L’Istat diffonde i dati su PIL e occupazione. Renzi brinda, ma Squinzi e Camusso invitano alla cautela

L’Istat diffonde i dati su PIL e occupazione. Renzi brinda, ma Squinzi e Camusso invitano alla cautela

Questa volta, i dati diffusi dall’Istat sembrano rivelare una boccata di ossigeno per l’economia italiana. Intanto, l’Istituto nazionale di Statistica rettifica al rialzo, sia pure quasi impercettibile, l’incremento del PIL nel secondo trimestre, passando dallo 0,2 allo 0,3% di crescita, con una previsione nell’anno più vicina allo 0,7% che allo 0,5 annunciato lo scorso 14 agosto. In sè, pare una buona notizia, che tuttavia, come sempre, ha scatenato le diverse e opposte interpretazioni. Il premier Matteo Renzi non perde l’occasione per celebrare le “sue” riforme e soprattutto il Jobs Act, e lo fa col solito tono tronfio ed enfatico, come se si trattasse del 3% di crescita e non del modestissimo 0,3, anche perché in Italia ogni punto di PIL, prodotto interno lordo, viene calcolato in circa 17 miliardi di euro. La crescita dello 0,3% certificata dall’Istat equivale a poco meno di un terzo di 17 miliardi di euro, pari a circa cinque miliardi. Bruscolini, come si direbbe in questi casi. Eppure, a Palazzo Chigi si brinda. In controtendenza, invece, lo stesso Squinzi, presidente di Confindustria, che non riparmia critiche al tono così tronfio e autocelebrativo di Renzi, puntanto sulle cause internazionali che hanno prodotto un rialzo minimo del PIL italiano, a partire dal calo vistoso del prezzo dell’energia, al rafforzamento del dollaro, che aiuta l’export italiano ed europeo, e al Quantitative Easing della BCE.

I dati Istat sull’occupazione a luglio

Il tasso di disoccupazione a luglio è pari al 12%, in calo di 0,5 punti percentuali sul mese precedente e di 0,9 punti nei dodici mesi. Lo rileva l’Istat nelle stime diffuse oggi (1 settembre). Il ribasso arriva dopo due aumenti e porta il tasso ai minimi da due anni esatti (era al 12% nel luglio 2013). In calo anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni) che a luglio è pari al 40,5%, 2,5 punti percentuali in meno sul mese precedente e 2,6 punti su base annua.

Al contempo  – prosegue l’Istat – gli occupati salgono dello 0,2% su giugno, vale a dire di 44 mila unità in più. Sul luglio 2014 il rialzo è dell’1,1%, con 235mila persone occupate in più. Il tasso di occupazione aumenta di 0,1 punti percentuali nel confronto mensile, portandosi al 56,3% e tornando ai livelli di novembre 2012.

Susanna Camusso: “brutta propaganda ed effimere illusioni. Servono politiche industriali e un piano del lavoro”

“Una diminuzione della disoccupazione è un fatto positivo che va guardato attentamente per capire come e dove intervenire per rafforzare una tendenza che è ancora, purtroppo, marginale rispetto alle reali esigenze del paese”. Questo il commento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, sui dati.

Per il leader della Cgil “serve un impegno forte delle istituzioni, una capacità di indirizzo e di stimolo dell’economia che ancora non vediamo. Servono imprenditori che sappiano rischiare, innovare, investire, produrre lavoro e reddito. Serve un piano del lavoro che sappia cogliere le opportunità che si presentano e indirizzare un mercato incapace, da solo, di produrre ricchezza in modo stabile ed equilibrato”.

“Vediamo invece – sottolinea Camusso – solo molta e brutta propaganda che produce non solo effimere illusioni e false aspettative ma danni rilevanti al paese e alle future generazioni. Oggi siamo al colmo di un presidente del Consiglio che vanta i risultati già raggiunti e superati da Monti prima e da Letta poi, e di un presidente di Confindustria che si domanda come mai la crescita sia così bassa. Avevano tutti raccontato tutt’altra storia: il presidente di Confindustria che in cambio della libertà di licenziamento assicurava copiosi investimenti e assunzioni in massa, mentre il presidente del Consiglio assicurava il mondo che le sue riforme avrebbero garantito un’imprenditoria dinamica, innovativa, capace di dare lavoro e prospettive di crescita”.

“Se tornassero coi piedi per terra e la smettessero con la propaganda – conclude – il Paese potrebbe cogliere le opportunità che sembrano prospettarsi”.

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