Palestina. Soldati israeliani picchiano due reporter dell’Agenzia France Press. Tra loro l’italiano Andrea Bernardi

Palestina. Soldati israeliani picchiano due reporter dell’Agenzia France Press. Tra loro l’italiano Andrea Bernardi

È accaduto venerdì sera nella Cisgiordania occupata dall’esercito israeliano. Due giornalisti dell’Agenzia France Press, tra i quali uno di nazionalità italiana, Andrea Bernardi, sono stati presi da parte dai soldati di Tel Aviv, mentre facevano il loro mestiere di reporter in una zona particolarmente devastata da conflitti. Andrea Bernardi, videomaker con addosso un giubbetto antiproiettili sul quale era evidente la scritta “Press”, Stampa, è stato brutalmente assalito dai soldati, messo a terra e picchiato. Uno dei soldati ha distrutto la videocamera e ha confiscato uno dei telefoni. Con Bernardi vi era anche il fotografo palestinese Abbas Momani, anch’egli colpito e al quale è stata distrutta la macchina fotografica. La direzione dell’ufficio di Gerusalemme dell’AFP ha protestato vigorosamente contro l’esercito israeliano, che sostiene di aver aperto un’inchiesta.

La sequenza dell’attacco è contenuta in un filmato girato dalla società di produzione Palmedia, ed è accaduto nei pressi della periferia del villaggio di Beit Furik, a sud ovest di Nablus. “Siamo giunti verso mezzogiorno, dopo che alcuni colleghi ci avevano indicato l’esplosione di scontri durante i funerali di un giovane palestinese”, racconta Andrea Bernardi. I due giornalisti precisano di essersi identificati al loro arrivo alle guardie frontaliere, che pure avevano riservato loro un’accoglienza cordiale. “Ma il tono non ha tardato a mutare”, prosegue Bernardi, quando i due reporter si sono avvicinati ai soldati che conducevano l’operazione di mantenimento dell’ordine con la forza. “Come si vede nel video, uno dei soldati si è precipitato contro di me per requisirmi il materiale”, dice ancora Bernardi, “appena gli ho mostrato il tesserino di giornalista, mi ha detto che non gliene fregava nulla e mi ha sbattuto a terra, mi ha colpito ai fianchi e mi ha immobilizzato”. Poi, continua il giornalista italiano, “mi ha distrutto la videocamera. Poco dopo abbiamo deciso di proseguire, ma i soldati non avevano ancora finito con noi. Un altro soldato ha afferrato Abbas, gli ha strappato la macchina fotografica e l’ha sbattuta a terra. Poco più tardi, ho cercato di recuperare i resti della videocamera, ma altri soldati mi hanno placcato e gettato a terra, prima di andarsene via”.

Thomas Coex, capo del servizio fotografico dell’AFP a Gerusalemme denuncia: “il comportamento di questi soldati è inammissibile”. L’agenzia francese si appresta ora a denunciare formalmente coloro che portano la responsabilità di questi atti contro la libertà di stampa e di informazione, e i diritti dei giornalisti. Il portavoce dell’esercito sottolinea a sua volta che “dell’incidente sono stati informati gli stati maggiori dell’esercito”. E ha aggiunto: “i primi elementi della nostra inchiesta mostrano che i soldati non si sono comportati secondo i nostri ordini, e dunque misure disciplinari saranno prese presto”.

L’Associazione della stampa estera, che rappresenta molte centinaia di reporter in Israele e nei Territori occupati, ha dichiarato di non sentirsi affatto sollevata da questa reazione formale dell’esercito: “Il nostri problema”, sostiene l’Associazione, “è che se questi soldati non fossero stati presi in flagranza con quel video, non sarebbe successo nulla. Accade troppo spesso che unità dell’esercito israeliano compiano violazioni in totale impunità degli alti valori morali cui dicono di ispirarsi”. Non è la prima volta che reporter dell’AFP vengano presi di mira dai soldati. Pochi giorni fa, un altro fotografo palestinese dell’AFP è stato picchiato sotto gli occhi dei suoi colleghi. L’AFP afferma: “è giunto il momento che lo stato maggiore dell’esercito prenda severi provvedimenti, per dimostrare che rispetta la libertà di stampa e che riesce a controllare i suoi uomini sul terreno”.

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