L’Esposito, assessore ai trasporti di Roma, visto da Messina (Repubblica). Il tifo, il bus “64”, il numero dei tassisti: ma quante corbellerie

L’Esposito, assessore ai trasporti di Roma, visto da Messina (Repubblica). Il tifo, il bus “64”, il numero dei tassisti: ma quante corbellerie

Richiamo in prima pagina, poi una intera pagina dedicata all’assessore del Comune di Roma Stefano Esposito, colpevole di “aver confessato alla Zanzara, Radio 24, di non essere un romanista”. Di più, ha ricordato, da tifoso della Juventus, che da ragazzo allo stadio gli è capitato gridare “Roma merda”. L’avesse mai detto, apriti cielo chiuditi terra, ne è nato un caso politico, tradotto immediatamente in un attacco al sindaco di Roma, di ritorno dalle feria americane. Chi, se non Repubblica, che giorno dopo giorno prende di mira Ignazio Marino, poteva dedicare all’argomento una intera pagina? Non solo, Ezio Mauro ha messo in campo una delle “firme” del quotidiano. Non è la prima volta che avviene quando si tratta di attaccare Marino o qualche assessore. A volte lo si fa addirittura con grossolane ingiurie, offese, sparando ad alzo zero, con retroscena di fantasia. Oppure, come in questo caso, la “penna” di  Sebastiano ha giocato sull’ironia, ma ugualmente il taglio dell’articolo è di quelli intrisi di veleno. Sia pure con il sorriso sulle labbra. Il bello, anzi il brutto, è che attorno alla intervista, rilasciata da un assessore nato a Moncalieri, già consigliere alla Provincia di Torino, poi deputato e senatore sempre in collegi torinesi, il  quale ricorda il suo passato di tifoso dalle Juventus, antiromanista, si sia scatenata una bagarre di “romanisti doc” tutti offesi per lesa maestà, da Alemanno a D’Alema,  al capogruppo Sel, Peciola, i giovani Dem, un fronte unico di indignati per lesa maestà. C’è da pensare a quanto se la ridano i laziali, anche se hanno subito una batosta in campionato. Messina invece  mette a confronto Esposito e le sue dichiarazioni con i romani che “sarebbero al limite della pazienza”. E ce li descrive, questi romani, come coloro i quali possono transigere su tutto ma non sul tifo.

Se perdono le romane dolore come per gli americani l’uccisione di Kennedy

E qui arriva il capolavoro di Messina: “Basta guardare  le facce di romanisti e laziali dopo un derby finito 3 a 0 (e perché no 2 a 0 o  4 a 1? ndr) e leggere negli occhi di chi ha perso lo stesso sguardo vuoto e disorientato che avevano gli americani dopo l’assassinio di Kennedy, e per capire che il calcio è una faccenda molto seria”. Verrebbe  da chiedere in quanti occhi di romanisti o laziali ha letto, quante facce ha guardato, ma sarebbe una domanda senza risposta, perché si tratta di una corbelleria cui noi giornalisti facciamo ricorso quando non abbiamo niente da dire. La cosa grave è che ha guardato negli occhi anche gli americani. E che per i romani un derby perso è simile alla uccisione di Kennedy. Questa sì una offesa ai romani, che sanno ben distinguere il tifo da tragedie che hanno segnato la storia del mondo. Messina però nel suo scritto va ben oltre. Pensa di giocare sul sicuro quando lancia l’accusa, l’attacco destinato a mettere ko l’avversario.

Il “64”,  il famoso bus che l’assessore ignora. Giocatelo al Lotto

Nella intervista, Esposito non ha saputo rispondere a due domande fondamentali per uno che fa l’assessore ai trasporti: dove porta l’autobus 64 e quanti sono i tassisti romani. Dal curriculum di Esposito apprendiamo che si è sempre occupato, nelle Commissioni di  Camera e Senato, di problemi del territorio, di infrastrutture, trasporti compresi, comunicazioni. Non solo, è convinto sostenitore del progetto per l’Alta velocità alla cui stesura ha partecipato, e che per questo non è proprio ben visto dai NoTav. Ha subito minacce, attentati, è stato messo sotto scorta. C’erano da attendersi critiche a Esposito, magari da Peciola, invece no, arrivano perché non è un romanista. Ed ecco la stoccata finale, sempre facendo parlare un ignoto  cittadino romano (e romanista), scrive il nostro Messina, domandandosi cosa passerà per la sua testa “quando si stancherà di aspettare quel taxi di cui l’assessore ignora il numero e salirà rassegnato a viaggiare come una sardina in scatola su quel 64 di cui l’assessore ignora il percorso”. E conclude  sempre con il suo romano: “Ma quali peccati abbiamo commesso per meritarci questo Esposito”.  Sommessamente ringraziamo il nostro per averci detto quanti sono i taxi che circolano a Roma, numero che nessuno conosce esattamente, tanto è vero che un capo dei tassisti come Bittarelli, nel rispondere a Esposito, dice che il numero dei tassisti è sufficiente, ma quel numero non lo indica. E per il famoso “64”? Siamo certi che quel numero diventerà famoso, verrà introdotto nei test per assumere incarichi pubblici a Roma, trasporti in primo luogo. Meglio giocarlo al Lotto, ruota di Roma. Se si vincesse, il Messina avrebbe fatto qualcosa di utile. Magari cominci proprio lui.

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