Profughi e migranti: tra accoglienza e nuovi muri. L’ultimo nuovo muro è del “caro Bibi” Netanyahu, tra Israele e Giordania. Il nostro premier lo chiamerà?

Profughi e migranti: tra accoglienza e nuovi muri. L’ultimo nuovo muro è del “caro Bibi” Netanyahu, tra Israele e Giordania. Il nostro premier lo chiamerà?

Dopo il sabato storico in cui Germania e Austria hanno aperte le frontiere per accogliere non meno di 14mila tra profughi, rifugiati e migranti bloccati dalle autorità di governo ungheresi, si susseguono le reazioni nel mondo. Il segno delle reazioni resta sempre contraddittorio. L’Europa resta sostanzialmente divisa in due, tra stati della UE che aprono frontiere, sostenendo che si possa fare nonostante i Trattati di Dublino, e stati che invece chiudono e militarizzano le frontiere, sostenendo di essere coerenti con gli stessi Trattati. In Italia, il dibattito ha invece raggiunto punte di vera e propria comicità, prima con un post sul sito di Beppe Grillo e poi con l’incauta dichiarazione da Cernobbio della senatrice 5Stelle Barbara Lezzi. Grillo ha sostenuto le ragioni, che solo lui ha visto, del dittatore fascista ungherese Orbàn, richiamandosi alle regole di Dublino, mentre la tenace Lezzi ha usato le stesse motivazioni della destra leghista: siamo un paese povero e pieno di disoccupati, non possiamo accoglierli. Insomma, le posizioni dei 5Stelle sulla tragedia umana dei profughi siriani e dei migranti sono analoghe alla peggiore destra, italiana ed europea. E neppure le immagini dei bambini, vivi e morti, o quelle dell’accoglienza festosa di austriaci e tedeschi, che pure hanno fatto il giro del tanto amato web, hanno messo in crisi convinzioni e posizioni che sembrano il frutto di una latente xenofobia di Grillo e dei 5Stelle, che ora è diventata evidente. Occorre però scrivere, per dovere di cronaca, che la reazione dei lettori al post di Grillo sulla esaltazione dell’Ungheria di Orbàn, ha trovato molte più osservazioni critiche che adesioni.

La domenica ha visto due posizioni antitetiche: quella di papa Francesco e quella del premier israeliano Netanyahu. Papa Francesco ha invitato tutte le parrocchie, i monasteri, le comunità religiose di tutta Europa ad accogliere almeno una famiglia di rifugiati. Il gesto di solidarietà del papa avrà inizio proprio dal Vaticano, che accoglierà alcune famiglie di siriani e afghani in transito in Italia. Si tratta ovviamente di un gesto con alto valore simbolico, piuttosto che di concreta soluzione al problema del flusso dei migranti. Il senso delle parole del papa va letto piuttosto come gesto di apertura delle frontiere, di tolleranza, di spirito di accoglienza, proprio mentre in giro per l’Europa e per il mondo si erigono altissimi muri.

L’ultimo muro contro i migranti in ordine di apparizione è quello annunciato domenica dal “caro Ben” Netanyahu, tanto corteggiato e amato dal nostro premier Renzi, e perfino ospitato in pompa magna a Firenze, città dalla straordinaria civiltà rinascimentale, e dalla secolare tradizione di accoglienza e solidarietà. Il premier israeliano ha detto domenica che “Israele non si lascerà sommergere dai rifugiati siriani e africani”, ed ha lanciato la costruzione di un nuovo muro alla frontiera giordana. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano Renzi, e il sindaco di Firenze, dinanzi a parole come “non ci lascereme sommergere da migranti clandestini e da attivisti terroristi”, mentre il capo dell’opposizione laburista, Herzog, chiedeva invece atti concreti per l’accoglienza dei rifugiati siriani in fuga dalla guerra. E cosa risponderanno Renzi, il ministro Gentiloni e la stessa Mogherini alla provocazione di Netanyahu sulla costruzione del quarto muro contro i rifugiati? Vorremmo saperlo, pur consapevoli che mentre scriviamo Renzi è più appassionato al destino di una gara di Formula Uno, insieme col suo amico Marchionne.

Diversa invece la posizione delle comunità ebraiche in Europa. Il grande Rabbino di Francia, Haim Korsia, ha fatto appello a un sussulto civile e umano nell’accoglienza dei rifugiati, nel corso della cerimonia in memoria dei martiri della deportazione, presso la grande Sinagoga di Parigi. Il Rabbino ha detto: “la Francia, terra d’asilo e d’accoglienza, la Francia, patria dei diritti dell’uomo, non può chiudere gli occhi sulle donne e gli uomini che premono alle porte delle nostre frontiere, con l’unica speranza di vivere”. Ed ha chiesto “gesti forti del nostro paese e della Unione Europea perché siano trovate soluzioni al più presto”. Come si vede, una posizione ben diversa da quella di Netanyahu, anche se rivolta alle comunità ebraiche di Francia, ma il senso vale per tutti.

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