Emergenza università: un successo l’Assemblea nazionale della FLC Cgil. Uscirne si può? Il 9 ottobre gli studenti di nuovo in piazza

Emergenza università: un successo l’Assemblea nazionale della FLC Cgil. Uscirne si può? Il 9 ottobre gli studenti di nuovo in piazza

“Fuori dall’emergenza. Costruiamo una via d’uscita dalla crisi dell’Università”: suonava come una richiesta quella della FLC CGIL che il 1 e 2 ottobre scorso ha riunito a Roma docenti, ricercatori, studenti in una grande assemblea nazionale dell’università, un’assemblea che invitava i suoi partecipanti a riflettere sullo stato di emergenza, in atto e in crescita, in cui purtroppo versa il mondo accademico oggi.

“Emergenza? I segnali ci sono tutti”, afferma Francesco Sinopoli, segretario nazionale FLC CGIL, “il calo degli iscritti, per esempio. Nel 2003 erano poco meno di 340mila e adesso appena 260mila. Per non parlare del fatto che a ridursi sono soprattutto le iscrizioni delle famiglie meno abbienti del Mezzogiorno. E poi la riduzione del numero di docenti, l’espulsione dei precari, le sempre più degradate condizioni di lavoro di tutto il personale. Insomma, così non si va da nessuna parte”.

Ed è proprio da qui, da questi numeri e da queste considerazioni, che sono partiti le associazioni degli studenti, le reti dei dottorandi, dei ricercatori precari e strutturati e i tanti ospiti che hanno partecipato all’assemblea, dando il loro contributo al dibattito e alle sessioni tematiche in cui si sono confrontati punti di vista, opinioni e idee. Da questa due giorni è emersa con forza l’idea di rilanciare il ruolo pubblico e la funzione sociale dell’università, che mai come ora necessita di finanziamenti da parte dello Stato tali da colmare l’enorme divario che ci separa dai sistemi formativi della maggior parte dei paesi europei, ad iniziare da quelli che sono considerati i nostri principali partner o competitori. Un’idea che accomuna le coscienze di tutti.

“La società deve prendersi carico dell’università e di garantire l’accesso ad essa a tutti, indipendentemente dalle loro condizioni economiche di partenza”, afferma Alberto Campailla, portavoce di LINK–Coordinamento Universitario. “La situazione del Diritto allo studio in Italia, i cui servizi sono già rivolti ad una platea ridottissima di studenti, nemmeno la metà della media europea, è a dir poco tragica. Dei già pochi idonei a ricevere i servizi del diritto allo studio, non tutti ricevono ciò di cui hanno diritto: sono i cosiddetti idonei-non beneficiari. Infatti le risorse non bastano per tutti e quindi uno studente su quattro, pur avendo un reddito molto basso, ben al di sotto di 21000 euro di Isee, non riceve la borsa di studio ed è costretto ad affrontare con le sue forze spese spesso proibitive per poter studiare.” E la situazione non sembra essere destinata a migliorare, se pensiamo che la tassazione aumenterà in tutti gli atenei a causa dell’introduzione del nuovo Isee, i cui effetti negativi già evidenti: le richieste di borse di studio sono crollate del 30%. Gli studenti si sono trovati fuori dai massimali isee e ispe anche senza cambiamenti nel loro reddito.

Nonostante tutto, però, dall’emergenza si può uscire e la grande partecipazione a quest’assemblea lo ha dimostrato. Solo con un fronte compatto, senza alcuna frammentazione, in grado di avanzare le proprie rivendicazioni e pretendere impegni chiari dalla politica si può vincere questa battaglia. Ed è esattamente con queste intenzioni che gli studenti tutti saranno di nuovo in piazza il prossimo 9 ottobre, in una grande manifestazione promossa dalla Rete della Conoscenza e sostenuta anche dalla FLC Cgil. Perché l’università è un bene di tutti e nessuno, tantomeno chi la fa e la vive tutti i giorni, sarà disposto a rinunciarci.

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