Lavoro, non convincono i dati Istat e neppure i messaggi di Renzi

Lavoro, non convincono i dati Istat e neppure i messaggi di Renzi

È vero che i numeri parlano da soli. Ma a volte lo fanno a vanvera. Allora è meglio interrogarli. Escono a getto continuo. Inps, Istat, ministero del Lavoro, forniscono tanti dati, gli uni diversi dagli altri, e non relativi a un piccolo problema ma a quello di fondo del paese, il lavoro e l’occupazione. L’aridità dei numeri consente le più diverse interpretazioni. Finisce che si crea un guazzabuglio in cui il bianco può diventare nero e viceversa.

Non avevano convinto i numeri dati dal ministero del Lavoro e l’inno alla gioia intonato dal ministro e subito rilanciato da Renzi sulla grande ripresa dell’Italia. Poi si è scoperto che c’era stato un errore umano e che l’aumento degli occupati non era vero, si trattava solo di 47 posti di lavoro in più, 47 come gli annunci delle ballerine dell’avanspettacolo. Oggi non ci convincono i numeri resi noti dall’Istat, buttati lì senza alcun approfondimento e rilanciati dai titoloni dei media, altro inno alla gioia di Renzi Matteo, con tanto di videomessaggio alla nazione per annunciare che ormai la ripresa c’era stata, posti di lavoro in aumento, la disoccupazione in diminuzione.

I numeri non ci convincono perché se interrogati non danno risposte. Intanto, il raffronto viene fatto tra i dati di luglio e quelli di giugno. L’Istat stesso però aveva reso noto che i dati di giugno erano stati rivisti al rialzo e quindi il raffronto andava fatto coi nuovi numeri. Ci si sarebbe accorti che la crescita dell’occupazione era minima, così come la riduzione della disoccupazione. A questo proposito ci siamo domandati perché se l’occupazione era aumentata a luglio di 44mila unità, i disoccupati erano calati di 144mila. A rigor di logica, i due dati avrebbero dovuto essere identici. Ma c’è di più. Si scopre che gli inattivi, coloro che non cercano più il lavoro, sono 99mila in più. Chiamiamoli come vogliamo, ma sempre disoccupati sono.

Infine, il dato che ci ha colpiti in modo particolare: gli occupati sopra i 50 anni, da aprile sono cresciuti del 5,8% mentre quelli tra i 30 e i 40 anni solo calati rispettivamente del 2 e dell’1%. Siamo in presenza di uno strano fenomeno. Sarebbe interessante conoscere con quale tipo di contratto gli anziani sono stati assunti. Perché, come rivelano le tante interviste fatte proprio agli anziani, che compaiono qua e là, spesso si tratta di cassintegrati che rientrano per qualche mese e che figurano tra gli occupati. Sono utili in qualche momento della produzione, stante la loro specializzazione. Racconta un lavoratore, lo riprendiamo da Repubblica, giornale non sospetto di antirenzismo: “ho 50 anni, ho avuto 3 contratti da 15 giorni ciascuno, uno pagato a giornata coi voucher, uno di 4 mesi e uno di 3 mesi che a novembre finisce. E dove vado?”. Stia sereno Renzi, non abbiamo la maglia rosa in Europa, per quanto riguarda l’occupazione, abbiamo più di 3 milioni di disoccupati, e non siamo neppure nel gruppo di testa.

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