La “velina” annuncia la “svolta” di Renzi: “listino” per il Senato. Se ne parla da metà luglio, già respinto della minoranza

La “velina” annuncia la “svolta” di Renzi: “listino” per il Senato. Se ne parla da metà luglio, già respinto della minoranza

Da Palazzo Chigi parte la “velina” con il grande annuncio: Renzi ha una proposta di mediazione sulla elezione del nuovo Senato. I giornali amici si mettono sull’attenti e i retroscenisti si sbizzarriscono. È la loro giornata, finalmente arriva una “velina” ghiotta, per tutto il mese di agosto il piatto piange. Niente di importante, certo c’è la tragedia dei migranti, ci sono i funerali del capo clan dei Casamonica, ci sono i numeri sull’occupazione forniti dal ministero del Lavoro, dall’Istat, dall’Inps, i conti che non tornano, ci sono le vacanze del sindaco di  Roma, quelle della ministra Boschi a Formentera, ma non è materiale ghiotto per i nostri retroscenisti. Non si presta a voli pindarici anche se ci provano le prime penne di Repubblica, sempre il sindaco Marino nel mirino. Finalmente arriva la “velina” quella giusta. Annuncia una riunione in gran segreto tenuta nell’ufficio di Renzi. Presenti a Palazzo Chigi la ministra Boschi, il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, la presidente della Commissione affari costituzionali, Anna Finocchiaro. Renzi si sarebbe convinto che era l’ora di avanzare alla minoranza Pd una proposta per la nomina dei senatori.

 La riunione segreta fra Renzi, Boschi, Zanda e Finocchiaro raccontata dai quotidiani

Titola  Repubblica in prima pagina: Senato, la svolta del premier “la mia proposta ai ribelli Pd”. Non solo Bersani avrebbe detto a Renzi “parliamone, punta all’unità”. Scrive il cronista: “L’intesa sulla riforma costituzionale è a un passo”. Vediamo la proposta, il compromesso. Si chiama “listino”. Quando si andrà al voto per le regionali, sulla scheda verranno indicati i candidati regionali che, se eletti, diventeranno senatori. Tradotto, i senatori non saranno eletti dai cittadini così come previsto invece dagli emendamenti presentati da 29 senatori della minoranza del Pd. Dove sta la novità uscita dal “summit” a Palazzo Chigi? Non c’è. Si tratta infatti di una indicazione avanzata dal senatore Zanda, poi formalizzata dal ministro Martina, già bersaniano, ora  fra i “dialoganti”, di fatto “pontiere” nei confronti della minoranza. Intervistato sempre da Repubblica  ripropone il “listino” come aveva fatto ai primi di agosto insieme ad un altro parlamentare, Pizzetti. Del resto, una proposta simile era stata avanzata anche dalla coppia Finocchiaro–Quagliariello. In parole povere si tratta di un senato semielettivo. Non si modifica l’articolo 2 della legge, ma si lavora su qualche altro articolo che abbia subito modifiche nel passaggio alla Camera. È ormai da quasi due mesi che la proposta, che Renzi ben conosceva e alla quale aveva dato il suo benestare, è oggetto di dibattito. Non è pensabile che la Boschi non ne abbia mai parlato. Così come non è pensabile che Renzi non abbia mai letto uno dei tanti articoli che del “listino” parlavano. Allora dove sta la novità? Nel fatto che il premier si sia pronunciato ufficialmente sul “listino”, ma non si tocca l’articolo 2 sul Senato non elettivo, e avanzerà la proposta alla riunione dei senatori Pd. Insomma, una farsa pensiamo difficilmente digeribile dalla minoranza.

Vannino Chiti: se resta l’articolo 2 l’ultima parola non spetta, come  si dovrebbe, ai cittadini

Sul “listino” proprio sul nostro giornale l’11 agosto Vannino Chiti, uno dei protagonisti della battaglia sulla riforma costituzionale, aveva scritto: “ Ci sono due strade a mio giudizio per una riforma che superi, come tutti vogliamo, il bicameralismo paritario. L’elezione diretta dei senatori da parte dei cittadini in concomitanza con il voto per le Regioni. Ciò comporta di modificare  l’articolo 2 della riforma, altrimenti avremo quel Senato semielettivo proposto sia da Quagliariello-Finocchiaro che da Martina-Pizzetti. Inutile girarci intorno: se  l’articolo 2 resta l’elezione da parte dei Consigli regionali, i cittadini possono essere informati, forse consultati, ma l’ultima parola non sarà  la loro. Siccome è una fandonia dire che per superare il bicameralismo paritario bisogna togliere ai cittadini il diritto di scegliere i senatori, ripeto la mia domanda a Martina e amici: perché avete tanta paura del voto dei cittadini? Se non si vuole il Senato elettivo una alternativa per una intesa esiste: l’ho detto anche intervenendo nella Commissione Affari costituzionali: si dia vita al Bundesrat, ma a quello vero, formato dai rappresentanti dei governi regionali, con voto unitario, con competenze e procedimento legislativo quali quelli esistenti nella Germania federale”. Chiti poi ricordava  che la legge elettorale con cui si elegge la  Camera in Germania “ non è certo ipermaggioritaria come l’Italicum”. Niente è cambiato, dice Chiti, rispetto alla proposta Martina-Pizzetti, il  “listino”, appunto, che viene venduto come la grande novità.

Listino già duramente criticato dai presentatori della minoranza Pd degli emendamenti all’articolo 2

Listino che aveva ricevuto dure critiche da parte di numerosi esponenti della minoranza, bersaniani come  Gotor, Fornaro e gli altri firmatari degli emendamenti. Insomma, una bocciatura, tanto che gli emendamenti presentati all’articolo 2 non sono stati ritirati. E Renzi continua a fare lo spaccone affermando che i voti ci saranno per approvare la legge così com’è, ma sa bene che il cammino non sarà dei più facili. Ecco che fa annunciare il “gran gesto nei confronti delle minoranze”, per tenere unito il partito e fa riferimento a Bersani, che proprio in questi giorni attacca duramente il premier  sulla linea politica e più volte pone il problema dell’unità del Pd. Il segretario con questa proposta  improvvisa, la “svolta”, darebbe prova che tiene alla presenza di una minoranza e alle  sue indicazioni.

La “velina” un capolavoro frutto dello staff del premier utilizzata dai giornali

Da questo punto di vista la “velina” di Palazzo Chigi è un capolavoro. Ne riportiamo alcuni brani, rinvenuti su Repubblica. “Seduti davanti alla scrivania di Renzi ci sono – citiamo – Boschi, Zanda, Finocchiaro” che “hanno descritto la situazione al premier  senza edulcorare la realtà. Matteo, devi fare una offerta alla minoranza del partito. Altrimenti stavolta rischiamo davvero che salti tutto”.  In piedi dietro di loro, racconta la velina, Maria Elena Boschi annuiva: “Ascoltali, purtroppo è così”. Ancora: “Renzi li ha guardati negli occhi e ha capito: va bene ditemi cosa posso fare”. La “velina” a questo punto ha una caduta. Possibile che l’uomo solo al comando chieda cosa può fare? No, ma passi questo banale errore. Ora viene il bello. “È a questo punto che Anna Finocchiaro, da relatrice del testo ne conosce ogni piega più nascosta, ha abbassato la voce, si è avvicinata ancora di più al tavolo e ha spiegato quanto aveva concordato con Zanda e Boschi, devi accettare il listino”. Stupenda sceneggiata.

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