Arabia Saudita. Salviamo Nimr dalla decapitazione e dalla crocefissione.La madre si rivolge a Obama

Arabia Saudita. Salviamo Nimr dalla decapitazione e dalla crocefissione.La madre si rivolge a Obama

In Arabia Saudita c’è un ragazzo di 17 anni, Mohammed al-Nimr, che è stato condannato alla decapitazione e alla crocefissione per aver partecipato ad una marcia di protesta. Mercoledì 14 ottobre sua madre, Nusra al-Ahmed, in un video che sta facendo il giro del mondo, si è rivolta direttamente al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, perché intervenga finalmente per salvare suo figlio da una sorte che dire atroce è un eufemismo. La signora Nusra ha detto che la pena inflitta a suo figlio è “selvaggia”. Il ragazzo venne accusato di aver preso parte ad una protesta, usando il suo cellulare per incoraggiare i coetanei a sostenere le manifestazioni antiregime. L’accusa sostiene inoltre che il ragazzo venne trovato in possesso di una pistola, ma la famiglia ha sempre negato quest’accusa. Infatti, la madre dice nel video: “erano persone pacifiche e civili. Avevo paura per mio figlio, ma dentro di me ero d’accordo con loro nei principi”. Prima che fosse arrestato, aggiunge sua madre, Nimr era un ragazzo che apprendeva velocemente, amava nuotare, amava il calcio e la fotografia, ed era un figlio devoto. “A casa, quando mi vedeva cucinare”, ha aggiunto la signora Nusra, “si offriva di aiutarmi sempre, tagliava le cipolle e sbucciava le patate. Era questo il suo temperamento”. Secondo la testimonianza della madre, il giovane Nimr era stato arrestato poco dopo aver raggiunto i dimostranti del gruppo religioso Shia nella città costiera orientale di Qatif, un gruppo che manifestava per chiedere uguali diritti religiosi nel paese a maggioranza sunnita.

Gli aveva fatto visita dopo l’arresto, e si era accorta che Nimr era stato torturato. “Quando gli feci visita per la prima volta non lo riconoscevo. Non capivo più se era davvero mio figlio Ali, o no. Si vedeva con chiarezza una profonda ferita alla fronte e un’altra ferita sul naso. Lo avevano sfigurato. E il suo corpo era diventato così magro”, dice la signora in lacrime nel video diretto ad Obama. “Quando ho cominciato a parlargli, mi disse che durante l’interrogatorio era stato preso a calci e a pugni, che aveva perso i denti. Per un mese ha urinato sangue”, ha proseguito la signora Nusra. Ha affermato poi di avere ancora la speranza che suo figlio si possa salvare dalla pena inflitta secondo il sistema penale della Sharia. Naturalmente, poiché Nimr non ha fatto nulla per meritarsi una tale selvaggia pena, sua madre sospetta che sia stato punito per la sua fede Shia, la corrente mussulmana che si distaccò dai Sunniti perché riteneva che il successore di Maometto fosse il figliastro Abi Talib. “Non credo che una persona normale e sana di mente”, ha proseguito la signora Nusra nel video, “abbia mai sentito una cosa del genere, a meno che non sia talmente settaria da trovarla accettabile. I settari sono sempre felici di queste cose perché è uno di religione Shia”.

Chiedendo a Obama di intervenire la signora Nusra ha detto: “Lei è il capo di questo mondo e lei può, lei può interferire e salvare mio figlio. Mio figlio ed io siamo persone semplici e non abbiamo alcun significato in questo mondo, ma nonostante ciò, se Obama volesse agire, so che la sua stima nel mondo intero crescerebbe. Ci avrebbe salvati da una grande tragedia”.

Tutto ciò accade mentre i leader europei, tranne il premier britannico Cameron, sono praticamente immobili dinanzi a questa incredibile vicenda, e inchiodati ai contratti petroliferi con la famiglia reale dell’Arabia Saudita. David Cameron è intervenuto per la liberazione del giovane Nimr la settimana scorsa, anche con passi concreti, sia nei confronti dell’Ambasciata saudita a Londra, sia nei confronti degli stessi regnanti, ai quali ha negato l’aiuto britannico nella formazione delle guardie carcerarie, un affare di milioni di sterline. Il fatto è che la Gran Bretagna è irritata anche per un altro episodio che interessa direttamente un suddito di sua maestà Elisabetta II, un pensionato condannato a 360 frustate per aver prodotto del vino in casa.

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