Il caso Roma, il mosaico di Renzi, e la Sinistra: alcune considerazioni e un appuntamento al 7 novembre

Il caso Roma, il mosaico di Renzi, e la Sinistra: alcune considerazioni e un appuntamento al 7 novembre

Fummo facili profeti quando individuammo nella laicità di Ignazio Marino una delle ragioni vere, e politicamente determinanti, per la sua “cacciata” dal Campidoglio. Marino ha confermato i matrimoni omosessuali celebrati all’estero, li ha registrati in un apposito albo, ha riconosciuto i diritti inalienabili delle coppie di fatto, ancora vergognosamente non risolti da una legislazione nazionale. Avemmo ragione, perché la conferma giunge dal tam tam sui social media, di queste ore, a proposito del commissario prefettizio che ne prenderà il posto, Francesco Paolo Tronca.

Chi è il commissario prefettizio di Roma, da chi e perché è stato scelto

Quest’ultimo è accusato di aver diligentemente (e come poteva essere diversamente?) seguito gli ordini del Viminale quando si trattò di bloccare il sindaco di Milano Giuliano Pisapia proprio sul versante della trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero. Il conflitto col sindaco progressista di Milano ebbe perfino drammatici risvolti giudiziari, con una denuncia per abuso di ufficio contro Pisapia per non aver voluto sottostare al diktat del prefetto Tronca. Non solo. Il tam tam dei social media segnala un articolo del quotidiano l’Unità, siglato da Jolanda Bufalini, il 29 maggio 2011, quando cioè era ancora davvero il giornale fondato da Gramsci, in cui si svela che il solerte funzionario prefettizio, all’epoca dei fatti dirigente dei Vigili del Fuoco, aveva distolto “autista e mezzo di soccorso dal servizio per essere utilizzati come Ncc, noleggio con conducente ma gratuito, per accompagnare il figlio del dottor Francesco Paolo Tronca e un’altra persona a un incontro di calcio”. La partita era un Roma-Inter di Coppa Italia. La stessa Bufalini riepiloga così la biografia dell’attuale commissario prefettizio di Roma: “Il prefetto Tronca è stato nominato nel novembre 2008 dal ministro dell’Interno Roberto Maroni capo del dipartimento dei vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile, è persona di cultura, laureato in giurisprudenza e storia, Grande ufficiale al merito. Gran parte della sua carriera prefettizia si è svolta al nord, fra Varese, Milano e Brescia, dove si deve essere guadagnato la stima del ministro leghista. Ma la Roma dei ministeri esercita una grande attrazione sull’anti-burocratico Nord, come dimostra la più recente rivendicazione della Lega. Nell’attesa di trasferire a Milano qualche dicastero, la strategia, almeno per quanto riguarda i pompieri, sembra essere un’altra: mezzi nel Nord-est e dirigenti nella Capitale. Con relativi benefits. Al prefetto Tronca, ad esempio, sarebbero stati assegnati ben due attici, in via Piacenza, a due passi dal Quirinale. Alloggi di servizio che non gli spetterebbero”. Non abbiamo motivo di dubitare delle informazioni pubblicate dall’Unità il 29 maggio 2011, anche perché non abbiamo notizie di smentite. Segnaliamo, tuttavia, che l’Unità targata Renzi, nell’articolo di presentazione di Tronca, non fa alcun cenno all’articolo di Jolanda Bufalini. Un caso di damnatio memoriae fatto in casa.

L’interazione tra Alfano, Cantone e Renzi, all’origine della scelta

Ora che ne abbiamo capito le ragioni profonde, legate a quel contrasto durissimo con Pisapia, ci chiediamo chi l’abbia voluto a Roma e perché. Molti quotidiani stabiliscono una relazione diretta tra le frasi del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone a proposito dell’assenza degli anticorpi a Roma di fronte invece a un ritorno prepotente di Milano come capitale morale della nazione, e quel tweet di Renzi “viva Milano, viva l’Italia”, col quale celebrava le magnifiche sorti e progressive dell’Expo. Sembra dunque verosimile che la scelta del prefetto di Milano Tronca sia il frutto di un patto tra Renzi, Cantone e Alfano, che ha scartato invece il candidato di Gabrielli, attuale prefetto di Roma. Immaginiamo anche le feste in Vaticano – ammesso che qualche alto prelato non abbia anch’egli partecipato alla designazione di Tronca – quando si è diffusa la notizia. Oltretevere sono certi che con Tronca, a Roma, nessuno oserà celebrare matrimoni omosessuali, né procedere a trascrizioni. L’immagine di Roma capitale del cattolicesimo integralista nell’anno del Giubileo è salva. Il quotidiano dei vescovi, Avvenire, dedica al prefetto Tronca una pagina, ma senza alcuna enfasi, con l’integrale della conferenza stampa, in cui emergono due verità: la prima, il prefetto confessa che seguirà la legalità, la sua coscienza e la sua esperienza, secondo le direttive dello stato, e dunque conferma sotto traccia che non avrà alcuna autonomia nella amministrazione complessa della capitale; la seconda, non conosce la realtà dei problemi con i quali dovrà confrontarsi. E allora chi e come governerà Roma in questi mesi difficili, fino alle elezioni? La risposta, siamo certi, verrà da Palazzo Chigi, in collaborazione col Viminale e la Prefettura, e con la sovrintendenza di Cantone. È la dimostrazione che con la caduta di Ignazio Marino, il Pd di Renzi ha voluto uccidere la politica, affidandosi ai quartieri alti della burocrazia del Viminale. Ci sembra di capire che si tratta di una sospensione organizzata della democrazia, che potrebbe rispondere ad una precisa strategia politica, orchestrata da Renzi, ed elaborata proprio per effetto della lezione ligure alle elezioni regionali, dell’esperienza dell’Expo milanese, in combinato disposto con l’articolo 138 della Costituzione.

