluttuante funzionava molto meglio. Più tardi, quando le nazioni europee si dimenavano per entrare nell’euro, il Canada dimostrava che è possibile mantenere la propria moneta nonostante i legami economici con un gigantesco vicino. E poi, i canadesi sono stati presi meno di noi dalla ideologia della deregolamentazione bancaria. Di conseguenza, il Canada si è risparmiato i momenti peggiori della crisi economica del 2008. Ecco ciò che ci conduce alla questione dei deficit e degli investimenti pubblici. Ed ecco ciò che si legge nella piattaforma del partito liberale canadese: “i tassi di interesse sono al punto più basso della storia, la nostra infrastruttura attuale sta invecchiando rapidamente e la nostra economia è bloccata dalla mancata crescita. Ora è il momento per investire”. Sembra ragionevole, no? E lo è. Viviamo in un mondo stracolmo di risparmi che il settore privato non intende investire, ed è così avido da prestare ai governi a tassi di interesse molto molto bassi. Ovviamente, è una buona idea prestare a tassi così bassi, impiegando i risparmi in eccesso, per usare i mattoni che miglioreranno il nostro futuro, ma non dobbiamo citare i disoccupati creati dalla domanda debole. Nel mondo avanzato, i programmi di stimolo fiscale di dimensioni modeste introdotti nel 2009 si sono affievoliti. Dal 2010, gli investimenti pubblici sono crollati in termini di percentuali sul PIL sia in Europa che negli Stati Uniti, ed hanno toccato punte minime ben al di sotto dei livelli pre-crisi. Perché? La risposta è che nel 2010 l’opinione delle elite ruotava attorno alla convinzione che il deficit era il grande problema che i politici dovevano affrontare, non l’altissima disoccupazione e la crescita debole. Non c’è mai stata alcuna prova per questa convinzione; dopo tutto, quei bassi tassi di interesse dimostravano che i mercati non erano poi così spaventati dal debito. Pochi politici accorti hanno cercato di mettere in discussione questa ortodossia. Infatti, in Gran Bretagna, il Labour ha accettato le convinzioni conservatrici secondo le quali la nazione affrontava una crisi fiscale, e si era ridotto ad sostenere quale fosse il margine sostenibile che avrebbe costituito l’austerità. Perfino Obama ha temporaneamente iniziato a riecheggiare la retorica repubblicana sulla necessità di tirare la cinghia del governo. I politici di centrosinistra che adottano l’austerità si vedono costretti a sostenere che non intendono infliggere tanta paura. È una affermazione perdente, sia politicamente quanto economicamente.

Ora arrivano i liberali di Justin Trudeau, che finalmente vogliono dire quel che gli economisti sensibili (presenti perfino nel Fondo Monetario Internazionale) dicevano da tempo. E non sono stati puniti politicamente – anzi, hanno riportato una vittoria stupefacente. I liberali canadesi riusciranno a concretizzare il loro programma? Lo faranno. Lo speriamo tutti. Trudeau ha l’opportunità di dimostrare al mondo che cos’è una politica fiscale veramente responsabile.

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