Merkel e Hollande impongono le loro scelte all’Europa sui profughi. Quote obbligatorie, altrimenti addio Schengen

Merkel e Hollande impongono le loro scelte all’Europa sui profughi. Quote obbligatorie, altrimenti addio Schengen

Germania e Francia concordano sul principio delle “quote obbligatorie” per l’accoglienza dei migranti nei paesi dell’Unione europea, ha detto Angela Merkel in visita a Berna. “Ho parlato questa mattina col presidente Hollande”, ha ribadito la cancelliera tedesca, “La posizione franco-tedesca che noi trasmetteremo alle istituzioni europee è che coloro che abbiano bisogno di protezione ne trarranno beneficio, e che noi avremo bisogno di quota obbligatorie dentro l’Unione europea per dividersi gli aventi diritto; si tratta di un principio dimsolidarietà”.

Poco dopo, a Parigi, il presidente Francois Hollande ha confermato, senza però mai pronunciare la parola “quota”, la posizione comune su un “meccanismo permanente e obbligatorio” di accoglienza dei rifugiati in Europa che sarà “sottoposto” il prossimo 14 settembre al Consiglio dei ministri europei dell’Interno, prima del vertice dei presidenti. Le parole di Hollande alla stampa sono state durissime nei confronti dei paesi europei refrattari al sistema delle quote obbligatorie, in particolare, Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca: “Quel che abbiamo fatto finora non è stato sufficiente e ci sono paesi che non hanno risposto ai loro doveri morali. L’iniziativa franco tedesca consiste nel convincere il presidente della Commissione e il presidente del Consiglio e tutti i nostri partner a metter i opera una politica della immigrazione che sia degna di ciò che rappresentiamo”. Il richiamo di Hollande è alla coerenza degli obblighi imposti dalla grande tradizione della civiltà europea, che soprattutto nel dopoguerra, ha fatto dell’accoglienza dei migranti uno principi fondativi della costruzione dell’Unione.

Già lo scorso 31 agosto, da parte sua, la cancelliera Merkel aveva avvertito i partner europei, richiamando ciascuno alle proprie responsabilità: “se non riuscissimo a dividere in maniera giusta i rifugiati, è evidente che la questione dello spazio Schengen, ovvero le regole della libertà di circolazione nell’Unione, sarà all’ordine del giorno per molti”. La Germania attende di accogliere più di 800.000 richieste di asilo entro il 2015. Angela Merkel ha poi insistito sul fatto che la Germania non può continuare eternamente a versare aiuti strutturali o a ricevere lavoratori sradicati. Il fatto è che prima dell’estate il piano di ripartizione dei 40.000 rifugiati tra i 28 paesi dell’Unione aveva suscitato vivaci reazioni critiche. Le quote evocate dal presidente Juncker erano poi state sostituite da piani di accoglienza “volontaria”. A tutt’oggi, solo 30.000 rifugiati, dei circa 250.000 giunti sulle coste italiane e greche, sono stati “rilocalizzati”, come si dice con pessimo vocabolo burocratico.

Da parte sua, Juncker, da sempre sostenitore delle quote obbligatorie di ripartizione, dovrà inevitabilmente sostenere l’iniziativa franco-tedesca, e dovrà convincere il presidente ungherese, Orban, proprio giovedì pomeriggio, quando lo incontrerà per cercare una soluzione al flusso migratorio di rifugiati senza precedenti in Ungheria. E non solo. Il presidente Juncker dovrà inevitabilmente risolvere il problema sollevato dai 120.000 richiedenti asilo supplementari entro mercoledì 9 settembre a Strasburgo, poche ore prima dell’inizio dei vertici europei.

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