Salute. Renzi apre al confronto. Cgil medici e Chiamparino accettano ma accusano il governo di trucchi contabili

Salute. Renzi apre al confronto. Cgil medici e Chiamparino accettano ma accusano il governo di trucchi contabili

Venerdì sera, prima di partire per New York, per partecipare all’Assemblea generale dell’Onu per la celebrazione dei suoi 70 anni, il premier Matteo Renzi aveva voluto aprire una finestra di dialogo con medici e pazienti a proposito dell’annunciato decreto legge col quale si dovrebbero tagliare ben 208 prestazioni sanitarie, considerate ingiustamente “sprechi”, per un valore di circa 13 miliardi. Nell’intenzione della ministra Lorenzin e del governo occorre mettere fine alla cosiddetta “medicina difensiva”, quella cioè praticata, secondo loro, dai medici curanti, attraverso prestazioni sanitarie non necessarie, per evitare contenziosi giudiziari e denunce. Tranne pochissime eccezioni, i medici hanno considerato questa scelta della ministra e del governo, una vera e propria ferita alla loro etica professionale e un’ingiustizia profonda ai danni dei pazienti, molti dei quali, qualora il decreto passasse, sarebbero costretti a pagarsi prestazioni importanti, magari in strutture sanitarie private (nella foto, una Tac, Tomografia assiale computerizzata).

La posizione della Cgil medici: “Sì al confronto. Ma i tagli alla sanità sono già operativi. Basta”

Le repliche non si sono fatte attendere. Durissima la posizione dei medici della Cgil, che in un comunicato del loro segretario nazionale Massimo Cozza, scrivono: “Ben venga il confronto con il governo su tagli alla sanità e alle prestazioni ai cittadini, così come su contratto, responsabilità professionale e precariato. Ma, se sarà confermata la cifra di 111 miliardi per il fondo sanitario 2016 si parte con il piede sbagliato, perché si tratterebbe di altri due miliardi in meno rispetto a quanto previsto dal Patto per la salute, già decurtato di 2,3 miliardi per 2015”. I medici della Cgil respingono dunque al mittente la proposta di ulteriori tagli, dal momento che sulla sanità pubblica il governo ha voluto tradire il Patto sottoscritto con Regioni e parti sociali. Ecco i conti presentati dai medici della Cgil: “Rispetto alle cifre iniziali previste dal Patto che erano di 112,06 miliardi per il 2015 e 115,444 nel 2016, in due anni arriveremmo ad un taglio di 6,7 miliardi in termini di ‘mancati aumenti’. In termini assoluti è vero che aumentano ma molto meno di quanto concordato”. La riduzione della spesa sanitaria, dunque, è già un fatto compiuto, denuncia il segretario dei medici iscritti alla Cgil, e altri eventuali tagli sarebbero una punizione fin troppo insostenibile per ammalati e fruitori del Servizio Sanitario nazionale. Infatti, conclude Massimo Cozza, segretario nazionale Cgil medici, “considerati i sempre maggiori costi dovuti alla crescita dell’età media e all’introduzione di nuovi farmaci, un aumento inferiore a quanto preventivato si traduce in tagli alle prestazioni offerte dal Servizio sanitario nazionale. Il risultato sarà che chi può andrà nel privato e chi non può si curerà sempre meno”. È sostanzialmente un tradimento dell’articolo 32 della Costituzione, che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Chiamparino guida le Regioni su una posizione molto critica e denuncia i tagli effettuati

Sul fronte delle Regioni, Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte e della Conferenza Stato-Regioni ha voluto fare chiarezza, da parte sua, sullo stato delle cose in materia di bilancio della sanità pubblica: “Il servizio sanitario nazionale ha già perso per quest’anno 12 miliardi per effetto di leggi precedenti, dobbiamo continuare a risparmiare e razionalizzare ma questi risparmi debbono rimanere nella Sanità, non possiamo non dare a tutti gli aventi diritto i farmaci salvavita”. Si ripropone dunque, anche nel dibattito e nel confronto con le Regioni, il tema dell’accesso universale alle prestazioni sanitarie, messo in discussione dal governo attraverso tecniche di bilancio, piuttosto che mediante razionalizzazioni della spesa corrente. Lo stesso Chiamparino infatti denuncia: ”Ho in mente le parole di Renzi sui costi standard sui quali siamo più che disponibili e ho avuto anche modo di parlare con il premier e credo ci siano le condizioni per un lavoro comune”. Chiamparino ha anche ricordato l’impegno preso con la firma del patto per la salute e sulle cifre corrispondenti e ha espresso con chiarezza disponibilità sulla razionalizzazione della spesa corrente, citando il caso dei risparmi ottenuti con la centralizzazione degli acquisti delle strisce per i test di glicemia per i diabetici. Dunque, Cgil medici e Regioni si dicono aperti al confronto col governo, che tuttavia risponde ricorrendo all’arma del decreto legge, che dovrà corrispondere ai requisiti di necessità e urgenza per essere controfirmato dal Presidente Mattarella. Ci si chiede se dinanzi alle aperture al confronto, il governo Renzi risponderà come sempre ha fatto in questi mesi, sulla riforma della scuola, o del mercato del lavoro, o delle leggi elettorali e costituzionali: parliamo, ma non accettiamo veti, che è un modo per convincere chiunque sostenga posizioni critiche a lasciare il tavolo.

L’allarme sulla diffusione del cancro tra i giovani della Società europea di oncologia pediatrica

E mentre in Italia si discute su come tagliare prestazioni diagnostiche importanti, come la Tac o la risonanza magnetica, giunge dalla Società europea di oncologia pediatrica, riunita a Vienna per lo European Cancer Congress, l’allarme sulla diffusione dei tumori tra bambini e giovani. Il cancro è ancora la prima causa di morte per malattia nei bambini da 1 anno di età in Europa, e più di 300.000 cittadini europei risultano oggi sopravvissuti al cancro in età pediatrica. Oltre agli effetti collaterali del trattamento, 5 anni dopo la diagnosi questi sopravvissuti devono ancora fare i conti con un rischio di morte superiore a quello della popolazione generale. Il piano strategico degli oncologi europei mira a migliorare sia il tasso di guarigione che la qualità della vita dei sopravvissuti da tumori infantili nel corso dei prossimi 10 anni, con l’obiettivo finale di aumentare la sopravvivenza libera da malattia e diminuire gli effetti a lungo termine delle cure. Ed ecco come gli oncologi europei si rivolgono alle istituzioni pubbliche: i problemi esistenti impongono soluzioni immediate ed efficaci per affrontarli. Invitano a migliorare i servizi sanitari in ciascun paese, dall’accesso ai nuovi farmaci alla soluzione della mancanza di fondi ad hoc, fino alle disparità ancora oggi esistenti in Europa. E al fatto che, dice il rapporto, c’è una tendenza preoccupante da parte dei decisori politici a pensare che il tasso di guarigione dell’80% che si registra nel cancro pediatrico significhi che non si tratta di una questione importante, e che quindi gli sforzi dovrebbero essere concentrati solo sulla prevenzione del cancro negli adulti. L’allarme degli oncologi e la dura sferzata nei confronti dei governi europei dovrebbero far riflettere la nostra ministra e il nostro premier, soprattutto quando sollevano la questione della “mancanza dei fondi ad hoc” per la diagnosi precoce e la cura. E come fare la diagnosi precoce se viene reso impossibile l’accesso universale alla sanità?

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