Roma. Marino sbotta e dice la sua sui mancati controlli ai funerali del boss Casamonica: “Lo Stato non è stato in condizione di garantire la sicurezza dello spazio aereo della città”

Roma. Marino sbotta e dice la sua sui mancati controlli ai funerali del boss Casamonica: “Lo Stato non è stato in condizione di garantire la sicurezza dello spazio aereo della città”

Dopo essere stato messo sulla graticola come principale responsabile di quanto accaduto in piazza Don Bosco a Roma con i funerali del boss Vittorio Casamonica, il sindaco Marino, che ha sempre cercato collaborazione con governo e garanti della sicurezza pubblica, e tra questi il prefetto ed i suoi sottoposti, nella giornata di sabato ha voluto dire la sua su quanto accaduto. Lo ha fatto polemicamente, indicando nei sistemi di controllo e vigilanza una particolare responsabilità su quanto accaduto in quella tragica giornata di metà estate, quando sono andati letteralmente in tilt. “In una città in cui lo Stato”, ha detto il sindaco di Roma, “non è stato nella condizione di garantire la sicurezza dello spazio aereo, con l’intrusione di oggetti volanti non identificati e non fermati in occasione del funerale di Vittorio Casamonica, avere la piena consapevolezza di questi gravi errori da parte dello Stato, e quindi la decisione di responsabilizzare il prefetto ed il governo, credo sia giusto perché è evidente che gli spazi aerei e terrestri dal punto di vista dell’ordine pubblico, ai tempi del primo Giubileo nell’era dell’Isis, spettano come responsabilità al governo ed al Viminale”. Queste parole sono sembrate la pietra tombale sul fallimento della sicurezza gestita dal Viminale nella capitale della Repubblica.

Nulla è infatti imputabile al sindaco di Roma, visto che nulla ha di che rimproverarsi per la gestione della sicurezza e della prevenzione, che, se le regole non sono cambiate negli ultimi mesi, sono tutte in carico al governo, alla Prefettura, alla Questura, ai Comandi provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo Forestale dello Stato. Possibile che in queste settimane l’unico responsabile, additato al pubblico ludibrio, sia stato il sindaco Marino? In precedenti articoli in questo nostro libero giornale, avevamo parlato del fallimento della catena di comando, tutta imputabile a devastanti buchi, sia periferici che centrali, del sistema di controllo del territorio. Avevamo anche detto che in Sicilia e Calabria e forse anche in Puglia, sarebbe stato impossibile ai clan far celebrare funerali come quello di Vittori Casamonica. In quelle regioni, infatti, le esequie vengono fatte svolgere alle prime ore del mattino ed in forma strettamente privata ed in alcuni casi vengono anche vietate.

Ma la cosa ancor più grave è aver consentito il decollo e l’atterraggio di un velivolo, partito non dall’aeroporto di Ciampino, dunque a pochissima distanza da quella piazza, ma da un piccolo scalo campano, e certifica il fallimento di tutti i sistemi di controllo a terra ed in aria. Di fronte a tutto questo è veramente difficile digerire gli articoli di tanti soloni della critica che trovano ‘ospitalità’ ben retribuita sui principali organi di stampa, che hanno preferito bollare le vacanze di Marino ed ignorare il buco drammatico nella sicurezza della Capitale e bene ha fatto il sindaco a riproporre il tema, che, probabilmente, nella giornata di domenica troverà, pronti alla battaglia, gli stessi che lo hanno insultato per i suoi 15 giorni di vacanza.

Va detto, infine delle dichiarazioni fatte dal ministro Alfano sulla elezione di Marino nel 2013, con quel sarcastico “lui è stato eletto nel 2013”. Va detto che l’elezione del sindaco Marino è certamente avvenuta nel 2013 con la proclamazione del 12 giugno. Marino, poi, si insedia e presenta la sua giunta il 26 giugno del 2013. Dunque, secondo il ministro dell’Interno che non è neppure riuscito ad intercettare con la macchina di sicurezza e prevenzione di cui dispone, il velivolo che ha gettato petali di rose al funerale del Casamonica, il sindaco avrebbe dovuto, in meno di 5 mesi, disarticolare il fenomeno e l’associazione a delinquere di stampo mafioso creata parallelamente alla precedente amministrazione, che con artigli, tentacoli ed arpioni, si era letteralmente impossessata di gran parte della macchina burocratica ed amministrativa di Roma Capitale. Neppure la straordinaria macchina del Ros dei Carabinieri, unita alla Dda, alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza, avrebbe potuto compiere tale miracolo in soli 5 mesi ed in un clima di silenzi mafiosi che si respirava nelle stanze di Assessorati e Dipartimenti di Roma Capitale. Bene ha fatto il sindaco a mettere, speriamo, la parola fine su quanto accaduto. Alfano, sul punto, non è decisamente credibile.

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