Senato. Più che un accordo, una tregua. L’equivoco del termine “conformità”

Senato. Più che un accordo, una tregua. L’equivoco del termine “conformità”

È tutto una mediazione. Per l’elezione dei senatori-consiglieri la mediazione fra maggioranza e minoranza del Pd è stata ottenuta con la parola “conformità”.  La minoranza non ha dubbi che i consiglieri saranno votati dai cittadini e poi il Consiglio regionale in conformità con questo voto li nominerà senatori. Ma, sono in molti commentatori a farlo notare, non è scritto da nessuna parte. Quello che è certo, si dice, è che i senatori, vedi articolo 2, sono eletti dagli organi delle istituzioni territoriali.

Le giuste osservazioni di Massimo Villone, costituzionalista, sul termine equivoco “conformità”

Fa notare Massimo Villone, già senatore, professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II in un articolo sul Manifesto: “Si consideri il concetto di conformità. Qualunque sia il significato che si vuole riconoscere alla parola, di sicuro non può intendersi come ‘esattamente coincidente con’. Se così fosse, infatti, il potere di eleggere i senatori che la norma attribuisce alla assemblea territoriale sarebbe una scatola vuota, una inutile superfetazione. L’unica lettura possibile è che l’assemblea territoriale possa allontanarsi, in più o meno larga misura, dalla volontà degli elettori”. C’è chi dice che la parola conformità non può intendersi come ratifica perché significherebbe il venir meno al fatto che Camera e Senato hanno già  fatto i passaggi previsti e non si può cambiare quel testo. Insomma, sarebbe automatica la ammissibilità degli emendamenti  a questo proposito, un fatto che Renzi ha definito “inedito”, affermando che se il presidente del Senato optasse per il via libera sarebbe un errore ed ha minacciato la convocazione delle   Camere, poi rettificando, ha detto che intendeva i gruppi del Pd. Sempre per Villone l’unico “effetto migliorativo” è che non si tratta più di legge regionale ma di legge statale. “Diversamente, ogni regione –afferma – avrebbe fatto i senatori a propria immagine e somiglianza, magari dando un’aggiustatina alle regole in prossimità del turno elettorale, per garantire il seggio a un amico o sodale.” Forse proprio  questa legge costituzionale  può rappresentare la “cartina di tornasole” per dare credibilità alla eleggibilità diretta dei  senatori-consiglieri e non dei consiglieri-senatori. Sembra uno scioglilingua, ma sintetizza bene la situazione. Insomma, se così fosse, la mediazione sarebbe solo una tappa intermedia, forse una tregua fra le forze in campo. La battaglia finale sarebbe stata solo rinviata. Non è un caso che ancora il presidente Grasso non abbia sciolto il dilemma sulla ammissibilità oppure no degli emendamenti all’articolo 2, ormai famoso,quasi quanto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che è stato abolito. E su  questo problema il giurista Gianluigi Pellegrino fa gli auguri al presidente Grasso, preso fra due fuochi e conferma che a suo parere gli emendamenti sono ammissibili.

Le parole critiche del costituzionalista Miche Ainis

Non è un caso che  la minoranza del Pd non li abbia ritirati. Altro costituzionalista critico nei confronti dell’intesa, il professor  Michele Ainis. Giudica positivamente gli emendamenti che riguardano la funzione del Senato, poi scrive sul Corriere della sera:  “Perché in ogni testo normativo i principi vanno poi tradotti in commi, e i commi si dislocano all’interno degli articoli. Se un comma è fuori posto, se un articolo è mal scritto, allora il principio resta informe, oppure si converte in una maschera deforme. È quanto rischia d’accadere con l’emendamento sull’elettività dei senatori: un unico periodo di 48 parole, e con due sole virgole. Prima di recitarlo bisogna fare un bel respiro. Per piacere, fate in modo che la Costituzione italiana sia scritta in italiano”. E, come si capisce, non è solo un problema linguistico.

Nel frattempo, al Senato messo in agenda il voto per il 13 ottobre

Nel frattempo mentre continuano polemiche, illazioni, in particolare relativi alla minoranza del Pd, l’accordo, che qualcuno definisce “emiliano” riferendosi al ruolo che avrebbero avuto Bersani e Errani, l’ex presidente della Regione Emilia, è stato approvato a maggioranza dalla riunione dei capigruppo. Nel frattempo, Calderoli ritirava parte dei milioni di emendamenti. Rispondeva anche alla ministra Boschi che lo accusava di aver usato l’algoritmo, insomma di aver fatto lavorare una “macchina, senza metterci qualcosa di suo e così erano arrivati 82 milioni emendamenti”. L’esperto informatico della Lega rispondeva che algoritmo o no c’è sempre la mano dell’uomo. Nuovo scontro fra i gruppi Pd e Alleanza popolare,  Alfano-Casini proponevano alla riunione  il voto in Aula per l’8 ottobre. Contrarie le opposizioni. Il presidente Grasso pensava al 15 ottobre. Mediazione al 13 ottobre con le opposizioni che ringraziavano Grasso. Si passava al voto  e, udite udite, i verdiniani (Ala, la loro sigla) votavano a favore della proposta della maggioranza di cui ormai si ritengono parte determinante: a favore 165 contrari 103. C’è anche chi nelle opposizioni pensa di rivolgersi alla Procura della Repubblica e parla di “mercato dei senatori”.

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