Campidoglio ore 12, nella piazza i sostenitori di Marino mentre scattano i trappoloni contro la sua amministrazone

Campidoglio ore 12, nella piazza i sostenitori di Marino mentre scattano i trappoloni contro la sua amministrazone

“Sto facendo quello che dice la legge. Non ho nessun commento da fare. In questi giorni siamo molto concentrati sui lavori per il Giubileo per preparare la città a questo evento importantissimo”. Poche parole quelle concesse dal sindaco Marino alla stampa a margine dell’inaugurazione dei lavori di via Marsala, a chi gli chiedeva da quanto tempo non sentisse il commissario Pd, Matteo Orfini, e se non lo considerasse il suo referente politico. Marino nelle ultime ore aveva anche dato speranze ai suoi sostenitori.

Il Sindaco: “Mi dicono tutti resisti, resisti, ed allora resistiamo”

Nella serata di venerdì, nel corso dell’inaugurazione di una mostra a Villa Torlonia, sollecitato da alcune decine di sostenitori, si era mostrato disponibile alle richieste di ripensare le sue decisioni: “Mi dicono tutti resisti, resisti e allora resistiamo. Non molliamo. Nella vita non bisogna mai mollare. Come ho già detto sto riflettendo come prevede la legge”. Poi rispondendo ad un cittadino che gli chiedeva se si presenterà alle prossime elezioni, il sindaco ha risposto: “Ancora non ci sono…” (le elezioni, naturalmente ndr). E mentre il sindaco prosegue nel suo lavoro, altri si sfilano, probabilmente annusando la debolezza dell’Amministrazione capitolina.

Trenitalia si sfila dal biglietto Metrebus e le colpe, secondo alcuni, ricadono sul Sindaco

Tra questi Trenitalia che ha deciso in queste ore di gettare alle ortiche il biglietto Metrebus a partire dal 1 gennaio 2016. Questo significa, per le migliaia di pendolari della cosiddetta città metropolitana un nuovo e poco sostenibile aggravio dei costi di percorrenza della mobilità verso Roma. In buona sostanza l’abbonamento o il biglietto che consentiva di viaggiare a costi contenuti da e per Roma, sarà totalmente rivisitato e non sarà più l’Atac, il Comune o la Regione Lazio a decidere sul prezzo del biglietto, ma Trenitalia. Tutta colpa della voragine debitoria del passato (49,5 milioni di euro), soldi incassati da Atac con la vendita degli abbonamenti, che sono rimasti nelle casse dell’azienda municipalizzata, senza però riconoscere nulla ai titolari delle ‘linee ferrate’. Per Marino è l’ennesimo colpo ai fianchi. Imprevisto ed imprevedibile. Il fatto che l’ormai ex assessore torinese ai trasporti di Roma Capitale e uomo arrivato a Roma con il gradimento del premier, abbia, nella sostanza delle cose approvato quanto Trenitalia ha deliberato, la dice lunga sul livello di scontro che si sta misurando a Roma in queste ore. Basta leggere alcune righe della presa di posizione dell’ormai ex assessore Esposito per renderci conto del clima da assedio al sindaco Marino: “Marino, anche in questa vicenda, non è mai esistito. Io ho mandato lettere su lettere ad Atac per sollecitare i pagamenti e neanche su ordine espresso del socio unico, cioè il Comune, ha provveduto a farlo. Questa – sottolinea Esposito – è l’ennesima riprova che i dirigenti Atac non hanno speranza e che si sentono i padroni dell’azienda”.

Il piano B del Pd romano che non fa sconti al primo cittadino e in Palazzo Senatorio si svincola sulla convocazione dell’Assemblea Capitolina

C’è poi da spendere poche parole sul piano B del Pd romano, piano che sarebbe strategicamente messo in campo se Marino dovesse ritirare le sue dimissioni. Secondo i bene informati si tratterebbe di una lettera di sfiducia, ben conservata negli uffici del gruppo democratico capitolino, e che dovrebbe essere sottoscritta se l’‘usurpatore’ decidesse di fare marcia indietro. Una lettera nella quale sarebbero spiegati i motivi per cui l’azionista di maggioranza del Campidoglio “non può più appoggiare il Sindaco” e quindi, vista la pioggia di firme sul documento ritiene “chiusa la Consiliatura”. È chiaro che la firma sul documento che inchioderebbe il chiurgo dem da parte dei consiglieri democratici arriverebbe solo ed esclusivamente se la situazione precipitasse. Se Marino decidesse di sfidare il suo partito la conseguenza sarebbe quella della sfiducia e non si tratterebbe di una sfiducia legata alle questioni di Mafia Capitale o all’inchiesta ‘scontrini’ ma semplicemente, così sempre i bene informati fanno trapelare, di una sfiducia squisitamente politica, imputando al sindaco una lunga serie di errori nella gestione amministrativa della città. Infine, quanto alle gestione d’Aula, va detto dei ritardi imputabili alla presidente dell’Assemblea Capitolina Baglio, che ritardando la convocazione del Consiglio, porterebbe Marino fuori tempo massimo per qualsiasi impatto diretto con l’Assemblea, una regola democratica assolutamente disattesa se si superasse la soglia fatidica del 2 di novembre, giorno ultimo per ritirare le dimissioni o spiegare in aula la posizione ai Consiglieri, anche loro, legittimamente eletti.

