Roma, denuncia del Silp Cgil: “Poliziotti sempre sempre più poveri e stressati”

Roma, denuncia del Silp Cgil: “Poliziotti sempre sempre più poveri e stressati”

 

“La notizia della presunta aggressione di alcuni operatori a Tor Bella Monaca, avvenuta il 15 settembre scorso ad opera di persone del posto durante un arresto, non è corretta. Questa volta, a dispetto di altri episodi di violenza contro le forze dell’ordine, l’unico evento degno di nota è la reazione aggressiva da parte della madre di uno dei giovani fermati, avvenuta all’interno del locale commissariato di polizia. Sempre più spesso, al contrario della citata vicenda, succede che il poliziotto si trovi però esposto ai rischi del mestiere, dovendo affrontare crescenti emergenze con minori garanzie professionali”. Lo afferma in una nota Antonio Patitucci, segretario generale del Silp Cgil di Roma e del Lazio.

“A oggi, nonostante la grave carenza di personale e in particolare di sottufficiali, indispensabili per il coordinamento operativo di uffici e settori, la Questura di Roma ha previsto servizi straordinari per le difficili periferie della Capitale, come Tor Bella Monaca, esposte al predominante traffico di droga e alle altre attività illecite del crimine organizzato. Si fa quanto possibile per fronteggiare una criminalità sempre più aggressiva, con frequenti pattuglioni, anche notturni, congiuntamente a operazioni mirate dell’Ufficio prevenzione e degli uffici investigativi – aggiunge – Tutto questo, chiaramente grava come un macigno sugli uomini e le donne della Polizia di Stato, sempre più esposti a un maggiore stress psicofisico nonostante l’avanzare dell’età media, ormai oltre i 43/44 anni. Questi lavoratori e lavoratrici, per l’assenza di un’efficace politica locale e nazionale sulla sicurezza e la legalità, sono divenuti l’unico argine a tutte le emergenze che affliggono la Capitale, pagando un prezzo personale altissimo in termini di stress lavorativo e di vita. In cambio stanno ottenendo meno garanzie professionali, una busta paga sempre più povera e la riduzione di quei pochi benefici come l’alloggio collettivo in caserma o la mensa di servizio. I mali oscuri e le grandi difficoltà di vita degli uomini e delle donne in divisa sfuggono alla società, ma soprattutto alle istituzioni che dimenticano che lo Stato e la legge non esisterebbe senza queste persone. Le patologie ansiose depressive sono in aumento, ma tenute nascoste per paura di perdere il lavoro. Non esiste ufficialmente nessuna unità o uffici sanitari specializzati per supportare psicologicamente gli operatori reduci da traumi professionali o di vita. Gente spremuta per anni per il bene superiore dello Stato, per la sicurezza e la legalità, abbandonati come stracci alle prime loro difficoltà di essere umani, anche se premiati come eroi o uomini di brillante carriera. Risultato. Numerosi suicidi che rimangono nell’ombra, mentre i nostri politici si ricordano degli uomini e delle donne della sicurezza solo nelle campagne elettorali, per poi dimenticarli nell’immediato quotidiano”.

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