Renzi show a New York: “Stiamo stupendo il mondo”. Ma la Ue attacca: va detassato il lavoro non la casa. Senato: Chiti mette i paletti

Renzi show a New York: “Stiamo stupendo il mondo”. Ma la Ue attacca: va detassato il lavoro non la casa. Senato: Chiti mette i paletti

“Con le nostre riforme stiamo stupendo il mondo”. Così Renzi Matteo da New York dove, stando ai nostri media, Rai in testa, sembra che l’Assemblea generale dell’Onu, per la precisione la numero 70, sia stata convocata in omaggio al nostro premier. È come il prezzemolo, si trova dappertutto, saluta tutti, dà la mano a tutte e tutti, una specie di cerimoniale. Quasi abbia avuto l’incarico da Ban Ki-moon che delle Nazioni Unite è il segretario generale, di rappresentarlo. Ha perfino trovato il modo di farsi filmare da una telecamera Rai mentre firmava uno di quei registri che nessuno guarderà mai, ma che si firma per dire “io c’ero”.

Il premier poteva risparmiare la nuova guasconata, minimo una al giorno, proprio alla vigilia del dibattito al Senato sulla riforma costituzionale che nessuno ci invidia, un guazzabuglio di cui, si spera, la minoranza Pd lo dice chiaro e tondo, si riesca a limitare i danni.

  Il miniaccordo, tregua, con la minoranza del Pd ha bisogno di importanti aggiustamenti

Il miniaccordo, noi insistiamo a chiamarlo “tregua” fra minoranza Dem, Renzi e la ventriloqua Boschi, sulla eleggibilità dei senatori, ha bisogno di qualche aggiustamento, non di poco conto. Ed\anche altre parti della legge devono essere rivisitate, come annuncia il senatore Vannino Chiti in una intervista al Corriere della sera. Ma c’è di più, mentre il premier si auto elogia, il mondo, quello economico e anche quello politico, non riesce a capire quale logica spinga il governo, il ministro Padoan in prima fila, ad eliminare la tassa sulla prima casa, favorendo i possessori di abitazioni di lusso, regalando pochi spiccioli a chi ha comprato una casa normale e magari deve ancora pagare il mutuo. Non solo, quel poco che gli rimarrà nelle tasche un centinaio di euro in un anno, non gli basterà neppure per far fronte a qualche spesa medica, visti i tagli che la ministra Lorenzin ha messo a punto. Dice la stessa che anche i medici sono d’accordo. Sì, ma quali sono questi medici? I professoroni che operano nel privato. Guarda caso. Verrebbe da dire al premier, pensi meno a stupire il mondo, entità astratta, e faccia qualcosa per stupire i cittadini. Gli annunci, le statistiche taroccate sul benessere, la fiducia crescente dei cittadini-consumatori, servono solo per gli allocchi.

 Al premier interessa solo abolire la tassa sulla prima casa anche per i paperoni

Domani, martedì, torna in aula al Senato la legge che modifica la struttura istituzionale del nostro paese. Il voto finale, il varo del testo, previsti per il 13 ottobre. Poi sarà la volta della legge di stabilità, nella quale gli annunci si sprecano. Renzi ci tiene moltissimo. A lui e al suo staff interessa solo una cosa, l’eliminazione della tassa sulla prima casa. I proprietari di abitazione rappresentano l’80% dei cittadini. Insomma una bella mossa propagandistica. Gli andò bene con gli ottanta euro, perché non riprovare. Ma dall’esecutivo europeo, la Commissione, pare anche dal Fondo monetario internazionale, arriva una forte pressione perché l’Italia rinunci a questa scelta spostando l’attenzione sulla riduzione delle tasse sul lavoro. Renzi aveva risposto in modo arrogante, “sulle tasse in casa nostra, ci pensiamo noi”, ma, al tempo stesso, proprio su queste proposte chiede alla Ue  maggiora flessibilità sui conti pubblici.

Da Bruxelles arriva uno stop. La tassazione sul lavoro deprime l’offerta e la domanda

Da Bruxelles arriva il rapporto a firma Commissione europea che analizza le riforme fiscali dei vari Paesi. “Il sistema fiscale degli  Stati  membri – afferma il documento – tende a basarsi fortemente sulla tassazione del lavoro che può deprimere sia l’offerta che la domanda di lavoro”. Il documento chiede agli Stati di “concentrare l’attenzione sui modi appropriati per spostare il carico fiscale dal lavoro e ad altri tipi di tassazione che sono meno dannose alla crescita e all’occupazione come i consumi, la proprietà e le tasse ambientali”. E molti stati, tra cui l’Italia, indica la Commissione, “appaiono avere sia una necessità potenziale di ridurre il carico relativamente alto della tassazione sul lavoro sia lo spazio potenziale per aumentare altre imposte”. Fra questi Stati il documento indica in tono perentorio l’Italia. E Renzi, di nuovo, strilla, l’indirizzo sono i “vertici europei”. “Non mettano bocca sulle scelte di uno Stato”. Davvero stupisce il mondo perché è la stessa persona che a quei vertici sta mendicando un po’ di flessibilità che gli serve per varare la legge di stabilità. A proposito della quale i tecnici del Servizio studi e bilanci della Camera chiedono al governo qualche chiarimento sulla copertura delle uscite previste.

