Istat. Gli italiani tornano a sognare una nuova auto? Allora è tornata la fiducia strilla Renzi, un successo del governo. Camusso: ci mobilitiamo per cambiare la Finanziaria

Istat. Gli italiani tornano a sognare una nuova auto? Allora è tornata la fiducia strilla Renzi, un successo del governo. Camusso: ci mobilitiamo per cambiare la Finanziaria

Gli italiani tornano a sognare una nuova auto. L’Istat segnala un miglioramento delle intenzioni di acquisto dell’autovettura dei consumatori, mentre restano stabili gli orientamenti all’acquisto di un’abitazione e diminuiscono i progetti di manutenzioni straordinarie nella propria casa. In generale, sono in aumento i giudizi positivi sull’opportunità di acquisto di beni durevoli per la crescita di coloro che ritengono di poter spendere “molto di più che in passato per questi beni” (al 23,2 dal 22,7). Nel complesso, la fiducia delle imprese è tornata ai livelli del 2007, prima della crisi. Al top quella dei cittadini. Ci viene da ridere, ma ci sarebbe da piangere. Quanto affermato dalle agenzie di stampa fa parte della “rilevazione statistica” sulla fiducia di cittadini e imprese. Se una delle domande, e non abbiamo dubbi che sia così, ci mancherebbe, se lo dice l’Istat, è questa, si capisce bene perché l’Istituto abbia emesso grida di gioia, immediatamente trasmesse a Renzi Matteo che si trovava Cuba. Chi non sogna una nuova auto? Pensiamo nessuno. Noi abbiamo sempre  sognato  addirittura una Ferrari. Ha ragione Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori quando chiede in quale paese l’Istat abbia condotto le sue interviste. Quali sono le domande, quanti gli intervistati, quali categorie sociali, come sono state effettuate. Interrogativi che valgono anche per l’indagine Acri-Ipsos nel quadro della giornata mondiale del Risparmio. Ottimismo a piene mani sulla situazione economica delle famiglie che “tornano a risparmiare”. Il numero dei soddisfatti supera quello degli insoddisfatti, due persone su 20 hanno visto un miglioramento del proprio tenore di vita.

Niente si conosce sulle procedure seguite dall’Istat nelle rilevazioni statistiche

Sono stati sufficienti questi dati del tutto ipotetici, facilmente smentibili, rilanciati dai media senza un minimo di approfondimento, basati su indagini di cui niente si conosce per  dar modo al Renzi Matteo, che questi numeri attendeva con ansia, di tenere un comizio agli imprenditori cubani e italiani riuniti a L’Avana. “Per la prima volta dopo anni – affermava – c’è in Italia un cambiamento di clima profondo. Come certifica l’Istat, la fiducia dei consumatori e delle imprese è tornata a livelli pre-crisi. L’Italia ci crede, noi ci siamo”. E ci ha creduto anche il Presidente della Repubblica che ha affermato che “i segnali di ripresa lasciano sperare che la crisi sia alle nostre spalle. Ora si possono aggredire le cause della disoccupazione”. Addirittura il governatore di Bankitalia prevede una crescita del Pil dell’1%.

Si scoprono  magagne e  contraddizioni. I giudizi sui bilanci famigliari  peggiorano  e smontano l’ottimismo

Ma fra le righe di tanta “fiducia” si scoprono anche le magagne ben nascoste. I giudizi sui bilanci familiari infatti peggiorano. Calano infatti coloro che dichiarano di “risparmiare  qualcosa” dal 19,5 al 18,9. Aumentano  coloro che dichiarano di “dover usare i risparmi”, dal 19,7 al 20,4. Entra di nuovo in campo Federconsumatori che parla di una “indagine che non ha preso in considerazione le famiglie interessate da disoccupazione e cig, i pensionati al minimo, i giovani senza lavoro costretti a farsi sostenere ancora da genitori e parenti. Ogni giorno continuiamo a ricevere le segnalazioni, le denunce e le richieste di aiuto di cittadini in situazione di estrema difficoltà”. “Basti pensare -prosegue l’organizzazione dei consumatori – che, per mantenere un figlio, nipote, parente disoccupato una famiglia  spende mediamente 400-500 euro al mese. Una cifra che potrebbe essere altrimenti destinata al risparmio. Se un miglioramento c’è stato sul fronte del risparmio, quindi, di certo riguarda le classi medio-alte e alte, non la generalità delle famiglie”.

Padoan: con i soldi della flessibilità riduciamo le tasse alle imprese

Se da  L’Avana Renzi inneggia ai “successi” del suo governo, il ministro Padoan non è da meno. Addirittura annuncia che le tasse saranno diminuite in misura maggiore rispetto a quanto scritto nella legge di stabilità. La dichiarazione di Juncker sul via libera allo sforamento del deficit ed alla flessibilità sui conti pubblici tenendo in considerazione i costi dell’emergenza migranti fanno intravedere un miliardo o qualcosa di più. Come usarli? Ovviamente a favore delle imprese, riducendo l’Ires da subito.

Di tutt’altra opinione, non c’è proprio niente da festeggiare, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. Intervistata dall’Unità, Renzi si trova lontano da Roma, a proposito della legge di stabilità afferma che “siamo ancora dentro lo schema di austerità e di chi lo ha preceduto. Non ci sono novità”. “Da un decennio – ha proseguito – si escludono investimenti pubblici come motore, se non esclusivo perlomeno fondamentale, per far viaggiare la ripresa. Troppa fiducia nel mercato privato che dovrebbe trainare la ripresa” perché “gran parte del nostro sistema imprenditoriale ha smesso da tempo di investire preferendo la rendita. I fatti ci dicono che negli ultimi anni il sistema imprenditoriale si è ritratto da tutto, ha venduto i suoi migliori cicli produttivi e non ha utilizzato le risorse messe a disposizione dalle ‘Tremonti’ fino agli ultimi provvedimenti del governo per incamerare in rendita”.

Il segretario Cgil: sostenere la crescita vuol dire fare investimenti che generino occupazione

Invece, “sostenere la crescita per noi è prima di tutto fare investimenti che generino occupazione. Siamo sempre nella stessa logica dell’austerità, le interpretazioni cambiano, ma rimaniamo legati alle compatibilità date. Ed è qui che viene a mancare il tema della giustizia sociale”. La Cgil  chiede  al Parlamento di cambiare la legge di stabilità. “Definiremo le nostre priorità – ha concluso Camusso – tra queste: le pensioni, risorse per dare risposte dignitose al rinnovo dei contratti pubblici, la sanità, il Mezzogiorno e lo stop all’innalzamento di contanti a 3 mila euro che è un messaggio incentivante per l’evasione”. E parla della mobilitazione dei lavoratori e dei pensionati a sostegno delle richieste dei sindacati. Cgil, Cisl, Uil del Pubblico impiego intanto annunciano una manifestazione  nazionale Roma il 28 novembre. Sempre a novembre, nella capitale manifestazione promossa dalla Fiom Cgil, il sindacato dei metalmeccanici. L’autunno caldo è iniziato.

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