Il Guardian pubblica un documento “segreto” nel quale si dice che l’Italia pagò un riscatto di mezzo milione di dollari per il rilascio di Pelizzari nel 2012. Vero, falso?

Il Guardian pubblica un documento “segreto” nel quale si dice che l’Italia pagò un riscatto di mezzo milione di dollari per il rilascio di Pelizzari nel 2012. Vero, falso?

Il Guardian ha pubblicato un articolo col quale denuncia il presunto pagamento di un riscatto, da parte delle autorità italiane, per il rilascio di due ostaggi nelle mani dei pirati somali. E non solo. Sembra che i servizi di intelligence italiana abbiano poi costruito una falsa verità sulla liberazione dell’ostaggio. Le rivelazioni del Guardian sono contenute in un documento di un’agenzia di spionaggio diffuso giovedì 8 maggio, ma del quale non vi sono stracce, stranamente, sui media italiani.

Il Guardian sostiene che il pagamento è avvenuto per il rilascio di Bruno Pelizzari, italiano, e di Debbie Carlitz, cittadina sudafricana, e sua compagna, rapiti dai pirati somali nell’ottobre del 2010, e rilasciati nel 2012. Il documento visionato dall’autorevole quotidiano britannico è catalogato come “secret”, e scrive che l’agenzia italiana di intelligence AISE ha pagato un riscatto di 525.000 dollari. “Per nascondere il pagamento del riscatto”, scrive il documento, “AISE, SNSA (l’agenzia nazionale somala di sicurezza) e gli stessi ostaggi si sono accordati su una versione da fornire ai media e al pubblico, per la quale il rilascio degli ostaggi era stato il risultato di un’operazione di salvataggio avvenuta con successo da parte delle forze di sicurezza somale”.

Il documento riporta poi le contraddizioni della risposta internazionale al rapimento. Sia il governo degli Stati Uniti che il governo britannico rifiutano il pagamento dei riscatti, ma altri paesi hanno un comportamento più ambiguo, per il quale si paga nascostamente il riscatto, mentre in pubblico lo si nega. Il governo italiano, nel caso di Pelizzari e Calitz, rispose con “confusione e offuscamento della verità”, scrive il Guardian. Invece di riconoscere che era stato pagato un riscatto, oppure di opporre un banale “no comment”,  il governo tentò “deliberatamente di sviare”, prosegue il Guardian. Non fu un caso, dunque, il monito di David Cameron al vertice Nato, quando impose agli altri stati membri, tra i quali l’Italia, di non pagare alcun riscatto.

E ancora. Nel documento reso pubblico dal Guardian si evidenzia che il sotterfugio italico fa parte di comunicazioni riservate ottenute dall’unità investigativa di Al-Jazeera e condivise col quotidiano britannico. Alcune delle comunicazioni riservate, tra le quali documenti delle agenzie dei servizi nel mondo, vennero pubblicate all’inizio di quest’anno e comprendevano rivelazioni sulle divisioni in Israele a proposito del programma nucleare iraniano e la necessità di colpire il capo di Greenpeace International. A dimostrazione delle verità contenute nel documento è stato presentato giovedì a Londra per la prima volta un documentario realizzato da Al Jazeera proprio sulla vicenda del rapimento e del pagamento del riscatto di Pelizzari e di Calitz. Il documentario si basava interamente sulle notizie fornite dal documento, datato 6 luglio, “segreto” e scritto da un ufficiale dei servizi segreti del Sudafrica responsabile per il Corno d’Africa.

Pelizzari e Calitz stavano pescando nell’Oceano Indiano, al largo della costa della Tanzania, quando vennero rapiti dai pirati e trattenuti in una località segreta in Somalia. Al loro rilascio, vennero trasportati su un jet privato a Roma il 22 giugno 2012, dove vennero prelevati da agenti italiani e da un rappresentante del governo sudafricano. Ne documento “segreto” si legge che “gli ostaggi vennero istruiti da agenti italiani a non rivelare il fatto che fosse stato pagato un riscatto, ma piuttosto di informare i media che il governo transitorio federale della Somalia li aveva tratti in salvo”. A quell’epoca l’Agenzia France Presse scrisse: “le autorità somale hanno detto che la coppia era stata liberata dalle mani di ribelli affiliati ad Al Qaeda nel corso di un raid congiunto delle forze di sicurezza e dell’esercito, mentre il Sudafrica sostiene che anche l’Italia era stata coinvolta”. Il portavoce della Farnesina disse allora di non poter commentare il caso specifico, ma affermò che la posizione italiana sugli ostaggi non era cambiata. E si limitò a riportare le frasi ripetutamente dette in Parlamento dal governo che negavano il pagamento di un riscatto in cambio del rilascio degli ostaggi.

Va infine rammentato che lo stesso Guardian riportò per primo la notizia, nel gennaio scorso, del pagamento del riscatto di diversi milioni di dollari nel caso delle due operatrici umanitarie Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Mentre il New York Times ricorda che dei 23 stranieri trattenuti come ostaggi dell’Isis in Siria, la maggior parte è stata liberata dopo il pagamento di un riscatto, e che solo i cittadini americani e britannici sono stati uccisi o sono ancora trattenuti. Insomma, attendiamo risposte certe e autentiche da parte del nostro governo e dal nostro Ministero degli esteri.

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