La politica non c’è più, neppure i partiti, piccoli uomini e piccole donne mandano il Paese allo sfascio. Il valore della battaglia per il Senato elettivo

La politica non c’è più, neppure i partiti, piccoli uomini e piccole donne mandano il Paese allo sfascio. Il valore della battaglia per il Senato elettivo

Quale sia lo stato della politica nostrana lo dice in termini molto chiari il presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca, uno che se ne intende. Non ha peli sulla lingua quando si è pronunciato contro il Senato elettivo, come chiede la minoranza del Pd, De Luca, che con la giustizia ha qualche problema. Lo dice nel corso di una audizione in Commissione Affari costituzionali del Senato. Afferma il De Luca: “Se scriviamo che devono essere eletti nel mio territorio nove senatori in maniera libera e un sindaco senza specificare quale io non so dove andiamo a parare, non abbiamo né la rappresentanza dei territori, né delle istituzioni ma forse di altre forze non raccomandabili, magari qualche pezzo di camorra democratica. Io sono estremamente preoccupato e devo dire che quello che è avvenuto per l’elezione dei presidenti delle province è stato un esempio di trasformismo e mercato politico”.

Il presidente della Campania: l’elezione libera dei senatori a rischio di “camorra democratica”

Poi prosegue e rafforza il concetto: “ L’elezione libera dei senatori – spiega a chi non avesse capito – significa un incentivo fortissimo a processi di trasformismo politico, o di mercato politico o anche peggio”. Questa dichiarazione che noi riteniamo gravissima è passata come acqua fresca, una cosa come un’altra. De Luca dice che in questo Paese, in alcune zone in particolare, non si può votare e parla di “camorra democratica”. Il Pd, primo partito, alle elezioni europee il 40%, poi nei sondaggi per quel che valgono, poco sopra il 30, ha qualcosa da dire?  Ha qualche responsabilità o fa orecchie da mercante?

Lo scontro fra maggioranza e minoranza del Pd riguarda il futuro della nostra democrazia

Lo scontro fra la maggioranza e la minoranza nel Pd nel merito della elettività dei senatori ha dimensioni e valenze che riguardano lo stato della nostra democrazia in presenza di una crisi, un disfacimento, della politica e dei partiti che non ci sono più, il Pd in primo luogo, dove  cicaleggiano piccoli uomini dai pensieri corti, per non parlare di ignoranza e piccole donne dalla faccia di plastica che in tv ruotano gli occhioni e fanno mossette. La posta in palio dello scontro sulla riforma costituzionale trova il suo motivo più evidente nella elettività o meno dei senatori, ma in realtà riguarda la democrazia, con l’Italicum e altre leggi, Jobs act in primo luogo, che hanno sconvolto il mondo del lavoro colpendo duramente i diritti dei lavoratori, il ruolo dei sindacati, per Renzi i nemici da abbattere, parti fondamentali del nostro assetto repubblicano. Si tratta, intanto, di cambiare ben 44 articoli della nostra Carta Costituzionale, il che non è poco.

Un mercato dei voti, pronti ad un “aiutino” al governo gruppuscoli di ausiliari, verdiniani in testa

Non solo, non è un caso che attorno alla vicenda Senato si sia messo in moto un processo di vera e propria disgregazione democratica, in cui non si distinguono più maggioranze e opposizioni. È vero che per cambiare la Costituzione  occorre avere il contributo della maggioranza ma ricercare un rapporto con le opposizioni, a viso aperto, dovrebbe essere una norma, visto anche che poi si dovranno pronunciare con referendum i cittadini. Ma quello che sta avvenendo è un vero e proprio mercato, al limite un cambio di maggioranza di governo sostituito da patti fra Pd, gruppi parlamentari che si vanno formando sulla base certo non di idee politiche, ma di contrattazione su posti nelle liste per future elezioni, prebende di vario tipo. I “verdiniani” sono, da questo punto di vista, esemplari di quello che la politica non dovrebbe essere.

