Campidoglio. L’ammucchiata della vergogna (26 consiglieri) brucia Marino. Pd con le destre, costruttori e vescovi, consegna il Comune ai grillini nei sondaggi al 33%. Pd al 17%

Campidoglio. L’ammucchiata della vergogna (26 consiglieri) brucia Marino. Pd con le destre, costruttori e vescovi, consegna il Comune ai grillini nei sondaggi al 33%. Pd al 17%

Il cardinal Bagnasco, presidente della Cei, la Conferenza episcopale, si confessa: “Roma ha bisogno di un’amministrazione, della guida che merita, perché è una città che merita moltissimo, specialmente in vista del Giubileo che è alle porte” (nella foto, l’Aula Giulio Cesare vuota del Campidoglio). Una dichiarazione che non lascia dubbi sul ruolo svolto da taluni personaggi del clero romano, colpevole il sindaco di aver celebrato nozze gay. Aggiunge bile l’Osservatore romano che parla di “dimissioni farsa”. Lo stesso Cantone, presidente dell’ Anticorruzione, poteva risparmiarsi la battuta su Milano capitale morale e Roma che non ha gli anticorpi proprio mentre  l’inquilino del Campidoglio era sotto tiro da parte del suo partito. Come si dice, due più due fa quattro, se la Capitale non ha gli anticorpi il  primo responsabile è il primo cittadino. Ma si tratta di un “contorno”. La pietanza l’hanno messa Renzi Matteo e Orfini Matteo, bacchettato dal premier segretario sia mentre viaggiava nell’America latina sia appena ha messo i piedi in suolo italiano.

L’ordine del premier-segretario: evitare il dibattito in Consiglio comunale

L’ordine era di evitare con ogni mezzo che il Consiglio potesse ascoltare Marino e si aprisse un dibattito come democrazia vuole. E così è stato. I 19 consiglieri del Pd, dicono quelli della lista Marchini, “finalmente si sono decisi di dimissionare Marino come noi da tempo chiediamo”. A loro si sono aggiunti  7 consiglieri (2 della Lista Marino), 5 delle opposizioni che hanno firmato davanti ad un notaio nella sede dei gruppi, ma ora devono recarsi in Campidoglio, perché il regolamento dice che la presentazione delle dimissioni deve essere “contestuale”, cioè si devono presentare tutti insieme. A meno che non si violi anche questa elementare regola per non far vedere una “foto d’insieme”, della nuova famiglia Pd allargata. Si sono smarcati i consiglieri di Sel, che volevano il dibattito in aula, e quelli della lista Marino, pare non tutti.

Che ciò vada bene a personaggi come Marchini, ad ex missini come la Meloni, a fittiani,leghisti, ex forzaitalioti, ex di ex e quanto di peggio si trova all’interno delle opposizioni, è comprensibile. Ma che al sindaco eletto dai cittadini e non da un partito non sia data la possibilità “di guardare negli occhi” e di ascoltare le motivazioni delle loro dimissioni, è davvero uno sfregio alla democrazia.

Un sondaggio di Demopolis: M5S 33% primo partito, Pd nel baratro 17%

Il Pd rischia di pagare un prezzo altissimo, la consegna del Campidoglio nelle mani dei Cinquestelle. Un sondaggio di Demopolis per “Otto e mezzo” sui  possibili candidati sindaco, indica Di Battista (M5S) al 30%, seguito da Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, al 27%, Alfio Marchini (lista Marchini) al 21%, Sabella al 20%. Per quanto riguarda le forze politiche, il sondaggio è disastroso per il Pd, indicato al 17%, con M5S al 33%, fra il 10 e l’8 % la lista Marchini, Fratelli d’Italia e una eventuale lista Marino. Forza Italia al 9%, Salvini al 4%. Il sondaggio non prevede una lista della sinistra, Sel compresa, che quasi certamente sarà presentata.

Sabella: la Giunta funzionava, un grande piano contro la corruzione

Ma non solo: i consiglieri del Pd che dopo discussioni durate ore ed ore, segno che gli ordini di scuderia qualche problema l’hanno posto, poi hanno obbedito, portando la responsabilità di quello che si annuncia come un disastro per il Pd renziano, per il Campidoglio, per la Capitale. Anche gli assessori che si sono dimessi, il vicesindaco  Marco Causi, Sabella, Esposito, Di Liegro, Pucci, Marinelli e Rossi Doria, Leonori, mentre sono rimasti al loro posto Cattoi, la Marino, Caudo e Danese, forse avrebbero potuto motivare la loro decisione. Sabella, per esempio, ha detto che la Giunta funzionava, era stato messo a punto il più importante piano anticorruzione, contrariamente a quanto affermato da Cantone. Così altri assessori hanno illustrato quanto è stato fatto e programmato nei vari settori, in vista anche del Giubileo. Insomma la Giunta funzionava. Allora perché dimettersi?

L’ex assessore Esposito, inviato da Renzi, offende l’ex sindaco

Come si dice, ai posteri l’ardua sentenza, che, purtroppo, pensiamo sia poco ardua. Solo Esposito, il più vicino a Renzi, si è scagliato contro il sindaco accusandolo di essere un bugiardo perché non avrebbe informato subito del fatto di essere  indagato per la questione degli scontrini. Risponde il sindaco che l’avrebbe voluto fare in Giunta e che si tratta di un “fatto dovuto” cui ha già dato risposte quando si è presentato in Procura. Bugiardo, dice Esposito, perché, al termine del lungo incontro a casa di Causi, con Orfini era stato concordato che si sarebbe presentato in Consiglio. Poi sarebbe venuto meno  all’intesa annunciando il ritiro delle dimissioni. Dimentica, l’Esposito, che Marino ha dato l’annuncio dopo che Orfini aveva reso noto che tutto il gruppo consiliare si sarebbe dimesso e quindi il Consiglio non sarebbe mai stato convocato.

Marino. Ho tenuto fede al compito che il popolo mi ha dato

E il sindaco ormai ex? Vive questo momento con dignità, mentre il linciaggio dei media si fa sempre più intenso. Continua a lavorare, assolve agli impegni in calendario. “Io mi chiedo – afferma – perché in questo momento di fronte a un sindaco che ostinatamente e orgogliosamente chiede un confronto in un luogo democratico e deputato in Aula le forze politiche utilizzino ogni strumento possibile, anche le dimissioni di massa, per impedire un confronto?”. Inaugurando un Parco a Tor Vergata, che porta il nome del presidente del Cile, Salvador Allende, si è dato una risposta: “Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale – afferma – che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato”. Il suo partito no. Il centro destra si lecca le labbra, proprio da Roma può ripartire una “grande alleanza” sia per le prossime elezioni nelle grandi città, sia a livello nazionale. I Cinquestelle si limitano a dire che saranno loro a governare la Capitale. E non solo. Puntano infatti a Palazzo Chigi.

 

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