Congresso Magistrati. La Boschi non incanta. Indipendenza e autonomia, cardini degli equilibri costituzionali e non ossequi formali

Congresso Magistrati. La Boschi non incanta. Indipendenza e autonomia, cardini degli equilibri costituzionali e non ossequi formali

L’assenza dal nostro Paese del Renzi Matteo impegnato in America latina a raccontare quanto sia bravo  il suo governo forse offre qualche occasione di “libera uscita” ai ministri. Lo dimostra l’intervento della ministra Boschi, sempre allineata al suo capo, al Congresso della Associazione magistrati. Come è noto il premier se potesse eliminerebbe l’Anm, un sindacato e quindi cosa da tenere a debita  distanza, una “casta” che pensa solo alle ferie come più volte ha detto. Il presidente Sabelli aprendo i lavori del Congresso aveva criticato duramente il governo accusato di fare più attenzione alle intercettazioni che alla lotta contro la corruzione. Risposta arrogante del ministro Alfano che dava lezioni ai magistrati. Lezioni respinte al mittente. Poi era intervenuto il Guardasigilli Orlando a far da paciere. Aveva  sì affermato che non poteva condividere le critiche dei magistrati al governo ma, insieme, aveva riconosciuto il ruolo della Anm che “è un interlocutore rappresentativo e significativo. È impossibile cambiare il paese senza il vostro impegno e senza la vostra passione civile. Non è una condizione per far stare meglio voi, ma per far star meglio il paese”. Quindi niente scontri. Bene avevano risposto Sabelli, il presidente e Carboni il segretario, ma le nostre critiche sono fondate.

La ministra  evita  lo scontro, al governo non conviene e poi Renzi è in Perù

Arriva Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme e sparge miele, supera il guardasigilli Orlando. Dice che  il lavoro dei magistrati viene fatto “per il bene supremo del Paese” e ai magistrati che sono “in prima linea va tutta la nostra gratitudine”. Certo con le toghe ci sono stati anche “elementi di confronto acceso”. Ma lasciamo perdere, scordiamo il passato. Forse lo stesso Renzi, distanza dall’Italia a parte, ha capito che accentuare lo scontro con i magistrati non è proprio il caso. Con la legge di stabilità ha creato più nemici, quasi tutti, che amici. Meglio non aprire altri fronti, abbassiamo i toni tanto il bastone dalla parte del manico lo teniamo noi, seppelliamo l’ascia di guerra e al momento opportuno la ritiriamo fuori. E  Boschi ci tiene a inviare “un messaggio di deferenza e rispetto al nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che con la sua presenza qui nei giorni scorsi ha voluto dimostrare come l’Italia tutta riconosce il valore degli uomini e delle donne che da magistrato servono il nostro Paese”. Ancora: al di là delle differenze “magari rimarcate magari nella dialettica che c’è tra di voi, il governo e il Parlamento” guardiamo a “quell’elemento fondamentale che tutti noi condividiamo perché sancito nella Carta: tutti noi siamo impegnati a rispettare l’articolo 54 della Costituzione, che ci chiede di servire lo Stato con disciplina e onore. Le sfide sono tante e alte, ma sarà molto più bello vincerle con disciplina e onore”.

Cose ovvie, perfino una citazione di Machiavelli non richiesta e non gradita

Cose ovvie, ma lei imperterrita continua con questo tono, cita Machiavelli illustrando ai magistrati quale era il concetto del grande filosofo fiorentino sui magistrati i quali, quelli attuali, non gradiscono. Risponde Sabelli: “Lavoriamo nella stessa direzione con il rispetto reciproco nell’autonomia di ciascuno”. E proprio nel nome dell’autonomia il presidente legge il documento approvato alla unanimità. Documento dove una dopo l’altra, si ribadiscono le critiche al governo con cui il congresso era stato aperto. I magistrati “attendono dalle istituzioni politiche riforme di sistema che affrontino con coraggio la complessità dei problemi”, mentre loro “risponderanno alla domanda di giustizia con la professionalità e con l’etica della funzione, restando fedeli ai valori della costituzione”. L’Anm “continuerà a fornire il proprio contributo nella fase di elaborazione delle riforme legislative e nei progetti di innovazione” e “a svolgere il suo ruolo di interlocutore essenziale per sostenere una giustizia in grave affanno”. Nella sintesi che riporta Repubblica si legge che “La magistratura italiana respinge il modello di un magistrato burocrate e la pretesa che la qualità e la durata ragionevole del processo siano assicurate imponendo per legge la brevità e non piuttosto adeguando le regole processuali, quando, invece, è solo sviluppando un’innovazione che sia di effettivo ausilio al magistrato, adeguando le risorse e puntando su una matura cultura dell’organizzazione che si può affrontare in modo costruttivo il problema”.

Respinta l’immagine falsa e facile  di una Anm traformata in corporazione rivendicativa

I magistrati si dicono inoltre “consapevoli dei pericoli” di delegittimazione “che potrebbero venire dall’immagine, facile e falsa, di un’associazione trasformata in soggetto esponenziale di una corporazione rivendicativa”.  Una secca risposta alle accuse che dal governo renziano sono venute più volte alla “casta”. L’Anm, “avvertendo il rischio dei ricorrenti tentativi di ridimensionamento del suo ruolo istituzionale e di rappresentanza dell’intera magistratura, non rinuncia a difendere con forza le prerogative della giurisdizione e lo status giuridico ed economico dei magistrati, funzionali alla tutela del principio di indipendenza”.

“I magistrati italiani riaffermano il principio di indipendenza ed autonomia quale cardine degli equilibri costituzionali”. Principio che “non può alimentarsi di un ossequio formale, ma deve basarsi su di una cultura fondata sul rispetto, su norme che regolano lo stato giuridico della magistratura e ne disciplinano la responsabilità, l’efficiente sistema di governo autonomo, nonché su norme processuali che definiscano ruolo e doveri dei magistrati nell’esercizio concreto della loro funzione”. Molto chiaro, il governo ha materiale su cui riflettere. In particolare il  ministro  Orlando. Certo non scontro ma riconoscimento pieno della autonomia, dei diritti. Come tutti i lavoratori e i loro sindacati. Cosa che provoca in Renzi profonde allergie.

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