Il maglio dell’Opus Dei, la confusione del Pd e la laicità di Ignazio Marino

Il maglio dell’Opus Dei, la confusione del Pd e la laicità di Ignazio Marino

Non è un caso che sia stata Paola Binetti a stappare lo spumante per prima, dopo la notizia della bocciatura del Consiglio di Stato delle trascrizioni dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero. In un comunicato stampa, la parlamentare della destra cattolica e orgogliosa della sua appartenenza all’Opus Dei, aveva scritto: “Oggi il sindaco di Roma ha un motivo in più per dimettersi: la clamorosa bocciatura del Consiglio di Stato sulla trascrizione delle nozze gay in Italia”. In queste parole, è condensata la ragione di fondo per la quale Ignazio Marino è stato costretto alle dimissioni: la controffensiva di esponenti di spicco dell’Opus Dei, molto attivi nella gerarchia vaticana e nella politica nazionale. Paola Binetti conclude la sua nota con queste parole al vetriolo: “demagogia e populismo di alcuni sindaci, in flagrante contraddizione con una chiara indicazione venuta dal ministro dell’Interno attraverso i prefetti, hanno solo contribuito a rallentare l’iter di approvazione di una legge che tante coppie omosessuali attendono”. È la conferma di una guerra strisciante che si è aperta tempo fa tra le ragioni della laicità dello Stato, perseguite da Ignazio Marino (fin dal suo programma per le Primarie del Pd del 2009), e le testarde, ignobili, ignominiose chiusure di segmenti della gerarchia vaticana (con a capo l’ex presidente Cei, Camillo Ruini) che hanno trovato il loro braccio armato nell’Opus Dei e nell’attuale ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Particolare curioso, ma da non sottovalutare, il giudice estensore della sentenza del Consiglio di Stato, Carlo Deodato, aveva più volte espresso sui social media la sua appartenenza all’oltranzismo cattolico, mentre si vocifera che anche il presidente del Collegio giudicante appartenga all’Opus Dei. Entrambi sono schierati dalla parte di queste nuove frange minoritarie del cattolicesimo, orientate dall’Opus Dei, ma molto potenti, sia tra i vescovi che tra i parlamentari. Il recentissimo Sinodo sulla famiglia si è chiuso con una evidente frattura nella gerarchia ecclesiastica, e solo un voto ha permesso al Documento finale di essere approvato, mentre ben 80 sono stati i contrari. Nella Chiesa in generale, ma nella Chiesa italiana in particolare, si è aperta una guerra sotterranea, tra coloro che condividono le aperture pastorali di papa Francesco e le riforme importanti e decisive da lui sostenute (quel “chi sono io per giudicare un omosessuale” di papa Francesco ha trovato molti nemici, purtroppo), e la parte più conservatrice e reazionaria della Chiesa, quella delle Sentinelle in piedi e di coloro che in tante realtà stanno propagandando una teoria antigender farlocca e piena di menzogne. In questa guerra strisciante e clandestina, è calato il maglio dell’Opus Dei, prima su Ignazio Marino, assunto come simbolo della laicità dello Stato che celebra matrimoni omosessuali e li trascrive in anagrafe, poi sullo stesso pontefice (la notizia farlocca del suo tumore è uscita ad hoc da certe stanze vaticane). Perché? Perché qualcuno pensa, nell’Opus Dei, che nell’anno del Giubileo straordinario, la Chiesa non possa farsi oscurare dalla celebrazione di matrimoni laici. E dunque, nella città di Roma va meglio un commissario prefettizio che risponde direttamente al capo del Viminale, Angelino Alfano, piuttosto che un sindaco laico e libertario. Non è questione di poco conto. È questione di affermazione di poteri, e i poteri si affidano spesso ai simboli.

In questa guerra, ormai emersa ed evidente, il Pd nazionale e romano tollera che Alfano possa già dichiararsi vincitore, non capisce quale sia la vera posta in gioco e impone le dimissioni di Ignazio Marino con polemiche del tutto strumentali e pretestuose, punta le sue carte sul disegno di legge Cirinnà, che però deve attendere (come il Paradiso, in un celebre film). Restiamo sul Partito democratico: al di là della sua evidente confusione politica, è o no un partito che sostiene la laicità dello Stato, sancita dalla Costituzione? Un partito laico, ma non laicista, può tollerare che il ministro dell’Interno del suo governo esploda con queste parole incredibili: “Le nozze gay in Italia non esistono. Abbiamo vinto!”? Chi ha vinto? Noi la risposta ce l’abbiamo, e parla di una trasformazione ideologica e politica del Pd renziano, tutto proteso alla costruzione della nuova Democrazia cristiana, con cambio di nome. In questo progetto, che nelle parole illuminanti di Fabrizio Cicchitto, tende allo sterminio “dei comunisti, operazione che a Renzi è riuscita mentre ad altri no”, non c’è spazio né per la sinistra né per i sostenitori della laicità dello Stato. L’agenzia Ansa rivela che da fonti parlamentari giunge la notizia di una Direzione nazionale del Pd ad hoc sulla legge Cirinnà e sulla cosiddetta stepchild adoption, l’adozione della prole del partner dello stesso sesso, da tenersi a ridosso della discussione in Aula, se e quando ci sarà. Se questo è il progetto, se l’Opus Dei stappa lo spumante, il Partito democratico costruisce una nuova identità, e non è di sinistra. Roberto Speranza e Pierluigi Bersani se ne facciano una ragione, e, ad esempio, sostengano, qui ed ora, Ignazio Marino per ciò che rappresenta da sindaco laico di una capitale che vuole essere laica, plurale, aperta, e non più dominata da ideologie reazionarie.

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