Varoufakis a Renzi: “Hai partecipato a quel vile colpo di Stato contro Tsipras, hai recitato un ruolo centrale nel piegare il mio Primo ministro”. Il ruolo dei media, cretini o in malafede

Varoufakis a Renzi: “Hai partecipato a quel vile colpo di Stato contro Tsipras, hai recitato un ruolo centrale nel piegare il mio Primo ministro”. Il ruolo dei media, cretini o in malafede

Varoufakis non ci sta ad essere l’oggetto di battute di Renzi Matteo, arroganti, prive di rispetto per le persone. Così come non ci sta il presidente del Senato, Pietro Grasso che risponde per le rime alla minaccia di convocare lui le Camere nel caso in cui gli venisse in mente di dichiara ammissibili gli emendamenti sulla eleggibilità diretta dei senatori. Sarebbe un “fatto inedito”. D’altronde lui è fatto così. Non è uno statista, pensa di cavarsela con le battute, magari infiorettandole con un po’ di romanesco, nei confronti delle minoranze che considera men che meno, oggetti ingombranti. Basta vedere qual è stato il trattamento loro riservato nella relazione tenuta alla Direzione. Ha detto chiaro e tondo che lui è un “blairano”, ha sempre condiviso le sue politiche. Di più, ha attaccato, insultandolo, il nuovo leader del partito laburista che ha mandato in soffitta le politiche di Tony Blair. Corbyn è un perdente e lui Renzi Matteo, pur di vincere si alleerebbe anche con il diavolo, persona di spessore comunque che non se lo fila. Perciò ripiega sul più modesto Verdini che ha anche problemi con la giustizia mentre non risulta che il diavolo ne abbia mai avuti, giustizia divina a parte.

E allora ecco che prende di petto Varoufakis, fa il gigione, una pausa e giù la battuta: “Anche ‘sto Varoufakis ce lo siamo tolti”. E avverte la minoranza, “chi di scissioni ferisce, di scissioni perisce”. Minoranza che non ha molta voglia di dare battaglia in direzione ,i numeri sono quelli, discutere con chi non ti vuole ascoltare è un parlare invano. Mah, forse se il silenzio è oro, la parola è d’argento e con i tempi che corrono varrebbe la pena. Magari eviterebbero ricostruzioni che vogliamo ritenere fantasiose sul possibile accordo, base il tatarellum, che avrebbe visto Errani, l’ex presidente della Regione Emilia, fare da ambasciatore di Bersani presso il premier. Ricostruzione resa nota dall’Huffington, specialista in retroscena come la “sorella” Repubblica, gruppo Espresso, leggi Carlo De Benedetti, di recente convertito al renzismo.

Un messaggio non cifrato, del premier-segretario inviato alla minoranza

Insomma Renzi aveva bisogno di “usare” Varoufakis per parlare alla minoranza proprio di fronte alla Direzione. Un messaggio neanche troppo velato che gli esponenti della minoranza ascoltano con qualche fastidio, ma non troppo. Quell’ “Anche Varoufakis ce lo siamo tolto” pronunciato ieri in Direzione dal segretario proprio non è andato giù all’ex ministro greco, che con un post sul suo blog, ha replicato a muso duro. Passano poche ore e infatti arriva la risposta di Varoufakis: “Signor Renzi, ho un messaggio per te. Puoi gioire quanto vuoi per il fatto che non sono più il ministro delle Finanze, né sono più in Parlamento.

“Non ti sei liberato di me, sono politicamente vivo e vegeto”

Ma non ti sei liberato di me. Io sono politicamente vivo e vegeto, e le persone in Italia mi riconoscono quando cammino per le strade del vostro Paese. No, ciò di cui ti sei liberato, partecipando a quel vile colpo di Stato contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità come democratico europeo. Forse anche la tua anima. Per fortuna tutto ciò non è irreversibile. Ma devi riconoscere i tuoi errori. Non vedo l’ora di vederti tornare nel rango dei democratici europei”. Poi nella lettera rivela quanto è avvenuto tra il 12 e 13 luglio. Scrive: “Il mio Primo ministro Alexis Tsipras è stato sottoposto a insopportabili aggressioni, veri e propri ricatti e pressioni disumane dai leader europei, compreso Matteo Renzi che si è rifiutato di discutere le nostre ragionevoli proposte”. Il premier tricolore “ha recitato un ruolo centrale nell’aiutare a piegare Tsipras, con la sua tattica del poliziotto buono basata sulla narrativa del ‘Se non ti pieghi questi ti distruggono, per piacere digli di sì'”. Ogni commento è superfluo. Renzi per ora resta in silenzio.