Il mosaico machiavellico di Renzi per la riproduzione del potere

Cerchiamo di mettere assieme le tessere di questo ambizioso mosaico strategico al quale Renzi sta lavorando da qualche tempo. Al termine, sarà molto più chiara la ragione per cui Roma è stata commissariata. Partiamo dalla tessera fondamentale, l’articolo 138 della Costituzione che in qualche modo impone il referendum confermativo per le riforme costituzionali, qualora non si fosse raggiunta la maggioranza dei due terzi in seconda lettura. Pertanto, il referendum ci sarà, forse in autunno del 2016, o al più tardi nella primavera del 2017, e non prevede raggiungimento del quorum della maggioranza dei votanti. Sulle riforme, Renzi si è giocato gran parte della sua credibilità, soprattutto in Europa, e non può permettersi sconfitte. Pertanto, non può far altro che affidarsi alla maggioranza che lo ha sostenuto (forse, al netto della sinistra interna del Pd, il cui travaglio sarà sempre più evidente quando dovrà schierarsi per il Sì), una maggioranza che appunto andrebbe da Verdini a Cuperlo, passando per Alfano. Ma Verdini e Alfano cosa chiedono in cambio? Semplice, la sparizione del Pd, per far posto ad un partito, della Nazione o come si chiamerà, che raccolga segmenti della destra ex berlusconiana, centristi, renziani, della prima, seconda e ultima ora. La maggioranza delle riforme diventa maggioranza politica, estesa e diffusa sul territorio.

 Per arrivare al voto referendario e poi a quello legislativo, c’è un passaggio ineludibile, le elezioni comunali, nelle città metropolitane più grandi, significative e importanti d’Italia, Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino, Cagliari. A Roma, Napoli e Bologna, lo strappo tra Pd e sinistra si è già consumato. Non si sa cosa accadrà a Milano, ma è evidente che se il Pd dovesse candidare Giuseppe Sala, dominus dell’Expo, salterebbero non solo le primarie, ma soprattutto gli accordi con la sinistra di Pisapia e Vendola. A Torino e a Cagliari sembra invece che l’accordo tenga, ma aspettiamo gli eventi. Roma, Milano, Napoli e Bologna (corrispondenti a un quarto dell’intero elettorato nazionale) saranno le città in cui Renzi dovrà sperimentare il nuovo corso del suo stesso partito, forse con l’abbandono del nome, e l’adesione alla trasformazione in lista civica coalizzata con altre liste civiche. Questo schema funziona se e solo se si aderisce ad un candidato sindaco secco, senza celebrazione di primarie: Sala a Milano, Marchini a Roma, ad esempio. Se si vince, anche al ballottaggio, vuol dire che il progetto ha un futuro, altrimenti occorrerà rivedere i piani. Se le elezioni comunali andranno secondo i desideri di Renzi, il referendum confermativo sarà probabilmente celebrato in autunno, altrimenti verrà posticipato, in attesa di ulteriori sviluppi. Intanto, il primo tassello del mosaico è stato aggiunto, la testa del sindaco di Roma, per volere delle gerarchie vaticane e di Angelino Alfano.

La partita della Sinistra e l’appuntamento del 7 al Quirino, a Roma

È anche evidente che dinanzi a uno scenario di questo genere, che può sembrare fantapolitico, ma non lo è, per la sinistra si apre una partita tutta da giocare, se solo si decidesse a giocarla in modo unitario. Il mosaico strategico di Renzi ha già dissolto un grande patrimonio di relazioni e fiducia di alcuni rilevanti soggetti sociali, dai pensionati ai dipendenti pubblici, ai giovani, ai sindacati, a importanti segmenti del mondo del lavoro. Ha compiuto da tempo una scelta classista, naufragando verso Confindustria e Marchionne. E adesso non può far altro che costruire quel progetto di raggruppamento centrista e di destra, che oltrepasserà l’esperienza politica del Pd. Ben venga dunque ogni mobilitazione di ricostruzione unitaria della sinistra, a partire dall’appuntamento del prossimo 7 novembre, dalle ore 10, al teatro Quirino di Roma, dove i parlamentari di sinistra danno appuntamento a chiunque voglia impegnarsi per dare voce alla politica. Il mosaico di Renzi ha per effetto l’abbandono machiavellico della politica, per orientarsi alla riproduzione del potere. Noi, a sinistra, non solo dobbiamo e possiamo impedirlo, ma abbiamo la missione storica di confezionare un pensiero alternativo. Un pensiero politico, innanzitutto.

 

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