Scuola. La calda notte dei 10mila precari. Per molti è un incubo

Scuola. La calda notte dei 10mila precari. Per molti è un incubo

È il 2 settembre 2015, la fine di un’estate calda, troppo calda, soprattutto per i tantissimi precari che, affidandosi malvolentieri alla “buona scuola”, hanno presentato domanda per partecipare al piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge 107.

È il 2 settembre ed è mezzanotte: finalmente possono conoscere il loro destino, se il posto è il loro e dove si trova, realmente, questo posto. Sanno che potrebbero essere sbattuti in chissà quale paesino sperduto della Lombardia (se gli va bene), sanno che potrebbero dover lasciare la loro famiglia, la loro casa, la terra in cui hanno vissuto e insegnato per anni, che entro l’11 settembre, e non oltre, dovranno decidere se davvero se la sentono di abbandonare tutto per quello che hanno sempre sognato: il ruolo, questo sconosciuto. Loro lo sanno, lo sanno tutti, ed è per questo che a mezzanotte e un minuto il sito del Ministero è intasato, impossibile per molti da raggiungere, si inceppa, è lento come fosse mezzogiorno. Perché è lì che sono appese, come ad un filo, le graduatorie formate dalla fantomatica fase b) di questo piano straordinario, quella sui posti residuali dell’organico cosiddetto di “diritto”, l’ultima tranche prima delle 55 mila assunzioni previste da novembre in poi.

Ed è così, così come era stato annunciato: 10mila nomine, molte delle quali in una regione diversa da quella di inclusione nelle graduatorie. Finalmente il ruolo, tanto atteso.

E allora perché tanta ansia, rabbia, frustrazione? Da che mondo è mondo la scuola è fatta di esodi e controesodi, si va dove c’è necessità, si va dove c’è un posto migliore.

L’ansia, la rabbia, la frustrazione ci sono perché quella che fino all’anno scorso era una scelta, pura e semplice, con la “buona scuola” diventa un’imposizione. Un’imposizione bell’e buona, affidata a questa lotteria che ti butta fuori se non accetti il numerino e che ti porta invece in un attimo a 600km di distanza a insegnare una materia che non hai mai insegnato se quel numerino lo afferri al volo. Un’imposizione aggravata dalla decisione di creare due fasi distinte (la b e la c, appunto) che, proprio perché divise, non garantiscono nessuna equità a queste immissioni in ruolo e alimentano le divisioni tra i precari che adesso saranno costretti a partire, che abbiano 35 come 55 anni, quando fra due mesi saranno disponibili altri posti nelle regioni di provenienza (quelli dell’organico potenziato), che verranno, invece, assegnati a candidati con punteggi più bassi.

E cos’è successo alla mezzanotte e due, tre, quattro minuti?

C’è chi ha gioito per la nomina, chi ha gioito per non essere stato nominato e aspetta, speranzoso, la fase c, che se sono fortunato resto dove sto, c’è chi partirà e chi resterà. In ogni caso c’è qualcuno che perderà.

Buona scuola? Davvero si poteva fare di meglio.

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