Pietro Grasso dal canto suo sfogandosi con i suoi collaboratori : “Io ne ho vissute ben altre. E come sanno bene tutti, non hanno mai influenzato il mio comportamento”, ha detto riferendosi alla lotta alla mafia. Poi è entrato in rotta di collisione con le opposizioni perché vuole tagliare i tempi di discussione in Aula. Ma questa è un’altra storia.

Il volto più oscuro e torbido dei nostri media. Anche in altri paesi non si è scherzato

Da quanto sta avvenendo esce ancora una volta il volto più oscuro e torbido dei nostri mezzi di comunicazione incapaci ormai di produrre conoscenza, sarebbe questo il loro compito, certo esprimendo valutazioni, pareri sui fatti, avvenimenti, di grande importanza, ma anche sulle piccole cose che possono diventare grandi. Niente di tutto questo. Proprio il modo in cui è stata trattata la “vicenda Varoufakis” ci viene da dire che siamo in presenza di giornalisti cretini o in malafede. In Italia, più che negli altri paesi. Vediamo i fatti: per giorni e giorni carta stampata, testate radiofoniche e televisive ci hanno raccontato che Tsipras non era più il grande favorito delle elezioni. Sondaggi a non finire, quasi tutti elaborati da giornali italiani, tedeschi, greci anche annunciavano un testa a testa con Nea demokratia, Syriza in grande difficoltà. Già prevedevano un governo di unità nazionale o comunque un accordo con i principali avversari. Si parlava di accordo, appunto, con i conservatori, si diceva che Tsipras sarebbe dovuto andare a mani giunte a trattare con i il Pasok, che di socialista ha ormai ben poco, una specie di Pd renziano, con Potami.

Syriza ora sarebbe un partito simil Pd, senza lagnosi e gufi della minoranza

Tutto smentito, sondaggi fasulli. Allora ecco che i cretini, o in malafede, scendono in campo. Tsipras è come Renzi, ha trasformato Syriza in un partito simil Pd. Anzi è stato più bravo del premier italiano perché quei lagnosi, gufi, della minoranza li ha fatti fuori. Vedi appunto Varoufakis, Unità popolare che non avrà parlamentari, meno del 3%. Ma è mai possibile paragonare Syriza con il Pd? Due storie completamente diverse. Basterà dire che quando nasce il partito di Renzi insieme agli ex comunisti ci sono i democristiani. A nostro parere una alleanza innaturale. Non solo, i dc vecchi e nuovi, nello spirito, si sono mangiati gli ex comunisti. Si fa fatica a riconoscere la sinistra, tanto che il segretario punta al “partito della nazione”.

Vendola. Con Syriza vince una sinistra di governo, che può riaprire la partita in Europa

Non solo, Syriza nasce dal basso, movimenti, associazioni, società civile, cresce nella società, diventa un partito, dà voce a giovani, intellettuali, lavoratori che incontrano la politica. Si dirà, ma anche Tsipras ha fatto una alleanza di governo con un partito che di sinistra ha ben poco. A parte il fatto che questa alleanza era già stata sperimentata con il governo poi dimissionario, il programma è quello di Syriza. Cosa non di poco conto. Se si volesse fare qualche paragone si potrebbe richiamare la rottura avvenuta al XX Congresso di Rimini del febbraio 1991 che vota lo scioglimento del Pci con la nascita del Pds ed una novantina di dirigenti, fra questi Nichi Vendola, non aderisce al nuovo partito dando vita al Movimento per la Rifondazione comunista. I paragoni sono sempre azzardati ma qualcosa possono dire agli smemorati, finti o veri. Ci sembra azzeccata la valutazione proprio di uno come Nichi Vendola che conosce bene cosa significhi scissione, sul successo di Syriza. “E’ la vittoria della sinistra che scommette sull’Europa, che sfida le politiche dell’austerity, ma che non taglia la corda di fronte a passaggi drammatici”. Ancora: “Una sinistra di governo che mantiene la rotta, senza imboccare scorciatoie politicistiche, è una sinistra che può riaprire la partita in Europa”. Proprio quello che i renziani, non solo loro, temono e non vogliono. Alla stampa cretina o in malafede chiediamo perlomeno una cosa. Scrivete che Tspiras non è un fan di Tony Blair.

 

 

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