Al Senato parte la maratona sulla legge. La grana degli emendamenti di Calderoli

Ci spostiamo sul Senato. Prima grana i milioni di emendamenti presentati da Calderoli, seconda grana la ammissibilità di emendamenti che riguardano il famoso, o meglio famigerato articolo 2, quello relativo alla elezione dei senatori-consiglieri regionali. Due problemi la cui soluzione spetta al presidente del Senato, pressato ormai ogni giorno dalla ministra Boschi in servizio permanente effettivo. Canguro, ghigliottina, termini usati in Parlamento per tagliare corto, abbreviare i tempi di discussione, impedire filibustering, ostruzionismo, interventi che duravano ore ed ore, giorni interi che appassionavano il pubblico. A Grasso il governo, di fatto, chiede scelte “eccezionali”. Vannino Chiti, uno dei senatori Dem che sta portando avanti una dura battaglia per cambiare il testo della legge, nella intervista al Corriere della Sera risponde: “Grasso è stato corretto. Dovrà fare scelte non eccezionali, magari dure, ma contemplate dal regolamento”. Si deve infatti al presidente del Senato se la data prevista per il voto finale è stata fissata al 13 ottobre, qualche giorno in più di quanto pretendeva il premier. Sempre Chiti, sottolinea che la “riforma ha fatto due grandi passi avanti, le funzioni del Senato e la  composizione”. Ma le tante critiche che sono venute da costituzionalisti,  giuristi, i pericoli che l’accordo rappresenti solo una enunciazione pasticciata, anche dal punto di vista della lingua italiana, devono aver fatto fischiare le orecchie ai senatori della minoranza Pd firmatari degli emendamenti, ancora non ritirati. Chiti infatti parla di “intervenire subito sulle norme transitorie e sulla elezione del Capo dello Stato”.

Legge Boschi: Minoranza Pd, le norme transitorie vanno cambiate per evitare ambiguità

Già, le norme transitorie per mettere al sicuro che sono i cittadini ad eleggere i senatori–consiglieri.  Vanno cambiate, non devono restare ambiguità di sorta, afferma il senatore Dem e propone una specie di scioglilingua. “Perché, se i consiglieri-senatori li scelgono i cittadini, la prima volta che si andrà al voto — afferma – si dovrà rispettare il principio che siano i cittadini a sceglierli. Ci sono diverse soluzioni. L’importante è che si realizzi un coinvolgimento dei cittadini. Per i sindaci, invece, si può seguire la via per cui sono le assemblee dei sindaci in ogni Regione a votarli”. L’intervistatore fa notare a Chiti che la vicesegretaria del Pd, Serracchiani, è di parere contrario, non sarebbe necessario cambiarle. Risponde |Chiti: “Lo do per scontato che si cambino, altrimenti ci sarebbero elementi di ambiguità nella Costituzione”.

Problemi aperti, elezione Presidente della Repubblica, immunità, autorizzazioni a procedere

Per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica, Chiti indica due strade da percorrere, “la prima è allargare la platea di chi elegge: si può mantenere il ruolo dei 59 delegati regionali. E poi si potrebbe prevedere una presenza significativa di sindaci. Si era parlato anche di eurodeputati. Oppure aumentare da 5 a 8 o 9 il numero delle votazioni dopo le quali scatta la maggioranza assoluta della platea”. Infine, ancora un problema aperto, quello della immunità dei consiglieri senatori. Un problema da affrontare entro la legislatura, “restringendola all’attività specifica che svolge in quanto parlamentare”. Già che c’era il senatore non risparmia una battuta sul ministro Orlando che in un primo tempo sembrava d’accordo, poi frenò perché temeva che ostacolasse il cammino del ddl Boschi. Che “non ostacolava un bel niente”. Non è finita qui: “Quando la magistratura chiede di svolgere intercettazioni o prendere misure restrittive su un parlamentare – afferma – la decisione in ultima istanza deve essere di una sezione della Corte costituzionale”. Proprio su questa delicata questione in questi mesi si è parlato spesso di mancate autorizzazioni, molto discutibili, nel senso io ti do una cosa a te tu mi dai una cosa a me. Argomenti che possono trasformarsi in vere e proprie micce.

Share

Leave a Reply