Mobilitazione in Campidoglio. Tante le adesioni e domenica toccherà alla piazza

Ma per il Sindaco accanto alle brutte notizie ci sono sempre le buone notizie e tra queste quelle legate alle migliaia di persone che non hanno mai smesso di sostenerlo. Chiara la petizione che ha raccolto oltre 60mila adesioni online e che domenica porterà in piazza del Campidoglio, alle 12, tutti coloro che non hanno alcuna intenzione di veder conclusa questa esperienza amministrativa. Questa è una sintesi della lettera inviata dal blogger Daniele Dezi al sindaco e che accompagna la richiesta di mobilitazione: “Egregio Sindaco Ignazio Marino, ritiri le sue dimissioni per favore. Quando la magistratura, domani (mi auguro) o tra un anno, smentirà ufficialmente quei sospetti? Quale sarà allora la scusa che useranno per giustificare quest’azione che va contro il voto già espresso da 665000 elettori, solo 27 mesi fa? Il voto dei cittadini può essere sovvertito così, senza neanche una motivazione scritta nera su bianco che rimanga agli atti?”. Questo è il primo motivo della petizione su change.org/marino. Tutti, al di là delle proprie personali opinioni politiche, dovrebbero finalmente chiedersi: “perchè non vogliono che Marino resti in carica come Sindaco a Roma?. Dovrebbe essere chiaro a tutti che c’è qualcosa che non va. Se è vero che tutti i suoi ‘colleghi’ politici hanno deciso di toglierle il sostegno, si lasci sfiduciare in consiglio comunale dal suo stesso partito, con una mozione scritta nero su bianco, in modo che noi romani potremo leggere le reali motivazioni per cui all’improvviso media e partiti la ritengono inadeguato a governare la nostra città e d’ora in avanti decideremo con cognizione di causa chi seguire e se votare in futuro. Nonostante gli evidenti ‘errori di comunicazione’ suoi e del suo staff, nessuno finora è riuscito a spiegare come sia possibile tutto questo accanimento da parte dei giornalisti nei suoi confronti, e sì, i suoi collaboratori avrebbero potuto fare molto di più per sostenerlo. È vero, ha ‘tante pecche’, ma sarebbe bene ricordare anche i suoi pregi, ma soprattutto alcuni dei risultati raggiunti in due anni che è al governo della città”.

Il sostegno a Marino va oltre i confini di Roma Capitale e sono autorevoli le adesioni ad una seconda petizione

Ma il sostegno al Sindaco Marino va anche oltre i confini di Roma Capitale, da registrare anche la raccolta di firme ed adesioni di Gian Giacomo Migone, torinese e dagli oltre 17mila sostenitori che hanno voluto sottoscrivere la sua presa di posizione: “L’attacco a Ignazio Marino – scrive Migone – serve a perpetuare lo scempio morale e politico a cui è stata sottoposta Roma da anni. Se avesse esito, priverebbe la città e, per il suo carattere emblematico, l’Italia, di un’occasione per una svolta positiva. Sarà compito del Sindaco prendere le misure che la gravità della situazione richiede. Il duraturo sostegno che il Presidente del Consiglio e altri protagonisti della vita pubblica offriranno a Roma e a chi oggi ha il compito di amministrarla costituirà la prova della loro volontà di combattere la piaga della corruzione in Italia e altrove”. E poi ecco le prime autorevili firme che seguono all’appello. Una lettera-appello che è stata anche spedita al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Primi firmatari:

Alberto Bradanini, Gian Luigi Beccaria, Mauro Campus, Mimmo Cándito, Valentina Cera, Anna Chiarloni, Sergio Chiarloni, Furio Colombo, Eugenio Costa, Tana de Zulueta, Ennio Di Nolfo, Massimo Follis, Annalisa G. Gianferrari, Mario Gianferrari, Maurizio Gressi, Giovanni Iacometti, Diego Marconi, Dora Marucco, Enzo Marzo, Gian Giacomo Migone, Santina Mobiglia, Gerardo Padulo, Mario Ronga, Franco Rositi, Paolo Ruffini, Stefano Schwarz, Salvatore Senese, Cristina Trucco, Marinella Venegoni, Anna Viacava, Beatrice Viacava, Vincenzo Viola, Gustavo Zagrebelsky.

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