La crisi degli “alfaniani”, porte aperte dai renziadi anche ad un allargamento della maggioranza

Quel che resta degli “alfaniani”, Ncd e uomini di Casini, non si peritano, ovviamente in chiaro non appare niente, a far sapere che il loro voto favorevole al testo del governo è collegato al voto negativo sulle richieste delle Procure della Repubblica che riguardano loro parlamentari, sottosegretari. Dice Luca Lotti, l’uomo che cura gli affari del presidente del Consiglio: “Siamo convinti che questa del nuovo Senato sia una riforma che dobbiamo portare a termine. Se ci sarà bisogno di rivolgerci ad altre forze politiche, lo faremo”. E mostra sicurezza: “Andremo presto in Aula, approveremo la riforma e i numeri ci saranno”. Ma gli viene fatto rilevare che nell’Ncd c’è una fronda interna che potrebbe non votare. Si parla di una decina  di senatori. Ma il prode Lotti, così anche la Boschi, non ha dubbi: “Non vedo problemi, la riforma l’hanno già votata”. In realtà, le truppe ausiliarie sarebbero già pronte, potrebbero entrare nel governo, con un cambio di maggioranza che porrebbe qualche problema al silente Mattarella.Tutto avviene in incontri segreti, o ritenuti tali, ma dei quali vengono informati giornalisti addestrati alle veline.

Gli interessi di Berlusconi e delle sue aziende, Mediaset in testa

Altrimenti non si capirebbe la sicurezza di Alfano, il quale non ci pensa due volte a dire ai senatori dissidenti che se ne possono andare. Così come, per altre strade fa Confalonieri, che ben conosce l’interesse di Mediaset a mantenere questa maggioranza, che sta dando colpi formidabili alla Rai, e non manca di dare consigli a un Berlusconi che non sa più cosa dire mentre incombono su di lui nuove grane giudiziarie. Avere una qualche entratura nel governo, magari partecipando direttamente. Insomma un governo di unità nazionale, si fa per dire, e un  Pd, partito della nazione dentro il quale potrebbero confluire esponenti dell’Ncd a partire da Fabrizio Cicchitto, ex tessera della P2. Confessata.

Il presidente Grasso respinge le pressioni del governo: “Sugli emendamenti deciderò quando sarà il momento”

In questo quadro diventa sempre più forte la pressione sul presidente del Senato a proposito della ammissibilità degli emendamenti all’articolo 2 della riforma, quello che elimina la elettività per i nuovi senatori da parte dei cittadini. Fra i renziadi c’è chi preme per un eventuale voto di fiducia. Una enormità su una legge costituzionale. Boschi nega che vi sia questa intenzione, ma pone il problema che Grasso dica subito qual è la sua decisione. Risponde Pietro Grasso: “Mi fa piacere che qualcuno convenga con me che la decisione la devo prendere io  ed io dirigo l’Aula. Quando sarà il momento deciderò io”. E risulta che la pressione esercitata da Renzi e dal governo, lo abbia irritato, e molto. Gira voce che il presidente del Senato sarebbe propenso ad ammettere l’ammissibilità di emendamenti all’articolo 2.

La minoranza del Pd: senza elettività del Senato non votiamo una legge pasticcio

Così, la minoranza Pd mantiene le posizioni e gli emendamenti presentati all’articolo incriminato, quel “due” che toglie ai cittadini la possibilità di esprimersi. È stato Bersani che alla festa dell’Unità di Firenze ha ribadito che o il senato è “elettivo o non voto”. Così Vannino Chiti, che parla ancora di “pasticciaccio” riferito alla proposta avanzata da esponenti della maggioranza Pd e dai “dialoganti” che  si sono distaccati dai presentatori degli emendamenti, relativa al cosiddetto “listino” che non tocca l’articolo 2 e quindi non prevede il voto diretto dei cittadini. Proposta condivisa anche dall’Ncd, perlomeno dagli alfaniani e dalle truppe ausiliarie. La minoranza Pd in particolare respinge la linea degli incontri segreti, delle trattative sottobanco, degli accordi fra capicorrente.

Bersani,  tanti applausi alla Festa dell’Unità di Firenze: “Non credo agli incontri a Teano”

Dice Bersani, accolto da grandi applausi alla Festa di Firenze, che “non credo agli incontri a  Teano”. Richiama il famoso incontro fra Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Ci sarebbe da vedere chi è Garibaldi e  chi è il re. Sempre Bersani dice che  “non sento Renzi dalla elezione di Mattarella”. Anche da Vannino Chiti, il quale conferma che “quel pasticcio non lo voto”, viene una richiesta di trasparenza. È il caso che i cittadini sappiano di cosa si discute, quali sono le posizioni. Ma con questo Pd il richiamo alla trasparenza, ci sembra, è tempo perduto.

Share

Leave a Reply